Salta al contenuto

La gioia, Recensione: il ritratto ipnotico di una solitudine

Dalla sezione autonoma Giornate degli Autori di Venezia 82, approda sul grande schermo La gioia, l’opera che trae spunto da un tragico fatto.

Recensione di 

Sfondo - La gioia (2026)
Sfondo - La gioia (2026) / HT Film, Vision Distribution, Film Commission Torino Piemonte, Indigo Film, MiC, Sky

È un’immagine pittorica, come se l’artista avesse voluto immortalare due innamorati all’interno di una cornice surrealista per catturare il loro primo bacio, quello raffigurato nella locandina del film.

D’altronde, l’opera di Nicolangelo Gelormini sembra voler attingere proprio dal mondo dell’arte per via della dimensione in cui ha incastonato la storia, elevando La gioia a più di una semplice notizia di cronaca nera: è una fiaba nera dalla quale i due protagonisti finiscono irrimediabilmente per perdersi e distruggersi, lasciando alle loro spalle quel sentimento magico che solo per un momento li aveva uniti.

E forse è proprio questo il merito del cineasta: attingendo da una storia vera ha creato una sua personale visione, donando ai suoi personaggi una speranza, una gioia, proprio come quella decantata nel titolo. Per un solo istante due persone appartenenti a mondi opposti si sono ritrovate sulla stessa traiettoria fino a quando, come una supernova, il loro sentimento è esploso in mille frammenti.

La gioia
La gioia / HT Film, Vision Distribution, Film Commission Torino Piemonte, Indigo Film, MiC, Sky

La gioia, di cosa parla?

All’interno della cornice di Torino prende vita il racconto di Gioia Montefiori, una professoressa di francese la cui routine la vede destreggiarsi tra la scuola e la casa, quella che condivide con i genitori anziani. La sua è una vita monotona che ruota principalmente attorno alla correzione dei compiti e all’incessante protezione della madre, un rapporto morboso che ha condotto la protagonista a non avere una sua vita personale.

Dietro agli occhiali fin troppo grandi e agli abiti sformati la sua invisibilità viene spazzata via quando un giorno lo studente ripetente Alessio le chiede un passaggio a casa. Quello che all’inizio è solo un rapporto strettamente professionale fra professoressa e allievo si tramuta velocemente in qualcosa di più forte, di un sentimento che li vede coinvolti e che cambierà per sempre le loro vite.

Una storia vera rivisitata

La settimana di San Valentino ha portato con sé una ventata di freschezza sul grande schermo: dalla reinterpretazione del classico Cime Tempestose di Emerald Fennell fino ad arrivare alla commedia queer Pillion di Harry Lighton, il cinema ha saputo raccontare a suo modo le diverse sfaccettature dell’amore.

È in questa dimensione che trova spazio anche un lungometraggio italiano, un racconto che trae la sua origine dall’opera teatrale Se non sporca il mio pavimento firmato da Gioia Salvatori e Giuliano Scarpinato, a sua volta ispirato alla tragica storia dell’insegnante Gloria Rosboch, uccisa nel lontano 2016 da un suo studente (insieme alla complicità del patrigno/amante).

Quella portata al cinematografo da Vision Distribution non è la classica ricostruzione di un delitto efferato: La gioia pone allo spettatore uno squarcio di quella spensieratezza e gioia ricercata dai due personaggi all’interno di un mondo che li vede oppressi, schiacciati da problemi o ambizioni che hanno preso il sopravvento sulle loro vite.

Sfondo - La gioia (2026)
La gioia - Sfondo / HT Film, Vision Distribution, Film Commission Torino Piemonte, Indigo Film, MiC, Sky

Spogliata della sua naturale bellezza, l’attrice Valeria Golino incarna un’anima pura e generosa racchiusa in un corpo adulto, quasi come se la sua stessa Gioia non avesse mai vissuto l’adolescenza. Un’esistenza grigia, come la sua camera da letto. Passa le giornate a fare nulla, osservando il tempo scorrere tra una partita di calcio – da grande fan della Juventus – e le bonarie raccomandazioni di una madre fin troppo protettiva nei suoi confronti in maniera maniacale. Un’esistenza piatta che l’ha condotta a nascondersi dal mondo intero, come sottolineano i suoi vestiti informi e spenti.

Un mondo in netto contrasto con quello portato in scena da Saul Nanni, giovane studente ripetente che ha fatto del suo corpo un’arma per attirare sguardi, per servirsene bonariamente per aiutare la madre schiacciata dalle difficoltà economiche. Un personaggio dalle molte sfaccettature, proprio come i costumi che adotta per sedurre uomini e donne di classi sociali diverse dalla sua.

I vari generi de La gioia

Sulle note di Reality, il regista Gelormini sorprende scegliendo di portare in scena una storia che attraversa un tripudio di generi cinematografici diversi. Quella fra Gioia e Alessio è l’inizio di una commedia romantica, un sentimento che sfocia in un qualcosa di indescrivibile a parole ma che prende vita sotto forma di immagini oniriche, proprio come quelle rappresentate nel bosco, avvolgendo la pellicola nel genere fantasy.

La stessa fotografia curata da Gianluca Palma sembra voler sottolineare tale aspetto, aprendo le porte a colori più accesi (anche nel guardaroba) dopo la nascita della loro relazione. Un amore – se così può tradursi – culminato in un repentino passo indietro dopo il sogno di lasciare tutti per trasferirsi a Montecarlo con i soldi di lei, approdando nell’ultimo atto alle atmosfere del thriller.

La gioia si assume i suoi rischi attraverso le sue scelte stilistiche (anche innovative) per mostrare allo spettatore la storia d’amore tra due persone, coloro che in lungo e in largo hanno rincorso una gioia che non riuscivano a trovare altrove se non tra le braccia l’uno dell’altro. Un segmento di spensieratezza che non vuole puntare il dito su chi è il vero colpevole del racconto (spiccano un ottimo Francesco Colella e una ambigua Jasmine Trinca) ma su due vite tragicamente condannate alla perdizione.

Voto dell'Autore
7.5/10
Logo HyNerd HyRank - Sistema di valutazione
Recensione Editoriale di Sonia Modonesi, con in tasca una doppia laurea in comunicazione e spettacolo, scrivo di film (e serie tv) con gli occhi di una studiosa ma con il cuore da spettatrice.

La gioia

Il regista Nicolangelo Gelormini si ispira a un fatto di cronaca nera per portare al cinema una sua personale visione di una storia d'amore (impossibile) fra una professoressa fragile e ingenua e uno studente dai mille volti. Un'opera dai numerosi pregi quale l'ottimo cast, in particolar modo Valeria Golino e Saul Nanni, fino ad arrivare alla scelta stilistica di adottare una moltitudine di generi. Un film che sa distinguersi all'interno del panorama italiano brillando nella sua messa in scena.

Argomenti correlati

  1. “Cime tempestose”, le differenze tra film e romanzo