Se domani non torno, Recensione del film sulla tragedia di Giulia Cecchettin

La storia di Giulia Cecchettin arriva sul grande schermo con Se domani non torno per scuotere le coscienze e continuare a fare rumore.

9/10

Poster di Se domani non torno

Se domani non torno

Anno d'uscita: 2026
9/10
Data di uscita5 novembre 2026
Durata106 min
RegiaPaola Randi
Cast Principale
  • Sabrina MartinaGiulia Cecchettin
  • Filippo TimiGino Cecchettin
  • Tecla BossiElena Cecchettin
  • Tommaso AllioneDavide Cecchettin
GenereDramma

La storia di Giulia Cecchettin arriva sul grande schermo per continuare a fare rumore.

Se domani non torno è il ritratto della società e della sua presa di coscienza. L'impegno sociale scaturito dalla tragedia della morte di Giulia è ciò su cui si basa gran parte della pellicola, che prende ispirazione dal libro Cara Giulia. Quello che ho imparato da mia figlia, scritto da Gino Cecchettin e Marco Franzoso nel 2024.

Una scena dal film Se domani non torno.

Fare critica su un film di questo genere, è questione molto delicata. Il rischio di cadere nella banalità e nella retorica rende l’operazione un vero campo minato.

Dopo una visione di questo tipo, il peso che rimane addosso è indicibile. In qualche modo si realizza che il dolore non si è affievolito nel tempo, nonostante quella raccontata sia una storia che conosciamo perfettamente e una storia di - già - 3 anni fa. Una storia che riguarda tutti noi da vicino.

Perché è importante Se domani non torno

Il motivo dell’esistenza di questo film risiede nella sua "utilità". Dobbiamo continuare a parlare di Giulia, di violenza sulle donne, di patriarcato. È un'occasione per riflettere, ma soprattutto per continuare a fare rumore, per tenere presente bene a mente che un problema c’è, ed è un problema sociale.

È l’opportunità per prendere coscienza del fatto che l’origine e le dimensioni di tale problema sono assai radicate in un atteggiamento collettivo che ci definisce come società ormai da svariati decenni e che sta, molto lentamente (grazie a battaglie continue), cambiando.

Il film è a dir poco necessario. E lo è a prescindere da tutte quelle che possono essere le imperfezioni tecniche, cinematograficamente parlando. È un “attacco” alla nostra coscienza, un’opportunità di analisi introspettiva.

Piuttosto che concentrarsi sulla figura di Giulia, sul dolore personale, Se domani non torno racconta l’impatto sociale che la tragedia ha avuto, e continua ad avere, sulla nostra collettività.

Sabrina Martina e Tecla Bossi in una scena del film, Se domani non torno.

Se domani non torno è un film educativo, che deve essere visto da tutti (in particolare dagli uomini). Con riflessioni e dialoghi quasi didattici, sembra infatti rivolgersi principalmente a loro.

È una rappresentazione chiara della tragedia, che resta lucida e tiene a mente il senso della sua realizzazione: l’informazione, la conoscenza, più in generale la cultura è l’unica salvezza possibile. L’ignoranza, la nostra condanna.  

È un film, quello diretto da Paola Randi, fatto di parole, di pensieri concreti. È un film che evidenzia l'importanza del linguaggio, che qui assume funzione di strumento di denuncia sociale e ci offre uno specchio. C’è un'attenzione minuziosa alle parole impossibile da ignorare, ed è per questo che si rivela fondamentalmente utile.

È un film che, per l'ennesima volta, pone i riflettori su una piaga sociale: la violenza contro le donne esiste ed è quotidiana.

C'è il coraggio, c'è la forza di una famiglia che si alza in piedi e comincia a combattere sin da subito, con tutti gli strumenti possibili. Una storia di solidarietà. C’è tutto quello che dovrebbe esserci quando si decide di affrontare e toccare una storia di questa portata.

La cultura dietro la violenza e la rappresentazione della tragedia

La scelta stilistica, fondamentale all’interno della narrazione, di non menzionare, di oscurare quanto più possibile l'antagonista di questa vicenda, ovvero l'assassino di Giulia, è una scelta consapevole, che anche noi continuiamo a rispettare. C'è il decentramento della responsabilità tradizionalmente attribuita alle donne. Rimuovere l’importanza del femminicida in quanto tale, delle sue azioni, del movente è necessario ai fini del film stesso.

Sappiamo benissimo chi è il colpevole, non serve ribadirlo, non è questo il punto.  

Il patriarcato non è lui, non è racchiuso in unico individuo. Dietro alla "strategia" di offuscare il carnefice c’è al contempo la volontà di combattere - come dichiarato più volte dalla sorella di Giulia, Elena Cecchettin - il processo di deumanizzazione che si opera nei confronti del femminicida. Chi ha ucciso Giulia è "un figlio sano del patriarcato", non un’eccezione.

I fatti li conosciamo, la cronaca li ha raccontati e affrontati già nel dettaglio. Il focus qui non è l’azione, ma le sue conseguenze, ciò che il femminicidio crea a livello sociale e il cambiamento che richiede con urgenza. "Il femminicidio è un delitto di potere" dice Elena, e lo Stato ne è complice.

Lo stesso Gino, padre e uomo, non comprende - almeno inizialmente - il nesso che lega la morte di sua figlia Giulia alla piaga del patriarcato. A sottolineare, anche in buona fede, quanto l’ignoranza possa far danno e costruire narrative sbagliate.

Gino vuole imparare, vuole trasformare il dolore in una battaglia collettiva che scuota la realtà dal profondo e cambi il punto di vista di una società abituata male. Lo fa informandosi, divulgando, condividendo.

Il "lavoro" intrapreso da lui e da sua figlia Elena è un tentativo di risveglio della coscienza sociale su un tema sottovalutato e, troppo spesso, giudicato con superficialità e ignoranza.  

Sabrina Martina interpreta Giulia Cecchettin in Se domani non torno.

In questo emerge anche il paradosso dei media, sin da subito interessati e coinvolti nella vicenda. L'informazione che si fa strumento e oppressione, che mostra come sia labile il confine tra aiuto e giudizio. L'invadenza del mondo esterno sta nelle responsabilità, nelle colpe che si tenta di addossare ai familiari, agli amici delle vittime. Sensi di colpa su cui si interroga Gino e da cui immediatamente cercano di salvarlo i suoi figli, Elena e Davide.

Qui torna l’importanza delle parole. Bisogna prestare estrema attenzione a raccontare tragedie come questa, per evitare di scadere nella presunzione e nel giudizio gratuito.

Un confronto tra Gino e sua madre diventa la chiave di lettura immediata ed efficace per capire il fulcro e il vero problema della nostra quotidianità. Nel tentativo della donna di spiegare in maniera semplice al figlio l’essenza del patriarcato, la spiegazione passa attraverso la sua storia personale - di come sia stato scelto il nome del figlio, di come la figura del padre si sia imposta nella loro famiglia - e attraverso la città di Padova: nella piazza più grande della città, Prato della Valle, sono infatti presenti, fa notare la donna, ben 78 statue, e nessuna raffigura una donna.

Esemplificativo, direi, dell’approccio diffidente e ignorante che da sempre la nostra società riserva alle donne. Anche alle più illustri e meritevoli, le cui scoperte, talenti, contributi vengono tuttavia costantemente trascurati (oltre che giudicati).

La regia e il cast

Il film è diretto da Paola Randi, che firma la sceneggiatura a quattro mani con Lisa Nur Sultan. La regia è molto attenta ai volti, all’emotività dei personaggi. È una regia che registra il rumore e i silenzi di questa tragedia, che dà importanza alle cose giuste. Tutto risulta molto realistico, affatto romanzato.

Tecla Bossi in una scena del film, Se domani non torno.

Seguiamo la famiglia muoversi nella foschia di un dolore inconcepibile e arrabbiato, nel caos che la tragedia ha smosso intorno e nell’assenza del calore di una figlia e sorella. Un velo grigio caratterizza gli ambienti, specchio di un’esistenza che improvvisamente ha perso colore, ha perso Giulia, che viene infatti interpretata da Sabrina Martina come una fonte di luce e colori costante. Una laurea, dei sogni, una vita davanti.

Il cast è centratissimo, nell’interpretazione e nell’estetica. Tutti rendono eccezionalmente l’entità della tragedia e di ciò che la perdita di Giulia ha comportato. Filippo Timi è Gino Cecchettin, Sabrina Martina è Giulia, Tecla Bossi è Elena, Tommaso Allione è Davide.

"[…] Se domani sono io, se domani non torno, mamma, distruggi tutto. Se domani tocca a me, voglio essere l'ultima."
Cristina Torre Cáceres

Non aggiungiamo altro.

Presentato in anteprima alla 21° edizione della Festa del Cinema di Roma e distribuito da Notorious Pictures, Se domani non torno è al cinema. Andate a vederlo e fate tanto, tanto rumore.

Scheda

Cast Completo
Sabrina MartinaGiulia Cecchettin
Filippo TimiGino Cecchettin
Tecla BossiElena Cecchettin
Tommaso AllioneDavide Cecchettin
Massimo Scola
Carmen Lorenzo
Marianna Caporali
Filippo Sottoriva