Io capitano, Recensione: il capolavoro di Matteo Garrone

Recensione del film Io capitano di Matteo Garrone, un racconto ricco di sogni, sofferenza e crescita, che emoziona.

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Matteo Garrone porta al festival Io capitano, un film che racconta il viaggio di due ragazzi Senegalesi, dall'africa all'Italia. Questa pellicola, che racchiude un racconto ricco di sogni, sofferenza e crescita, riesce a far emozionare anche i più duri.

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9.5

Io capitano

Io capitano è un film che tutti dovremmo vedere. Matteo Garrone, grazie alle testimonianze delle persone che hanno vissuto il viaggio dall'Africa all'Europa, riesce a farci vedere, tramite gli occhi di chi parte, cosa accade realmente durante il viaggio. Un racconto di formazione che fa commuovere e riflettere. Questa pellicola parla di sogni, di dolore e ci ricorda di essere gentili con chi arriva nel nostro paese, perché spesso le loro cicatrici nascondono dolori che non possiamo immaginare.

Dove vederlo:

La trama di Io capitano

Seydou e Moussa hanno 16 anni, sono senegalesi e lavorano per riuscire a permettersi il viaggio verso l'Europa. Hanno una forte passione per la musica, e sognano di calcare i palcoscenici Europei. Seydou ha perso il padre, e vive con la madre e la sorellina. Il suo rapporto con la famiglia causa in lui dei dubbi sul viaggio tanto desiderato. Suo cugino Moussa però, riesce a fargli tenere gli occhi sull'obbiettivo. Vogliono arrivare in Europa, fare musica, diventare famosi e "firmare gli autografi ai bianchi". Il viaggio, estremamente pericoloso comincia da un autobus per passare poi per il deserto a bordo di un auto affollatissima e poi in mare.

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Il viaggio che fa arricchire tanti e morire altrettanti

La regia in questo film mostra ciò che succede realmente alle persone che decidono di intraprendere il viaggio verso il suolo europeo. Fa vedere come tantissime persone, partendo dalla mafia per passare poi per le forze dell'ordine, approfittino della disperazione delle persone che vogliono partire per guadagnare quanti più soldi possibili. Promettono auto nuove, viaggi sicuri per poi mandarli a morire, derubano i poveri viaggiatori, li imprigionano, torturano e rendono schiavi.

I telegiornali ci mostrano il viaggio in mare, in condizioni precarie, che intraprendono i migranti, ma non ci mostra mai ciò che avviene sulla terra ferma in Africa. Se il mare è un cimitero a cielo aperto, il deserto probabilmente lo è ancora di più.

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Non si scappa solo dalla guerra

Seydou e Moussa non scappano dalla guerra, lasciano la loro terra, la loro famiglia, per avere un futuro migliore. Un futuro che il Senegal non può regalargli, ma che certamente meritano. Sono degni di avere una vita migliore e di seguire i propri sogni, come un qualsiasi ragazzo italiano che decide di andare a vivere fuori. L'unica differenza è che il ragazzo italiano, una volta messi da parte i soldi necessari per partire, non rischia la vita per arrivare a destinazione.

Un racconto che commuove

Questa storia, raccontata eccelsamente da Matteo Garrone, è una fiaba cruda. Riesce a far ridere lo spettatore e allo stesso tempo a farlo piangere, tanto che spesso i suoni del film, durante la proiezione, sono stati sporcati dal singhiozzo del pubblico. È un film che non può non colpire lo spettatore. Dopo la visione il pubblico riconosce di essere estremamente fortunato. Esce dalla sala consapevole della cattiveria che regna il mondo.

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Un film che non è per tutti, ma dev'essere visto da tutti

Io capitano non è un film per tutti, presenta tante scene crude, certamente non adatte ai bambini. Nonostante questo è un film che ogni singola persona dovrebbe vedere, soprattutto nel nostro paese. Per la prima volta qualcuno ha deciso di puntare la macchina da presa su chi prende la decisione di partire. Noi occidentali siamo abituati a vedere le immagini delle persone in mare. Diamo spazio alle nostre opinioni, o, ancora peggio, a quelle dei politici. Stavolta invece, attraverso le testimonianze, riusciamo ad immedesimarci nella situazione, e capirla, per quanto possibile.

Questo film ci ricorda quanto sia importante essere gentili con le persone che arrivano nel nostro paese. Ci fa vedere che per arrivare dove siamo noi, che ci siamo semplicemente nati, hanno lottato con le unghie e con i denti. Hanno lasciato la famiglia, gli affetti, per stare da soli, solo per avere ciò che spesso noi diamo per scontato o svalutiamo.

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Oltre a insegnare tanto, è un film bellissimo esteticamente, diretto e recitato nel migliore dei modi. I due ragazzi protagonisti sono eccezionali. Seydou Sarr, alla sua prima esperienza, non ha nulla da invidiare ad attori più conosciuti e gettonati. La sua espressività e delicatezza, riesce davvero a emozionare. Riesce farci vivere il conflitto interiore tra la famiglia e il suo sogno. Grazie alla sceneggiatura e alla sua interpretazione, riusciamo a seguire perfettamente la crescita del personaggio.