C’è ancora domani, esordio alla regia di Paola Cortellesi e già vincitore di numerosi premi in Italia, continua a raccogliere riconoscimenti anche a livello globale. Il 15 novembre, alla 38ª edizione dei Golden Rooster Awards di Xiamen, il più prestigioso premio cinematografico cinese, il film ha conquistato il titolo di miglior film in lingua straniera.
La giuria, presieduta da Zhang Yimou, ha elogiato l’opera per la sua capacità di raccontare le cicatrici di un’epoca e di trasformare la violenza domestica in una metafora universale di risveglio personale e partecipazione alla collettività.
Questo successo segue il Golden Panda Award ottenuto a settembre e, più in generale, a un’accoglienza che ha contribuito alla sua diffusione globale, con una distribuzione in 126 paesi.
Non è sbagliato dire che parte del suo successo deriva anche da un finale potente, che chiude alla perfezione il viaggio di Delia per aprirne di nuovi, per lei, per noi, per tutti. Analizziamo insieme la conclusione di C’è ancora domani.

C’è ancora domani, come finisce il film di Paola Cortellesi?
Delia è una donna che vive nell’Italia del dopoguerra, ancora immersa in una cultura rigidamente patriarcale. La sua quotidianità è segnata dalla violenza del marito Ivano e dal desiderio della figlia Marcella di sposarsi solo per sfuggire a quella stessa oppressione domestica. Il percorso di Delia è fatto di alti e bassi, convinzioni e dubbi, ma alla fine è la voglia di cambiamento a vincere su ogni cosa.
Per la prima volta nella storia italiana, anche le donne potranno votare al referendum che deciderà il futuro della nazione, e questo cambia tutto. La protagonista custodisce con cura una lettera dal contenuto misterioso che ci viene rivelato solo sul finale, nonché simbolo di aria nuova e libertà vera.
Cosa rivela la lettera
Nel climax del film scopriamo che quella lettera contiene la conferma che la sua richiesta di tessera elettorale è stata accettata. Delia, pur vivendo sotto il controllo soffocante di Ivano, ha ottenuto il suo piccolo spazio di libertà: il diritto di partecipare al voto del 2 giugno.
La mattina del referendum esce di casa con una scusa, pronta a votare e a compiere un gesto per lei di impensabile libertà. Ma scopre di non avere con sé la tessera: Ivano l’ha trovata e gliel’ha sottratta, tentando di impedirle di votare. Quando tutto sembra compromesso, interviene la figlia Marcella, che la raggiunge all’ultimo momento e le porge il documento, restituendole la possibilità di scegliere.

Il significato della scena finale di C'è ancora domani
Delia entra al seggio e vota. Poco dopo, Ivano la raggiunge, ma ormai è tardi. I due si guardano da lontano, separati dalla folla. In quello sguardo immerso nel via vai del futuro sta tutta la bellezza di un finale impeccabile: Delia ha scelto, Delia ha agito, e nessuno potrà più cambiare la sua scelta, mentre Ivano deve accettare che per la prima volta non è riuscito a controllarla.
Un gesto rivoluzionario per Delia, così come per le numerose donne che come lei si sono recate a votare quel giorno. Finché esisteranno donne e uomini così coraggiosi da soffiare dove non tira il vento, esisterà un domani per Delia e per tutti noi.
