Salta al contenuto

Primavera, Recensione: il cinema italiano è vivo (per chi non lo sapesse)

Cinema e teatro si uniscono in Primavera, un racconto potente di emancipazione femminile, resistenza e musica cui la guerra fa da cornice.

Recensione di 

Contenuto della recensione

Damiano Michieletto arriva per la prima volta sul grande schermo con Primavera, un film profondo che affronta temi fortemente attuali come l'emancipazione femminile e il potere dell'arte. Protagonisti della pellicola, oltre la musica, Tecla Insolia e Michele Riondino.

Vista la fortuna di aver assistito all'anteprima del film, vi lasciamo qui sotto la nostra recensione.

Una scena da Primavera, regia di Damiano Michieletto.

Venezia, primi anni del '700. Cecilia è un'orfana all'Ospedale della Pietà dove, insieme a tante altre ragazze, conduce un'esistenza monotona e fredda, fatta di rituali sempre identici.

Abbandonata da una madre che forse non conoscerà mai, nonostante la musica e l'orchestra in cui suona con le compagne, Cecilia è invisibile e intercambiabile, con un destino già scritto. È infatti già stata promessa sposa a un aristocratico ricco, Sanfermo, che la prenderà con sé quando la guerra sarà finita.

L'arrivo di Vivaldi all'orfanotrofio è per Cecilia una luce, la speranza e l'incoraggiamento a poter cambiare il proprio destino. Diventa primo violino e, finalmente, vede nella musica la sua libertà. Dopo una serie di - ingenue - scelte, Cecilia trova la sua strada, condividendo desideri e sofferenze con il maestro che, per la prima volta, la aiuta a trovare la sua identità e la sua primavera.

Quando la musica diventa libertà

Più protagonista dei protagonisti stessi, la musica è qui colonna portante dell'opera e diventa linguaggio, emblema della resistenza. È grazie ad essa e al suo potere emotivo che le anime di Vivaldi e Cecilia si incontrano, in una casualità che crea una connessione chimica e artistica indissolubile.

L'intuizione che il maestro ha quando arriva all'Ospedale della Pietà, orfanotrofio e conservatorio di Venezia, si concretizza grazie alle ragazze che compongono l'orchestra e che riescono a tradurre i suoi pensieri in musiche commoventi. È un mondo fatto di suoni, emotivo, in cui gli strumenti diventano mezzi per donare libertà e scavare nell'intimità dei personaggi, toccando al contempo l'emotività del pubblico.

Sin dalle prime scene capiamo quanto i suoni siano fondamentali per leggere la storia e i personaggi: il miagolio di un gatto con i suoi cuccioli, il pianto di una neonata, i fuochi d'artificio che festeggiano la fine della guerra, tutto è diegetico e tutto determinante.

"Ci avete dato gli strumenti per maledirvi", dice Cecilia rivolgendosi astrattamente alle madri che hanno abbandonato lei e le sue compagne a un'esistenza in secondo piano. Se possono cambiare il loro destino, questo è solo grazie alla musica.

Cinema e teatro lasciano spazio a un nuovo linguaggio

Con un background fortemente marcato e affermato nel mondo lirico e teatrale, Damiano Michieletto si misura con il grande schermo. Nel 2021 aveva già diretto un primo lungometraggio, Gianni Schicchi, che, però, il regista stesso definisce piuttosto "un libretto tradotto in immagini, un'opera lirica", dunque non un vero e proprio film.

E allora, considerando Primavera la sua opera prima, riconosciamo senza indugio il merito di aver raccontato una storia forte e convincente a 360 gradi: dal montaggio alla direzione della fotografia alla sceneggiatura, tutto è sincero e credibile.

Una scena dal film Primavera (2025)

Il film, pur mantenendo una certa coerenza con il lavoro precedente nel rendere la musica protagonista assoluta, assume dei contorni chiari e autentici. Anche la regia si rivela interessante, portando nel cinema una certa sperimentalità, data proprio dall'esperienza teatrale del regista.

Lo stesso Michele Riondino, che nel film interpreta Don Antonio Vivaldi, valorizza Michieletto affermando che la regia gli ha permesso di avere maggiore respiro e libertà di interpretazione, "di avere una solitudine e un'intimità" caratterizzanti per il proprio personaggio, in particolare in alcune scene. Il regista ha quindi portato nel mondo cinematografico un ingrediente più che valido, rivedendo spazi e geometrie e dando così un suo personale e notevole contributo al panorama italiano.

Chiaramente tutto questo è stato reso possibile grazie alla sceneggiatura che, insieme a Ludovica Rampoldi (Breve storia d'amore), il regista ha trasposto partendo dal romanzo di Tiziano Scarpa. Stabat Mater è infatti l'epistolario che ha dato vita al progetto cinematografico: una raccolta di lettere che Cecilia scrive alla propria madre, sconosciuta, e che i due sceneggiatori hanno tradotto in immagini. Una traduzione intelligente, una sfida vinta che ha in un certo senso reinventato il romanzo originale rendendolo drammaturgico.

Primavera è rinascita, Primavera è resistenza

La scelta di cambiare il titolo in Primavera non fa che sottolineare l'impronta e l'obiettivo della sceneggiatura. Chiaramente riferito a una delle più celebri opere di Vivaldi, il titolo passa da essere inno sacro a risveglio, sottintendendo la necessità della figura del maestro nel risvegliare, appunto, le ragazze fino ad allora intorpidite e sedate da una serie di rituali sempre uguali e da una musica monotona.

Tecla Insolia in una scena del film Primavera.

Pur non essendo presente all'interno del film - ma solo ai titoli di coda -, l'opera di Vivaldi diventa il mezzo per racchiudere il significato più profondo della storia. È il regista a confermarlo quando, in conferenza stampa, rivela che i due protagonisti si incontrano dopo un lungo inverno delle loro anime.

La stagione primaverile rispecchia una stagione della vita di Cecilia, in cui trova la forza di reagire e rinascere, mettendo in atto una ribellione e "scongelando" le paure dietro cui prima sprofondava.

Vivaldi, qui mostrato in una parentesi lodevole e interessante della sua vita, è il mezzo per l'evoluzione di Cecilia, il tramite che, grazie alla musica, la aiuta a trovare una propria identità. Con il suo arrivo, acquisisce finalmente contorni decisi, inizia a capire sé stessa e i suoi desideri. Prima di lui, Cecilia quasi non aveva valore, era intercambiabile e sopita.

Emancipazione e libertà tra passato e presente

Il racconto, fatto di immagini e suoni perfettamente in connubio tra loro, pone al centro la questione femminile dei primi del '700, periodo in cui il valore delle donne era considerato esclusivamente in virtù della loro dote e della loro capacità di procreare, di servire.

In questa cornice, Cecilia è invisibile, non ha neanche una dote, e il suo destino sembra già scritto. Ma Cecilia non può accettarlo e grazie alla musica trova la forza per scegliere ed emanciparsi, pur pagando per la sua ingenuità durante il percorso verso la libertà.

Le tematiche, più attuali che mai, sono trattate con delicatezza e impegno, nello sforzo (riuscito) di evidenziare le storture di una società ancora oggi ferma a secoli fa che pecca nel progresso verso la parità di genere. Ad avvalorare questa lettura è anche la scelta di lasciare fuori l'elemento amoroso per come lo conosciamo.

La storia d'amore tra Vivaldi e Cecilia è più che altro platonica, e tuttavia profonda. Sono gli sguardi e le sofferenze condivise a unirli in un sentimento di sincera empatia che prescinde dalla fisicità. La passione c'è, ma è raccontata con tatto e delicatezza, e questo approccio è stranamente appagante. Non manca nulla, anzi. Il cliché di un legame sentimentale sarebbe stato solo un elemento di disturbo e di distrazione. Il focus rimane Cecilia, la sua musica, la sua resistenza e la sua libertà.

Tecla Insolia e Michele Riondino in una scena del film Primavera.

Un cast unico

Damiano Michieletto vanta, al suo primo lungometraggio, un cast notevole. Tecla Insolia torna con un'altra magnetica interpretazione, confermando il suo talento in una storia che lascia il segno. Michele Riondino è indiscutibilmente uno degli attori più brillanti del nostro panorama cinematografico.

Al loro fianco, Fabrizia Sacchi (nei panni della Priora), Valentina Bellè (Elisabetta Parolin) e Andrea Pennacchi (Governatore), con la partecipazione di Stefano Accorsi (Sanfermo).

Daria D'Antonio (La Grazia, Parthenope) è alla direzione della fotografia, elemento altrettanto decisivo per la riuscita del film. I luoghi e il contesto sono stati infatti rispettati grazie a un lavoro congiunto con il regista e alla scelta di mantenere quanta più naturalezza possibile. Le musiche di Fabio Massimo Capogrosso riempiono la visione, sposandosi perfettamente con le immagini e i dialoghi.

Il film è stato presentato in anteprima mondiale al 50° Festival Internazionale di Toronto, dove ha ricevuto grande attenzione e accoglienza, aspetto che fa riflettere molto sulle potenzialità della storia. Distribuito da Warner Bros., Primavera è al cinema dal 25 dicembre. Non perdetelo, il cinema italiano merita ancora e sempre di più la nostra attenzione.

Voto dell'Autore
8/10
Logo HyNerd HyRank - Sistema di valutazione
Recensione Editoriale di Martina Gargano, traduttrice e correttrice di bozze con una grande passione per la settima arte. Al cinema sogno a occhi aperti e mi sento al sicuro. Su Hynerd.it, scrivo di cinema e serie TV.

Primavera

Damiano Michieletto arriva sul grande schermo a gamba tesa, portando un coming of age al femminile che ritrae fedelmente un mondo apparentemente lontano, eppure troppo attuale. Le interpretazioni del cast sono il valore aggiunto a una pellicola che già di per sé combina perfettamente suoni e immagini, raccontando una storia di resistenza e libertà. Il lavoro congiunto di regia, direzione della fotografia e musiche rende il tutto interessante e nuovo. Il cinema italiano ha ancora grandi speranze.