L’indagine dell’AESVI sull’industria italiana dei videogiochi

Il censimento fotografa un'Italia fatta di micro-aziende

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Tra le notizie che circolano in questi ultimi giorni riguardo il mondo videoludico ce n’è una in particolare che merita la dovuta attenzione perché ci tocca da vicino come italiani e ci permette di avere un quadro preciso circa la situazione dell’industria nazionale in questo settore dell’intrattenimento. Infatti in occasione del Games Industry Day 2019, l’AESVI ha presentato il 23 gennaio presso la Casa del Cinema di Roma, a Villa Borghese, il quarto Censimento dei Game Developer italiani, (i precedenti risalgono al 2011, al 2014 e al 2016), un evento che ha visto il patrocinio del Ministero per i Beni e le Attività Culturali, una cosa non da poco se pensiamo come a volte il videogioco nella sua complessa problematica sia stato oggetto o di scarsa considerazione o di ingiustificata critica da parte delle istituzioni. L’indagine è stata condotta da un gruppo di lavoro del Centro di Ricerca interuniversitario in Economia del Territorio dell’Università Milano-Bicocca (CRIET) attraverso un questionario a cui hanno risposto 127 soggetti con lo scopo di determinare lo “stato dell’arte” del comparto industriale dei videogiochi.

Senza entrare troppo nei dettagli – chi volesse saperne di più può consultare a riguardo il sito dell’AESVI – si può dire che nel nostro paese le imprese interessate sono di dimensioni molto contenute con un numero di addetti da 1 a 10 (82%) e solo il 7% impiega più di 20 persone mentre l’età media degli sviluppatori si attesta attorno ai 33 – 36 anni. La distribuzione degli studi sul territorio nazionale vede la Lombardia con ben 41 centri di sviluppo, con una concentrazione nella sola Milano del 43%, a seguire il Lazio con 18 sedi, l’Emilia Romagna con 13, la Campania con 10, la Toscana con 9, il Piemonte con 8 e la Sicilia con 7. Manca tutta la parte nord-orientale della penisola, Calabria compresa. Infine per quanto riguarda il fatturato conseguito, si passa da poco più di 2 milioni di euro di 5 aziende sul totale complessivo del campione ad una somma poco inferiore ai 100 mila euro nella maggioranza dei casi (66%). Una fotografia con luci ed ombre che dimostra quanto ancora ci si debba impegnare per ottenere risultati decisamente migliori.

A completamento dell’incontro, Thalita Malagò (direttore generale dell’AESVI) e Mauro Fanelli (rappresentante degli sviluppatori di AESVI) hanno in messo poi in evidenza i punti deboli che persistono nell’industria italiana di videogiochi e che potrebbero nuocere per una sua vera crescita; si tratta criticità riconducibili in buona parte ad una inadeguata preparazione nel campo del marketing e del management di impresa, senza dimenticare le difficoltà che si registrano a causa del costo del lavoro non certo favorevole, alla burocrazia ed alla fiscalità.

Occorre quindi trovare una rinnovata sinergia tra tutti gli attori pubblici e privati con l’introduzione anche di nuove figure professionali, solo così si potrà assistere ad un cambiamento di rotta significativo in grado di garantire all’industria italiana dei videogiochi un deciso salto di qualità sia a livello nazionale che internazionale.

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