The Game Awards 2018: ecco cosa il pubblico ha scelto

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Dicembre rappresenta l’appuntamento fisso per gli attesissimi The Game Awards, una serata dedicata all’assegnazione dei premi ai videogiochi più votati secondo specifiche categorie, un po’ come avviene per gli Oscar. Il 2018 è stato sicuramente un anno ricco di grandi sorprese che hanno regalato tante emozioni accompagnate talvolta però da inaspettate delusioni. Comunque nel complesso si può dire che ci si può ritenere ampiamente soddisfatti.

La cerimonia, tenutasi al Microsoft Theater di Los Angeles e trasmessa in Cina, Taiwan, Sud Est Asiatico, Giappone, Corea, Russia, Brasile, Argentina ed infine in Germania, ha registrato un gran numero di utenti connessi per seguire in diretta streaming l’evento nonostante i diversi fusi orari. L’apertura ha visto sul palco, per la prima volta tutti insieme Shawn Layden, Phil Spencer e Reggie Fils-Aime che hanno messo in evidenza che, pur appartenendo a società tra loro in costante competizione, non ha alcun senso parlare di console war sebbene in alcuni casi la realtà sembra proprio essere questa.

L’assegnazione dei riconoscimenti è stata anche l’occasione per mostrare in anteprima alcuni dei nuovi titoli che potremo gustare nel prossimo futuro: per esempio Anthem, Rage 2, The Outer Worlds (il nuovo progetto di Obsidian Entertainment), Far Cry New Dawn ambientato con molta probabilità dopo gli avvenimenti del quinto capitolo, Hades sviluppato da Supergiant Games e Mortal Kombat 11 annunciato dallo stesso Ed Boon.

Per quanto riguarda la premiazione vera e propria – citerò solamente i più significativi – meritano di essere menzionati God of War (gioco dell’anno, miglior action/adventure), Red Dead Redemption II (miglior narrativa, miglior colonna sonora, miglior audio design), Fortnite (miglior multiplayer), Overwatch (miglior eSport dell’anno) e per finire Celeste (miglior gioco indipendente). Una menzione speciale è andata rispettivamente a Roger Clark (vincitore del premio come miglior performance nell’aver doppiato Arthur Morgan) e Greg Thomas (vincitore dell’ambito Industry Icon Award).

Le uniche note dolenti concernono l’organizzazione che avrebbe potuto evitare sicuramente quei momenti a mio giudizio imbarazzanti in quanto poco a che fare con l’autentica realtà del mondo videoludico, quali le pessime esibizioni musicali live, la visibilità data a diversi content creator ed attori nella veste di premiatori, quando invece lo show avrebbe dovuto concentrarsi solo sull’industria e sulle personalità che vi appartengono. Tra l’altro, molto discutibile è stato, inoltre, il discorso di ringraziamento da parte di SonicFox, eletto come miglior giocatore di eSport che, invece di parlare della sua carriera, ha ritenuto più “utile” rimarcare la sua appartenenza razziale e il suo orientamento sessuale, il tutto condito da considerazioni politiche. Il pubblico, come c’era da aspettarsi, ha applaudito, ma solo per una questione di politically correct.

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