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Perfect Days, Recensione: la bellezza nelle piccole, semplici cose

di Violeta Fidanza

Pubblicato il 2024-01-09

Perfect Days, l’ultimo film del regista tedesco Wim Wenders, racconta la vita di un uomo che ritrova la meraviglia nelle piccole cose.

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Il 4 gennaio è arrivato nelle sale italiane, dopo essere stato presentato in concorso allo scorso Festival di Cannes, Perfect Days, l’ultima pellicola scritta (assieme a Takuma Takasaki) e diretta da Wim Wenders.

Il regista tedesco torna con un lungometraggio dopo più di dieci anni per raccontare allo spettatore la storia di Hirayama (Kōji Yakusho), un uomo che sembra aver raggiunto, o meglio conquistato, la totale serenità e che ora vive con equilibrata spassionatezza la sua quotidiana, ordinata solitudine.

Le giornate perfette di Hirayama

Le giornate di Hirayama sono scandite da semplici azioni che si susseguono quasi sempre nello stesso ordine: prima il suo lavoro da addetto alla pulizia dei bagni pubblici di Tokyo, poi il pranzo al sacco in un parco, la cena sempre nello stesso posto e, infine, il ritorno a casa, la lettura di un libro e la cura meticolosa delle sue piante.

Noi spettatori non conosciamo e non scopriremo nulla del passato del protagonista di Perfect days. Wenders ci mostra solo il suo presente, soffermandosi anche sui piccoli dettagli, come la sua passione per la musica e la sua raccolta di musicassette, cose che possono sembrare insignificanti ma che racchiudono l’essenziale, la chiave di lettura per immergersi a pieno in questo film che ammalia nella sua semplicità.

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Kōji Yakusho in Perfect Days

Hirayama parla poco, ma le sue emozioni traspaiono limpide, nitide sullo schermo grazie alla magistrale interpretazione di Kōji Yakusho (vincitore del Prix d’interprétation masculine al Festval di Cannes), che semplicemente con un’espressione, talvolta con un sorriso, riesce a trasmettere tutto ciò che lo spettatore ha bisogno di comprendere per entrare in empatia con il personaggio. Nonostante non ci venga mostrato, capiamo che alle sue spalle c’è sicuramente un passato di lotte interiori che è riuscito a sedare e, probabilmente per questo, adesso riesce a godersi la vita così com’è, in tutta la sua rasserenante banalità, amando il suo umile lavoro e coltivando le sue passioni.

La quotidianità di Hirayama nel corso delle giornate che ci vengono mostrate durante le due ore del film, subisce dei piccoli squilibri, come quando sua nipote gli fa visita, rivelando con la sua presenza anche un piccolo frammento del passato dell’uomo, ma il tutto è destinato a durare molto poco. C’è sempre una soluzione che riporta le cose al loro giusto ordine e anche quando il nostro protagonista sente che la strada non è più in discesa, prende velocemente coscienza del fatto che un dosso (un cambiamento) è impossibile non incontrarlo sul cammino, anzi a volte è anche necessario che ci sia.

La pellicola più pura di Wim Wenders

Ci troviamo di fronte ad un film puro e spiazzante nella sua più totale limpidezza, una storia che rasserena e che viene trasposta sul grande schermo con una regia ammaliante, che accompagna l’occhio dello spettatore senza risultare mai invasiva, così come la colonna sonora pregna di capolavori indimenticati. Ne scaturisce un mix perfetto tra estetica ricercata e realtà urbana, tra modernità e tradizioni passate.

La città è un elemento importantissimo e Wenders riesce a metterlo a fuoco grazie alla fotografia di Franz Lustig, a tratti essenziale, ma di forte impatto. I luoghi e le ambientazioni sono affascianti, nonostante nella maggior parte dei casi si tratta di bagni, o in generale di luoghi pubblici, come le lavanderie a gettoni.

Per quanto sia un film tedesco, Perfect Days riesce a trasmettere anche la dedizione al lavoro e a mostrare le abitudini e le peculiarità della vita e della cultura giapponese.

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Kōji Yakusho e Arisa Nakano in Perfect Days

Perfect Days racchiude in se tutte le idee e la poetica che Wim Wenders ha raccolto e sviluppato durante la sua lunga carriera da cineasta. Un film che, nonostante la sua innegabile lentezza, la quale in alcuni momenti può risultare un po’ pesante, è capace di arrivare a molti e non solo a chi è abituato al cinema di Wenders.

Si tratta con grande probabilità del film più riuscito del regista tedesco e quello che abbraccia il pubblico più ampio di sempre. Non a caso il Giappone lo ha scelto come suo rappresentante per l’Oscar al miglior film straniero.

A poche settimane dall’uscita in sala di Foglie al vento, film che è da considerare un distillato purissimo della poetica del regista finlandese Aki Kaurismäki, un altro autore europeo, in questo caso uno dei più importanti rappresentati del Nuovo cinema tedesco, ci regala un’opera che stupisce e affascina per la delicatezza e la sua naturalezza, che ci parla della vita e delle emozioni più pure dell’animo umano con una storia apparentemente scarna, ma ricca in realtà di tutto ciò che serve per fare breccia nel cuore dello spettatore.

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Il 4 gennaio è arrivato nelle sale italiane Perfect Days, l'ultimo film del regista tedesco Wim Wenders. Il racconto è quello della vita di Hirayama, un uomo che conduce una vita umile e che ricerca e ritrova la meraviglia nella semplicità delle piccole cose. Un film puro e spiazzante nella sua più totale limpidezza, che tocca tantissime tematiche senza apparentemente trattarne nessuna. Wenders, con la sua regia ricercata ma mai invasiva, ci regala una pellicola di due ore che racchiude in se tutta la sua poetica ed esperienza da cineasta raccolta negli anni. Perfect Days è una pellicola imperdibile che può abbracciare ed essere apprezzata da un pubblico vastissimo, nonostante la sua lentezza in alcuni momenti piacevole e confortante come la storia di Hirayama ma che in altri risulta eccessiva e appesantisce il racconto. Il finale è una vera esplosione d'emozioni.

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