Chi segna vince, Recensione: una commedia che funziona a tratti

Chi segna vince ci racconta la storia della squadra di calcio delle Samoa Americane e di come è riuscita a segnare il suo primo goal.

chi segna vince

Giovedì 11 gennaio è approdato nei cinema italiani, dopo essere stato presentato allo scorso Toronto International Film Fest, Chi segna vince, il nuovo film di Taika Waititi. Il regista, vincitore del premio Oscar alla miglior sceneggiatura non originale nel 2020 per il suo film Jo Jo Rabbit, torna dietro la macchina da presa per raccontarci la storia vera di quella che è stata definita la peggior squadra di calcio del mondo, la nazionale delle Samoa Americane.

La pellicola è basata sul documentario del 2014 Next Goal Wins diretto da Mike Brett e Steve Jamison.

6.5

Chi segna vince

Taika Waititi torna dietro la macchina da presa per realizzare Chi segna vince, una commedia arrivata in sala in Italia giovedì 11 gennaio. Chi segna vince ci racconta la storia della sventurata squadra di calcio nazionale delle Samoa Americane e di come grazie all'arrivo di Thomas Rongen, un allenatore statunitense caduto in rovina, è riuscita a segnare il suo primo goal. Il film è tratto dal documentario del 2014, Next Goal Wins, e il racconto al centro di esso è sicuramente divertente e interessante sulla carta, peccato che Waititi non riesce ad apportare del suo, qualcosa in più, la storia sullo schermo non esplode mai e quella che poteva essere una commedia intelligente ed esilarante si rivela solo una parabola ottimista che solo a tratti diverte davvero.

Dove vederlo:

Inseguire il sogno di segnare almeno un goal

La storia che ci racconta Taika Waititi inizia nel 2001, quando all'allenatore di calcio Thomas Rongen, interpretato da Michael Fassbender (nel suo primo ruolo in una commedia), che si trova in un momento difficile della sua vita: non al meglio della sua forma psicofisica, viene sollevato dall'incarico di allenatore della nazionale statunitense under 20 dopo che quest'ultima non è riuscita a qualificarsi ai mondiali.

A quel punto la United States Soccer Federation mette Rongen davanti ad una scelta: restare disoccupato oppure volare verso un arcipelago del Pacifico meridionale, quello delle Samoa Americane, per allenare la peggior squadra nazionale di calcio del mondo.

L'appellativo di peggior nazionale del mondo è stato dato alla squadra samoana a causa della terribile sconfitta di 31 a 0 subita durante le qualificazioni del Campionato mondiale 2001 in una partita contro l'Australia.

Dieci anni dopo Thomas Rongen suo malgrado costretto ad accettare l'incarico pur di non rimanere senza lavoro si ritrova a fare i conti con una squadra impreparata che vive la competizione in modo impensabile per l'allenatore e che mette al centro di ogni cosa la collettività e la spiritualità.

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Il focus di Chi si segna vince è proprio su questa parte della storia, sul viaggio di Rongen, che si rivela essere non solo un viaggio per portare a casa uno stipendio ed aiutare Tavita (Oscar Kightley), il presidente della Federazione Calcio delle Samoa Americane a realizzare il suo sogno, quello di vedere la sua squadra segnare il suo primo goal in una partita per le qualificazioni ai mondiali 2014, bensì un viaggio di formazione alla scoperta di nuove realtà e approcci differenti alla vita che gli faranno riscoprire l'essenza più pura delle cose.

Rongen a causa di una grave perdita aveva perso qualsiasi entusiasmo, era diventato astioso nei confronti delle persone che lo circondavano e della sua stessa vita, finendo anche nel tunnel dell'alcolismo. I ragazzi samoani, calciatori dilettanti che corrono sul campo solo per passione e spirito d'aggregazione, nonostante i conflitti iniziali, saranno per l'allenatore una vera e propria cura. Rongen imparerà molto della squadra e la squadra impererà altrettanto dal suo inizialmente ostile allenatore straniero, solo così riusciranno a raggiungere l'obbiettivo che si erano prefissati.

Una storia interessante, ma che non convince

La storia delle Samoa Americane e del loro piccolo tentativo di riscatto sulla carta, diverte e incuriosisce, ma una volta trasposta sullo schermo qualcosa non funziona. Chi segna vince sembra non decollare mai e si esce dalla sala con uno strano senso d'insoddisfazione.

Gli elementi ci sono tutti, Taika Waititi non riesce a fare di ciò che ha tra le mani qualcosa che spicchi, che vada nella direzione giusta. Eppure il nome del regista accostato alla storia (che lo riporta tra l'altro vicino alle sue origini) sembrava una garanzia, soprattutto dopo la follia e l'umorismo (anche se discutibile per molti) con il quale aveva arricchito abbondantemente la sua ultima pellicola, il quarto capitolo della saga di Thor dell'MCU, Thor: Love and Thunder.

E così come in Thor avrebbe dovuto sottrarre qualcosa per far si che il film funzionasse davvero, in Chi segna vince avrebbe dovuto aggiungere, caratterizzare di più i personaggi, il cui sviluppo risulta frettoloso e finalizzato semplicemente a mandare avanti la storia, portarla al termine senza aggiungere un elemento in più che possa emozionare.

Lo stile di vita e le tradizioni dei samoani sono l'elemento umoristico centrale, la fonte che dà vita a idee e dettagli interessanti ed esilaranti, da questo punto di vista funziona bene, strappa qualche risata, ma non si va mai oltre.

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C'è spazio nella narrazione per dei momenti più introspettivi, come il cambio di rotta di Rongen, Fassbender come interprete fa un ottimo lavoro, rivelandoci più lati della personalità dell'allenatore che durante la sua permanenza nelle Samoa ottiene quella che possiamo definire la sua redenzione spirituale. Un'altra tematica trattata attraverso un personaggio realmente esistito è l'integrazione. La squadra nazionale samoana fu la pioniera nel presentare in campo un giocatore transgender, Jaiyah Saelua (Kaimana), identificandosi storicamente come fa'afafine, un'identità di genere riconosciuta nella cultura samoana.

Al netto di tutto ciò, Chi segna vince non è un brutto film, intrattiene bene ed è piacevole da guardare, ma il tutto si riduce a questo. Con un plot del genere e degli interpreti caratteristici, poteva venir fuori una commedia intelligente ed esilarante, ma la pellicola di Waititi si limita ad essere la trasposizione di una parabola ottimista guarnita a sprazzi con elementi divertenti.