Clayface, il terzo tassello del nuovo universo cinematografico DC guidato da James Gunn, è approdato nelle sale italiane il 22 ottobre. Si tratta di un'opera che abbraccia apertamente e senza riserve le sfumature del genere horror, e in particolare del body horror, così come era stato promesso al pubblico fin dal suo annuncio.
Clayface nasce da un soggetto originale di Mike Flanagan ed è stato sceneggiato dallo stesso Flanagan e da Hossein Amini, anche se recentemente Flanagan ha dichiarato che il suo progetto è stato rimaneggiato e ora è totalmente nelle mani del pubblico, senza rivendicarne la paternità.
La pellicola, diretta da James Watkins, si addentra negli anfratti più oscuri di Gotham City per dare vita al celebre mutaforma, noto villain di Batman nei fumetti. La produzione ha fuso l'essenza di due iconiche incarnazioni dei fumetti: la figura di Basil Karlo, il primo storico Clayface, e la caratterizzazione di Matt Hagen, da cui il protagonista prende il nome.
Nel cast dell'horror targato DC Universe troviamo Tom Rhys Harries nei panni del protagonista, affiancato da Naomi Ackie, Max Minghella, Eddie Marsan, David Dencik, Nancy Carroll e Joshua James.
La trama di Clayface: la caduta di una stella e la nascita di un "mostro"
La vicenda si concentra su Matt Hagen (Tom Rhys Harries), un attore di enorme successo originario di Gotham City, persino candidato al premio Oscar come miglior attore protagonista, celebre tanto per il suo talento quanto per l'inconfondibile fascino. Durante una festa a Gotham, Hagen rimane coinvolto in un fatale intreccio con la moglie di un potente boss locale. La vendetta del criminale è spietata e, assieme ai suoi scagnozzi, lo sfigura irreparabilmente, strappandogli ciò che aveva di più caro: il suo volto, pietra angolare della sua carriera e identità.

Come se non bastasse, l'attore finisce travolto da una causa per abusi mossa dalla donna stessa, perdendo in un colpo solo il lavoro, la credibilità e l'affetto del pubblico. Tradito e mandato in rovina da un avvocato corrotto, Hagen cade in una spirale di profonda disperazione, finché non ripone la sua ultima speranza nella dottoressa Catlin Bates (Naomi Ackie). La scienziata sta conducendo ricerche sperimentali e prive di fondi sul rinnovamento cellulare e sulla rigenerazione dei tessuti connettivi tramite composti plastico-organici molecolari.
Sebbene la cura riesca inizialmente a restituirgli i tratti somatici, il trattamento porta con sé effetti collaterali mostruosi e devastanti. Trasformato in una creatura mutaforma priva di stabilità biologica, Hagen intraprende una sanguinosa vendetta contro tutti coloro che lo hanno distrutto e tradito, lasciando emergere pian piano una malvagità che lo corroderà sempre di più.
La graduale trasformazione di Matt è resa visivamente in Clayface in modo più che efficace, coinvolgendo lo spettatore in ogni passaggio, anche se alcuni momenti dotati di una componente emotiva, in grado di far trapelare più aspetti del personaggio, sono stati purtroppo solo accennati. Siamo di fronte a una origin story promettente, che si configura come un film d'intrattenimento capace di riuscire perfettamente nel suo intento, ma che pecca di forza strutturale a causa di una scrittura forse un po' troppo frettolosa, nonostante il ritmo sia adeguato e la durata tutt'altro che eccessiva per un cinecomic.
La piaga della carne: quando il body horror racconta un villain
Sul piano visivo, Clayface mantiene pienamente le promesse della campagna promozionale, presentandosi come un horror con diverse scene forti, esplicite e sequenze splatter ben dosate, che attingono alla tradizione del body horror. La storia di Clayface si presta perfettamente a questo sottogenere, che negli ultimi tempi è tornato prepotentemente alla ribalta nel cinema contemporaneo per la sua straordinaria capacità di canalizzare le ansie collettive, la fragilità dell'identità e la paura della perdita del controllo sul proprio corpo attraverso la deformazione brutale della carne.

La trasformazione di Hagen è un'esperienza epidermica, fatta di tessuti che si disgregano, materia organica instabile e volti che si sciolgono, portando sullo schermo una tensione tangibile e disturbante per gli stomaci più deboli. In questo contesto, Tom Rhys Harries si rivela perfetto per il ruolo: possiede il volto giusto per essere una star, ma anche la mimica e la presenza scenica inquietante necessarie a conferire al suo Matt Hagen una deriva oscura credibile, nella quale la mostruosità fisica diventa lo specchio perfetto della sua degradazione morale.
La regia di Watkins tra citazionismo e ritmo altalenante
Il regista James Watkins, già noto per la gestione della tensione in titoli come Eden Lake (2008), The Woman in Black (2012) e il remake di Speak No Evil, dimostra decisamente dimestichezza con i codici del genere horror.
Nonostante la regia non tocchi vette autoriali, Watkins regala momenti d'atmosfera ispirati e una confezione visiva cupa che richiama la Gotham di The Batman (2022), alcuni B-movie sci-fi/horror d'epoca e anche cult della metamorfosi corporea contemporanea come La mosca (1986) di David Cronenberg.
Se da un lato il ritmo risente di qualche squilibrio strutturale, con una prima parte molto rapida e uno svolgimento centrale in cui la storia tende a perdersi o a rallentare prima dell'esplosione finale, Clayface si conferma comunque un tassello coraggioso e godibile per il DCU, capace di reggersi sulle proprie gambe anche se non è incentrato su un personaggio particolarmente popolare né accompagnato da uno di essi.

