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Recensione

Manodopera, Recensione: un dolcissimo ricordo in stop-motion

Con tenerezza e passione, Manodopera ricostruisce il viaggio verso la Francia di alcuni contadini piemontesi agli inizi del 1900.

Manodopera, Recensione: un dolcissimo ricordo in stop-motion

Dopo la presentazione in anteprima al quarantesimo Torino Film Festival, il 31 agosto 2023 è finalmente giunto nelle sale italiane Manodopera - Interdit aux chiens et aux italiens ("vietato ai cani e agli italiani"), l'ultima imperdibile creazione in stop motion del regista francese Alain Ughetto.

Attraverso una tanto dolce quanto meticolosa rappresentazione animata, l'autore ricostruisce con quest'opera il viaggio dei suoi nonni piemontesi, costretti ad emigrare in Francia agli inizi del 1900.

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Una memoria scolpita nel cuore

I ricordi di un passato lontano che progressivamente svanisce nel tempo rimangono spesso legati ad un mondo ideale, quello rielaborato dalla nostra mente per preservare emozioni, sensazioni, fugaci istanti della nostra esistenza in cui abbiamo, anche solo per un istante, assaporato sprazzi di vera felicità. Quello di Manodopera è un mondo rievocato dalle dolci e nostalgiche parole di una nonna, un riuscito tentativo di restituire la memoria di un'epoca passata, costituita da sacrifici e spensieratezza, da sofferenza e amore.

Il luogo ricreato in stop motion, situato ai piedi del Monviso, prende il nome di Borgata Ughettera ed è un piccolo paesino di montagna in cui risiedono le origini piemontesi del regista Alain Ughetto. Il film prende vita attraverso le parole di Cesira, la nonna di quest'ultimo, il cui racconto costituisce la struttura portante per il procedere della narrazione.

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Manodopera: delicatezza tangibile

Ripensando alla sua gioventù verso la fine del diciannovesimo secolo, la donna dà origine ad una realtà sospesa nel tempo, scandita da alcuni fondamentali avvenimenti della sua vita ed enfatizzata dalla fragile malleabilità della plastilina, con la quale sono realizzati i personaggi della vicenda.

Tra case di cartone e bizzarri alberi di broccoli, gli oggetti utilizzati rappresentano in qualche modo un aspetto indispensabile per la storia; elementi tangibili, il cui scopo è quello di avvicinare la dolcezza di un ricordo alla purezza della natura.

La semplicità del povero mondo contadino, l'incontro con il futuro marito Luigi, i difficili periodi di guerra e la necessità di emigrare in Francia per poter lavorare e sopravvivere: sono gli episodi che caratterizzano il passato di Cesira e che lei stessa descrive al nipote, in un surreale e poetico scambio di dialoghi tra l'universo animato dell'opera e la presenza reale del regista sulla scena.

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Una storia tristemente attuale

Ciò che Ughetto voleva raccontare non è soltanto la storia delle sue origini, ma anche quella di tutti gli immigrati, da qualsiasi parte del mondo essi provengano. Si tratta di una storia fatta di fatica, di adattamento, di sguardi che lacerano l'anima e lasciano ferite insanabili.

Ecco che forse alcuni stereotipi presenti nel film assumono un significato intrinseco particolare, come se fossero le immagini percepite da chi non parla la nostra stessa lingua e che giudica "inferiore" una cultura diversa dalla propria.

Come il titolo originale ben evidenzia: “Vietato ai cani e agli italiani”, una situazione drammatica in cui in passato le nostre famiglie hanno dovuto convivere e che oggigiorno si ripropone nuovamente, rendendoci stavolta partecipi attraverso gli occhi di chi osserva.

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Manodopera

Con Manodopera, il regista Alain Ughetto rievoca, con dolcezza e un velo di malinconia, il passato e le origini italiane della sua famiglia. Lo stop-motion ricrea con maniacale precisione e con immensa delicatezza i ricordi della nonna dell'autore, dando vita ad un'opera in grado di commuovere e divertire, e che pone inoltre una seria riflessione sulla discriminazione culturale all'interno della società contemporanea. Si tratta di un vero e proprio gioiellino, da non perdere per nessun motivo.

Dove vederlo: