Matthew McConaughey e Woody Harrelson hanno deciso di interpretare se stessi in una serie tv che parte proprio dal rumor secondo cui potrebbero essere fratelli. Amici e colleghi da più di trent’anni, i due si rincontrano sul piccolo schermo di Brothers, dove la distanza tra realtà e finzione è quasi impossibile da ignorare.
La trovata di prendere parte a una serie tv su se stessi sarebbe potuta essere o un disastro in partenza oppure una trovata geniale, e possiamo dire che Brothers ricade nella seconda ipotesi. Matthew McConaughey e Woody Harrelson interpretano versioni fictionalizzate di loro stessi, gira la voce di possibile parentela e non mancano una quantità praticamente illimitata di occasioni per fare battute sulla loro carriera e sulla cultura pop.
La serie, disponibile su Apple TV dal 23 settembre, conosce il bagaglio culturale di noi spettatori e fan del duo McConaughey-Harrelson. Dai tempi d’oro di True Detective, e ancora prima EDtv, conosciamo le loro rispettive filmografie e negli anni abbiamo conosciuto anche il rumor riguardo le loro famiglie. Tutto questo fa parte di Brothers, una celebrazione comica e coinvolgente delle loro carriere e della loro decennale amicizia.
Il punto di partenza sono McConaughey e Harrelson, ma la serie va oltre
McConaughey arriva sullo schermo di Brothers con tutto ciò che è associato alla sua figura: il Texas, il cowboy bello e raffinato, quella particolare filosofia di vita che lo vuole ora in corsa come governatore del suo Paese; Harrelson viene invece presentato attraverso la sua vena più imprevedibile e anticonvenzionale che lo hanno reso iconico agli occhi del pubblico negli anni, e ora alle prese con una famiglia di sole donne. Brothers prende questi tratti riconoscibili del duo di amici-attori e li porta all'estremo, rendendoli dei perfetti protagonisti di una serie tv degna di nota.

Il risultato del creatore Lee Eisenberg, lo stesso di The Office, è una sorta di caricatura moderata, nella quale i due attori sono abbastanza simili a se stessi da risultare immediatamente riconoscibili, ma abbastanza deformati da poter sostenere una storia autonoma. È proprio questa distanza a generare buona parte della comicità: Brothers gioca con le aspettative che abbiamo su McConaughey e Harrelson e le trasforma in una nuova situazione narrativa senza spiegare continuamente chi siano, tanto che il loro essere attori famosi è una semplice caratteristica dei loro personaggi, ma non quella più distintiva.
Da EDtv a True Detective: la loro filmografia entra nella storia
Il passato cinematografico dei due attori diventa materiale per la sceneggiatura. Brothers può infatti permettersi di giocare con alcuni ruoli che fanno ormai parte della memoria dello spettatore, creando un dialogo diretto tra ciò che McConaughey e Harrelson sono stati sullo schermo e ciò che diventano qui.
Il riferimento più ricorrente è True Detective. La prima stagione della serie HBO ha legato i due attori a Rust Cohle e Marty Hart, una coppia rimasta nell'immaginario televisivo. Brothers prende quel ricordo di puro cinema e lo rovescia: gli stessi interpreti, che allora erano immersi in un racconto cupo e tormentato, vengono ora utilizzati per costruire una dinamica comica fatta di incomprensioni comiche, provocazioni e situazioni paradossali.
Ancora più curioso è il collegamento con EDtv, il film di Ron Howard del 1999 nel quale McConaughey e Harrelson interpretavano già due fratelli. Ritrovarli più di venticinque anni dopo al centro di una storia che ruota nuovamente attorno alla possibilità di una parentela aggiunge alla premessa una dimensione metacinematografica quasi inevitabile. Per chi conosce il film, la coincidenza rende l'idea di Brothers ancora più divertente.

Brothers: una comedy che sa quando essere assurda
La serie tv Brothers funziona quando si accetta la sua non totale, ma comunque tale, assurdità. Stiamo guardando due attori interpretare versioni esagerate di se stessi, alle prese con l’ipotesi sulla loro possibile parentela, e la serie tv non ha alcuna intenzione di comportarsi come se tutto questo fosse perfettamente normale. Quando asseconda questa stranezza, trova il proprio tono migliore.
Non soltanto nella narrazione della relazione fraterna tra Matthew e Woody, ma anche e soprattutto nelle dinamiche familiari, tenendo in quel caso una struttura tipica della comedy familiare. La famiglia, d'altronde è uno dei temi chiave per i due personaggi: i figli sono abituati a passare le vacanze insieme, la famiglia di Woody vive tranquillamente nel camper nel ranch dei McConaughey, vivono già come una grande famiglia pur mantenendo i cognomi diversi e quindi alcune attitudini e tradizioni più personali. Ma pur mantenendo le differenze, e senza ancora l’ipotesi di una effettiva fratellanza, Brothers mette in scena una struttura narrativa più convenzionale e che strizza l’occhio più ai fan del genere, che agli appassionati del duo di Hollywood.
Sotto le battute resta una storia sulla famiglia
Tolte tutte le citazioni, alla cultura pop e ai loro precedenti lavori, in duo e sincrono - Matthew ancora si batte il petto come in The Wolf of Wall Street per darsi la carica - Brothers racconta una cosa molto semplice: quanto sia complicato definire una famiglia.
La possibilità che i protagonisti possano essere legati biologicamente diventa l'occasione per mettere in discussione un'idea di parentela che spesso diamo per scontata. La serie gioca con il concetto di fratellanza, ma allo stesso tempo racconta quanto un legame possa essere costruito negli anni attraverso abitudini, ricordi, litigi e affetto. Senza trasformare questi temi in grandi discorsi, ma mostrando come queste emergano gradualmente, con un’accezione comica e coinvolgente.


