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A Plague Tale: Requiem, Recensione – L’ultimo viaggio di Amicia e Hugo

Dopo il riuscitissimo A Plague Tale: Innocence, Asobo Studio sigla un altro successo con l’attesissimo sequel A Plague Tale: Requiem

A plague tale: requiem, recensione – l’ultimo viaggio di amicia e hugo
A Plague Tale: Requiem, Recensione – L’ultimo viaggio di Amicia e Hugo

Nel 2019 A Plague Tale: Innocence è stata la prima vera importante impronta lasciata dalla talentuosissima software house francese Asobo Studio, la quale in precedenza aveva lavorato quasi esclusivamente a videogiochi ispirati ai film più famosi della ormai nota e rinomata casa di produzione cinematografica statunitense Pixar.

Il gioco rappresenta il primo titolo originale del gruppo dal rilascio del simulatore di guida Fuel nel 2009. Seppur inizialmente passato in sordina, A Plague Tale: Innocence ha ottenuto un ampio consenso da parte della critica ma sopratutto da parte dei videogiocatori.

Durante la conferenza stampa di Microsoft all’E3 2021, Asobo Studio ha annunciato A Plague Tale: Requiem, sequel del primo capitolo che segue le vicende di Amicia e Hugo alla disperata ricerca di una cura per la Macula e di una “normalità” apparentemente utopica e irraggiungibile. A Plague Tale: Requiem è disponibile dallo scorso 18 ottobre per PS5, Xbox Series X, PC e Nintendo Switch via cloud.

A Plague Tale: Requiem e l’isola che (non) c’è

Dopo essersi lasciati alle spalle le vicissitudini avvenute nelle “placide” campagne francesi dell’Aquitania, i due fratelli de Rune, accompagnati dalla madre Beatrice e dall’amico Lucas, si dirigono verso la vivace e soleggiata Provenza, luogo in cui risiede il magister Vaudin, membro dell’Ordine degli alchimisti, il quale visiterà Hugo in cerca di una cura per la Macula, la terribile maledizione che lo attanaglia sin dalla nascita.

A plague tale: requiem

Seppur siano riusciti a sfuggire dalle grinfie dell’Inquisizione e a neutralizzarla, la minaccia rappresentata dalla peste nera è tutt’altro che debellata. Anche se per i nostri protagonisti è soltanto un lontano ricordo, i raccapriccianti agglomerati di ratti attendono nel sottosuolo in attesa del momento propizio per riemergere in superficie.

Nelle prime fasi della storia ci viene mostrato un sogno ricorrente di Hugo, all’interno del quale si trova su un’isola misteriosa dove viene guidato da una fenice presso una fonte d’acqua, la quale lo cura apparentemente dalla Macula. Il sogno viene preso sottogamba da Beatrice e Lucas, mentre Amicia crede alla visione onirica del fratello, cercando quante più informazioni possibili. L’isola rappresenterà una solida realtà oppure una mera illusione alla quale aggrapparsi per avere un po’ di speranza?

Un legame indissolubile

Avevamo lasciato Amicia e Hugo come due giovani bambini ai quali era stata brutalmente tolta la propria innocenza, mentre qui li ritroviamo come due giovani adulti, i quali dovranno fare i conti con le cicatrici del loro passato che continuano inevitabilmente a condizionare il loro presente.

A plague tale: requiem

Dopo averla conosciuta sotto le vesti di una ragazzina semplice e abitudinaria, qui troveremo una Amicia rabbiosa e impulsiva, la quale farà della ricerca della cura alla malattia del fratello la sua ragione di vita, che la porterà a compiere azioni e a prendere decisioni che metteranno in dubbio la sua bontà d’animo, facendoci porre una semplice domanda, il fine giustifica sempre i mezzi?

Le azioni della sorella maggiore, la quale rappresenta per Hugo una colonna portante e uno dei suoi ultimi affetti, influiranno inevitabilmente sul fratellino, oltre alla crudeltà incessante che affligge il mondo in cui sono costretti a vivere e a sopravvivere.

Dopo il riuscitissimo a plague tale: innocence, asobo studio sigla un altro successo con l'attesissimo sequel a plague tale: requiem 9

A Plague Tale: Requiem fa dei suoi personaggi il suo punto di forza, ancora una volta Asobo Studio è riuscita a caratterizzare in modo eccezionale i suoi personaggi oltre a trasmetterci l’amore che prova nei loro confronti. Oltre all’eccelsa caratterizzazione dei due protagonisti, degna di nota è la caratterizzazione dei comprimari, i quali rappresentano alcuni dei personaggi più convincenti e umani dell’intero panorama videoludico degli ultimi anni.

Il ritmo con il quale la storia viene raccontata si mantiene serratissimo dall’inizio alla fine, in tutti i 17 capitoli che la compongono. L’avventura di A Plague Tale: Requiem richiede per il completamento sulle 10-12 ore e approssimativamente 17-20 ore per i completisti.

Un medioevo imponente e feroce

Se a Plague Tale: Innocence si era mostrato con una presentazione visiva incredibilmente stupefacente, in soli tre anni Asobo Studio è riuscito a migliorare ulteriormente questo aspetto, presentando una paesaggistica digitale a dir poco strabiliante. Dall’illuminazione dei vari ambienti fino ad una scelta di gamma di colori che si distanzia dal suo predecessore, presentando un mondo di gioco caratterizzato da colori accesi e vivaci.

A plague tale: requiem

Asobo Studio è riuscito a raccontare con estrema maestria la crudeltà verace che ha contrassegnato questo periodo storico e degli effetti che ne sono conseguiti sul mondo ma sopratutto su chi ne ha fatto parte. Oltre alla destrezza con la quale ha raccontato il mondo di gioco, notevole è anche il modo in cui è stato rappresentato, con scenografie dense di elementi e dettagli.

Tutta questa maestosità, ahimè, è messa in cattiva luce a causa di un’ottimizzazione tecnica non propriamente ottimale. A Plague Tale: Requiem mette a dura prova gli hardware in cui gira, con un frame rate che viaggia attorno ai 30 fps con però qualche fluttuazione di troppo.

Un fiore all’occhiello del primo capitolo è rappresentato dalla colonna sonora di Olivier Deriviere che anche questa volta si conferma di ottima fattura, spaziando da canti gregoriani a strumenti ad arco. Nonostante non ci sia il doppiaggio in italiano, vi consigliamo di giocare A Plague Tale: Requiem in lingua originale, ossia il francese, che rimane la scelta più convincente.

Un gameplay simile, ma a più ampio respiro

L’ossatura del gameplay di A Plague Tale: Requiem rimane pressoché identica al suo predecessore, sebbene sia più esteso nelle soluzioni d’approccio e con impronta leggermente action. Le armi iniziali a disposizione di Amicia saranno la consueta fionda con un potenziale offensivo assai limitato e degli oggetti con i quali distrarre i nemici.

A plague tale: requiem

In aggiunta Amicia ha a sua disposizione delle miscele alchemiche che permetteranno un approccio progredito e sfaccettato, le quali si amalgameranno con tutti gli altri strumenti presenti nel suo arsenale, come per esempio i vasi e la balestra, arma che otterrà nel corso del suo viaggio. Una novità di A Plague Tale: Requiem è rappresentata dalla pece, miscuglio alchemico che permette di spargere una soluzione liquida che può essere incendiata oppure può ravvivare le fiamme.

Amicia, essendo migliorata dal punto di vista bellico, è più resistente ai colpi e può contrattaccare quando si trova nelle vicinanze del nemico. Può inoltre raccogliere dei coltelli con i quali neutralizzare i nemici quando viene colta di sorpresa oppure quando gli arriva di soppiatto alle spalle, oltre a poterli assalire solo se privi di elmetto. Una pecca riscontrata anche nel primo capitolo è l’IA dei nemici, troppo rudimentale e a volte fin troppo imprevedibile nelle reazioni ai comportamenti di Amicia.

Le guardie non rappresenteranno l’unica vera minaccia di A Plague Tale: Requiem, la quale è ancora costituita dalle orde di ratti, la manifestazione fisica della pesta, sempre più numerosi e feroci, rappresentati in alcuni scorci inquietanti e disgustosi, che trovano la loro massima espressione nelle fasi si inseguimento dall’ottimo taglio registico.

Il level design dei vari livelli di A Plague Tale: Requiem è sempre lineare, ma più aperto, così da permettere un diverso approccio alle situazioni che ci troveremo ad affrontare, anche se sarà soggetto all’ambiente in cui ci troveremo. L’ombra della ripetitività in questo capitolo si è fatta sentire, anche se è stata intelligentemente celata dalla continua introduzione di nuove abilità e elementi di gamplay.

A plague tale: requiem

Una soluzione di gameplay non approfondita a sufficienza riguarda le abilità di Hugo, che può controllare le orde dei ratti in prima persona per assalire i nemici oppure, come l’occhio dell’aquila di Assassin’s Creed, può evidenziare la posizione dei nemici all’interno dell’area circostante, solo però se in presenza di ratti.

Oltre al classico banco da lavoro dove poter potenziare il proprio equipaggiamento e arsenale con le risorse necessarie, molto apprezzata è stata l’introduzione di una specie di sistema evolutivo automatico, che assegnerà ad Amicia delle abilità in base a come affronterà i pericoli che gli si prostreranno davanti. Infine un’altra graditissima novità è quella di aver reso infiniti i sassi della fionda e di aver reso più semplice il poter resettare i livelli di allarme.

Prima di affrontare l’ultima emozionante avventura dei due fratelli Amicia e Hugo, vi consiglio di recuperare il nostro articolo che ripercorre le disavventure dei protagonisti nel precedente capitolo, così da essere finalmente pronti per A Plague Tale: Requiem.

A Plague Tale: Requiem, Recensione – L’ultimo viaggio di Amicia e Hugo
8.5
Buono

A Plague Tale: Requiem, Recensione – L’ultimo viaggio di Amicia e Hugo

Conclusione

Seppur con delle imperfezioni, Asobo Studio riesce a raccontare una storia profonda ed intensa, riuscendo a trasmettere tutto l'amore verso i suoi personaggi. Un viaggio all'interno della crudeltà e astrattezza della natura umana, sorretto da un maestoso comparto grafico e artistico. Una storia che lascerà nella mente dei videogiocatori dei ricordi indelebili.

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