Dimenticate i triangoli amorosi che avete potuto vedere nelle classiche ro-com, il 4 dicembre è arrivato nelle sale italiane Eternity, una commedia romantica firmata David Freyne prodotta da A24 e distribuita da I Wonder Pictures, ambientata nell'aldilà nella quale ogni cosa in cui i protagonisti credono può essere messa in discussione, anche l'amore.
La pellicola vede come protagonisti Elizabeth Olsen, Miles Teller e Callum Turner accompagnati nel loro "viaggio nell'aldilà" da John Early, Da'Vine Joy Randolph e a completare il cast troviamo Olga Merediz, Betty Buckley e Barry Primus.
Elizabeth Olsen e il Triangolo nell'Eternità: la messa in scena di Freyn
La trama di Eternity è incentrata in particolar modo su Joan (Elizabeth Olsen) , una donna che, subito dopo la sua morte si trova nel limbo, che è a tutti gli effetti una stazione di passaggio per le anime prima che possano scegliere in quale dei tanti “mondi” trascorrere la propria eternità. Joan però in quella stazione verrà sopraffatta dalle emozioni poiché incontra suo marito Larry (Miles Teller) defunto proprio una settimana prima di lei pronto a trascorrere l’eternità per sempre insieme. Ma Larry non è il solo ad aspettarla lì nel limbo- stazione, infatti lì, c’è anche, Luke (Callum Turner) il primo marito e grande amore di Joan defunto nel corso della guerra di Corea, che l’aspetta da sessantasette anni.

Joan dunque si ritrova davanti inevitabilmente ad un cruciale e angosciante dilemma sentimentale: deve scegliere con chi trascorrere l'eternità. La scelta è tra il suo secondo marito, Larry (Miles Teller), l'amore maturo, solido e confortevole della sua vita adulta, e il suo primo amore giovanile, Luke (Callum Turner), prematuramente scomparso e per questo mai messo alla prova dalla realtà. Il regista David Freyne, con uno stile visivo nitido e quasi etereo, gestisce con notevole abilità il tono del film, creando un Aldilà visivamente luminoso e allo stesso tempo caotico che funge da perfetto contrappunto all'estrema confusione emotiva della protagonista.

Le performance sono il vero cuore pulsante: Elizabeth Olsen
regge il peso della narrazione con una vulnerabilità palpabile, a volte le scelte di Joan sono discutibili e sembra mossa più dagli eventi che da i suoi stessi sentimenti ma la sua performance è credibile e intesa, mentre Miles Teller e Callum Turner offrono due sfumature di legame credibili e opposte, rendendo il dilemma della scelta non solo astratto, ma profondamente tangibile.
Inoltre una nota di merito va a Da'Vine Joy Randolph che con la sua divertentissima Anna è il vero motore della linea comica della pellicola che però di ironia non si risparmia mai.
Il dilemma dell'amore eterno, tra profondità sprecata e finale rassicurante
Il fascino concettuale di Eternity risiede nell'esplorazione del concetto di amore eterno e della natura della scelta. Il film osa porre la domanda universale: il desiderio di eternità va indirizzato verso l'amore idealizzato, bloccato nel ricordo perfetto del passato, o verso la solida realtà costruita attraverso il compromesso e il tempo? Se da un lato la premessa e l'originalità del contesto sono innegabilmente affascinanti, dall'altro, la sceneggiatura fatica a mantenere l'audacia e l'ironia brillante e a tratti cinica cinica che contraddistingue la prima parte fino alla fine, non riuscendo completamente a evitare alcuni cliché del genere.

Nel tentativo di dare una risposta definitiva a un quesito esistenziale così complesso, l'opera cade in alcuni momenti in una certa prevedibilità e banalità, optando per soluzioni narrative che risultano eccessivamente rassicuranti e meno incisive di quanto il potenziale narrativo prometterebbe, specialmente negli atti finali.
Nonostante questo limite, il film è indubbiamente salvato dalla sua sincerità emotiva, riuscendo a usare la metafora dell'eternità non per fare filosofia pesante, ma per parlare con leggerezza del rimpianto e della bellezza imperfetta dei legami che definiscono la nostra esistenza.
