Siamo solo a febbraio eppure il "Cime Tempestose" di Emerald Fennell è già il film più controverso e discusso dell'anno. A tre anni dal suo Saltburn (anche noto come "Il talento di Miss Fennell") e a sei anni da Una donna promettente, film che le è valso un Oscar alla miglior sceneggiatura originale, la regista britannica ritorna sul grande schermo confezionando un vero e proprio blockbuster per San Valentino che promette di essere un'esplosione struggente di dramma, amore ed erotismo. Promessa mantenuta?
Quel "Cime Tempestose" del titolo è scritto tra virgolette ed è necessario sottolineare questo dettaglio per tutti coloro che, andando al cinema, si aspettano un adattamento, più o meno fedele, del romanzo di Emily Brontë. Emerald Fennell, prende la Catherine e l'Heathcliff del capolavoro dell'Ottocento e li fa propri, riadatta la materia per i tempi moderni e la carica di un erotismo volutamente grottesco, in una trasposizione audace che punta all'eccesso in ogni sua forma. E no, i corpetti in latex o le pareti con le vene del volto non sono anacronistici o offensivi per la Brontë.

"Cime Tempestose" è volutamente kitsch, volutamente provocatorio, volutamente sospeso tra lussuria e decadenza. Questa è la visione personale che ci propone Emerald Fennell, questo è il prodotto di marketing confezionato per un San Valentino alternativo, in cui Margot Robbie e Jacob Elordi vi faranno compagnia.
"Cime tempestose" e l'ossessione febbrile
La storia di "Cime Tempestose" presenta varie controversie rispetto al romanzo. Emerald Fennell racconta dapprima l'infanzia di Catherine e l'incontro con il piccolo Heathcliff (interpretato dall'Owen Cooper dell'acclamata Adolescence). All'inizio sentiamo delle grida che non riusciamo a definire (gemiti di piacere o di dolore?) poi assistiamo ad un'impiccagione pubblica, alla violenza e al peccato nelle sue varie forme.

Questo è l'incipit dell'opera della Fennell che delinea i due protagonisti da piccoli per poi fare un salto temporale. Catherine (Margot Robbie) è una Barbie magnetica, quanto fastidiosa, che lascia i tacchi rosa per impacchettarsi con fiocchi multicolore, Heathcliff (Jacob Elordi), rozzo e selvaggio, trasuda dolore, che gli deriva da un passato turbolento. Entrambi, quasi plastificati ed artificiali ma ossessionati febbrilmente da un amore che è un'ossessione distruttiva. Da subito, Emerald Fennell definisce un tipo di erotismo materico ed artificiale: la brughiera sporca, l'erba bagnata dalla tempesta, le uova e gli impasti. Ogni dettaglio, ogni movimento si carica di emozioni selvagge ed esagerazioni crude.
Un'allucinazione collettiva che ci sconvolge
I fan del romanzo, i puristi del romanticismo ottocentesco vedono nel tentativo di Emerald Fennell una vera e propria profanazione. Se però usciamo dagli schemi rigidi e stantii, riusciamo a vedere in "Cime tempestose" la scomposizione provocatoria e coraggiosa di un classico che, lungi dal proporre un adattamento, punta all'estremizzazione in chiave pop con la musica di un'emblema generazionale, la nostra Charlie XCX.

Probabilmente non ci saremmo mai aspettati di vedere un film che porta il nome di "Cime Tempestose", ma che è tendente più ad un Cinquanta sfumature di grigio che alla Marie Antoinette di Sofia Coppola, un Bridgerton ad alto budget con le reminiscenze di Yorgos Lanthimos, estremamente ampolloso, con i tramonti rossi alla Via col vento arricchiti dalla colonna sonora firmata dalla brat per eccellenza. Ed è proprio per questo che "Cime tempestose" divide il suo pubblico, rompe le regole, ma comunque, bene o male, fa parlare di sé, con la sua innovazione controversa. Se non siete bloccati dal pregiudizio, lasciatevi travolgere dalla selvaggia tempesta che è "Wuthering Heights".
