Salta al contenuto

Una di Famiglia, Recensione: un thriller come non se ne vedevano da tempo

Tra ottime interpretazioni e una scrittura ricca di suspence, ecco la nostra recensione di Una di famiglia – The Housemaid.

Recensione di 

Poster The Housemaid
Poster The Housemaid

Contenuto della recensione

Abbiamo avuto occasione di vedere in anteprima Una di Famiglia - The Housemaid, il nuovo film diretto da Paul Feig (Last Christmas) con protagoniste assolute Sydney Sweeney e Amanda Seyfried. Nel cast anche Brandon Sklenar e l’italiano Michele Morrone.

Si presenta agli occhi del mondo come un thriller psicologico, tratto e basato sull’omonimo romanzo del 2022 di Freida McFadden. Distribuito da 01 Distribution, sarà nelle sale italiane a partire dal 1 Gennaio 2026 ed è già particolarmente atteso dal pubblico e dai fan letterari. Ecco cosa ne pensiamo dopo averlo visto.

A dire la verità, rispetto a come si presenta, Una di Famiglia è ancora meglio: ha tutti gli ingredienti che servono per un ottimo thriller, e gli ingredienti usati sono anche molto buoni. Riesce ad essere uno di quei film che ti tiene incollato allo schermo dall’inizio alla fine, che rimane impresso nella tua testa e non ne uscirà così facilmente.

Tremendo, ipertensivo e sbalorditivo. Tratta un tema importante, viaggiando a passo coi tempi odierni e dimostrandosi un thriller fatto quasi su misura, realizzato a regola d’arte, proprio come non si vedeva fare da un po’.

Sydney Sweeney in una scena di The Housemaid - Una di famiglia.

Come un triangolo d’amore, ma psicologico

Abbiamo recentemente visto film come Eternity, Challengers o The Dreamers anni fa, storie di veri e propri triangoli amorosi di forte vulnerabilità e chimica. Questa premessa per esprimere come in qualche modo, metaforicamente, anche Una di Famiglia racconti una sorta di triangolo d’amore che si concentra però sul lato psicologico e mentale delle varie realtà, sottoponendo molteplici punti di riflessione allo spettatore.

In ognuno dei tre personaggi principali c’è una parte da esplorare, che rimane nascosta e non è così facile da scovare. Aprire la porta non è sempre la mossa giusta, ma del resto, non è nemmeno sufficiente farlo per sapere la verità.

Entrare nella casa di Una di Famiglia

Piano piano questa pellicola ci offre la possibilità di entrare nella dimora dei Winchester, tra arredamenti lussuosi, servizi stravaganti, vestiti di una certa eleganza e possenti pareti che hanno visto molte cose.

La casa di Una di famiglia in miniatura.

Una di Famiglia si forma di una prima parte di narrazione in cui tutto viene esibito al meglio, definendo quali e quanti elementi di disturbo risiedono in quelle stesse pareti. Una presentazione succube e alquanto illusoria, perché è proprio quando hai la soluzione in pugno, che lo svolgimento ribalta radicalmente le carte in tavola.

La massima suspence, però, arriverà solo nella seconda metà del film, quando uscirà dall’ombra il tema più importante che la sceneggiatura vuole probabilmente mettere in luce.

La chiave registica di Una di Famiglia

Paul Faig è uno di quei registi statunitensi che sperimenta, e solitamente lo fa in grande stile. Rappresentare alcuni temi non è semplicissimo, anzi, richiede una certa delicatezza e dedizione.

In Una di Famiglia, la regia si mostra quasi come un ritratto, svolgendo importanti funzioni necessarie alla canalizzazione del racconto. Inquadrature larghe, ampie e grandangolari su scenografie e atmosfere bianche, fredde e talvolta statiche. Non lasciano l’amaro in bocca, ma la netta sensazione di pazzia, isolamento e tensioni dal sapore acido.

Le atomiche bionde e l’uomo d’affari

Il punto di messa a fuoco è tutto su loro due: Amanda Seyfried e Sydney Sweeney, sono le “bionde seducenti” del film.

Sydney Sweeney, il giovane talento che ormai si è già più volte dimostrato qualcosa di più che il solo “fenomeno da serie tv”, appare in scena inizialmente con una recitazione ed un personaggio molto subordinato, una vittima, proprio come in uno strano rapporto madre-figlia. Successivamente sorge quell’animo forte e cruento che il pubblico vuole vedere.

Una scena da Una di famiglia - The Housemaid.

Amanda Seyfried, l’attrice di Mamma Mia! e anche un po’ del momento visto l’arrivo di The Testament of Ann Lee, invece, è la padrona di casa. Centralissima su tanti fronti, poche mezze misure e atti compulsivi a cui dovrebbe seguire un elogio nemmeno tanto riguardato. Eppure il suo personaggio, Nina, non faceva l’ingegnere.

Il parterre maschile non è così esaustivo come quello femminile, ma troviamo un Brendon Sklenar che si rivela catartico solo in un secondo momento, oltrepassando la classica figura da sagace uomo e padre di famiglia. In secondo luogo c’è Michele Morrone, che risulta però privo di grosse utilità.

Il titolo tradotto in italiano "Una di Famiglia", in questo caso, esprime un vero e proprio significato, più profondo di quanto sembri. Gioca un discorso di convivenza e accettazione, che solo vedendo il film si potrà capire.

Voto dell'Autore
8.5/10
Logo HyNerd HyRank - Sistema di valutazione
Recensione Editoriale di Stefano Faverio, grande passione per il Cinema. Mi piace vederlo, analizzarlo e condividerlo! Dopo "La Fabbrica di Cioccolato" di Tim Burton e la Marvel, tra Film e Serie Tv, beh, il resto è storia...

The Housemaid - Una di Famiglia

Una di Famiglia – The Housemaid, tratto dall’omonimo romanzo, è un thriller quasi realizzato a regola d’arte, capace di mettere in campo tutti gli ingredienti fondamentali del genere. L’attenzione si concentra soprattutto sulle prove di Sydney Sweeney e Amanda Seyfried, che imprimono al film un’energia disturbante e imprevedibile, elevandone la tensione emotiva. Tra colpi di scena e scelte narrative inattese, emergono anche alcune sorprese che contribuiscono a rendere l’esperienza coinvolgente. Il risultato è un’operazione solida e intrigante, che riporta in scena un tipo di thriller che da tempo sembrava aver perso mordente.