I meme: dalla genetica ad Internet il passo è breve

La nuova frontiera del consenso sociale si affida anche alle immagini virali

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Oggigiorno il consenso sociale passa attraverso diverse forme, non più legato esclusivamente all’attività culturale dei mass-media dominanti, ma soprattutto all’uso generalizzato del web, questo grande strumento digitale con cui ciascuno di noi abitualmente ha a che fare. Le informazioni che vi circolano sono le più disparate, interessando, tra l’altro, sia settori della vita pubblica – quali la politica, lo spettacolo, lo sport, la cronaca – sia frammenti di vita privata da condividere con altri utenti in una rete, per lo più delle volte virtuale, di relazioni interpersonali. In questo caso lo stesso linguaggio si è uniformato al cambiamento di rotta che la comunicazione ha dovuto necessariamente assumere per essere immediata, espressiva, non prolissa ed incisiva. E i meme ne sono un esempio, utili per veicolare un’idea, un’azione, un pensiero in piena libertà – e perché no! – anche in modo divertente, capaci di generare una vasta partecipazione, cioè un consenso.

Il termine “meme” lo si deve al biologo Richard Dawkins con cui nel 1976 egli indicò “un’unità base dell’evoluzione culturale umana analoga al gene” in grado di replicarsi e propagarsi nel cervello per imitazione da un soggetto ad un altro, come una moda, uno stereotipo, un’immagine. In internet il meme invece rappresenta un particolare contenuto in formato video, foto, disegno, fumetto che per la sua singolarità suscita un’emozione tale da diventare esso stesso virale diffondendosi a dismisura nella rete. Una sorta di street art delle reti sociali, la definizione è di An Xiao Mina, una giornalista e ricercatrice presso l’università di Harvard la quale sul tema ha scritto recentemente un libro dal titolo “Memes to Movements”, un fenomeno culturale, dunque, da non banalizzare e tantomeno da ridicolizzare, che per sua natura ha la forza di incidere sul mondo reale, sulle coscienze a cui il messaggio arriva e da lì propagarsi ovunque, e non ci sono confini che possono ostacolarlo, tant’è la rapidità di propagazione. Non per niente la satira o i movimenti civili hanno nel meme un buon alleato. Il gioco però, a questo punto, si fa serio.

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