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16 Stati mettono al bando le loot box

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Sta assumendo sempre di più i connotati di una crociata vera e propria che a livello internazionale si sta svolgendo per contrastare il fenomeno delle lootbox, meglio conosciute anche comecasse premio, presenti in alcuni giochi, grazie alle quali è possibile avanzare di livello senza alcun sforzo, basta pagare.

Infatti già da tempo si è avviata un’accesa discussione se questo meccanismo sia equiparabile ad una qualche forma di gioco d’azzardo, tanto è vero che Belgio e Olanda lo hanno dichiarato illegale a tutti gli effetti e che recentemente è stata firmata una dichiarazione d’intenti ad hoc, su sollecitazione della Commissione specifica referente dello Stato di Washington (USA) e discussa a Settembre nell’annuale incontro della Gambling Regulators European Forum, da altri quindici Paesi dell’area europea, dall’Irlanda, Norvegia, Polonia, Austria, Francia, Gibilterra, fino a Malta, per citarne alcuni.

Con l’atto, inspiegabilmente mancherebbe, a quanto pare, la rappresentanza italiana in questo organismo, non solo viene tracciato il limite tra “il gaming e il gioco d’azzardo”, ma anche si intende, innanzitutto, far partecipi del problema sia il pubblico che le case produttrici di videogiochi, per sensibilizzare tutti i soggetti coinvolti a non sottovalutarne la portata.

Mentre alcune software house (Blizzard Entertainment e Valve) hanno già risposto positivamente, togliendo dai loro giochi le loot box, altre come Electronic Arts stentano a farlo.

La questione purtroppo investe anche utenti che molto spesso entrano in un circolo vizioso a cui non sanno dire di no, spendendo inventi somme senza rendersene conto.

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