La pellicola che ha vinto il Leone d'oro all'ultimo Festival del Cinema di Venezia, Father Mother Sister Brother di Jim Jarmusch (qui puoi leggere la nostra recensione), è una silenziosa rappresentazione quasi teatrale delle varie sfumature che possono avere i rapporti famigliari. Le tre storie che vediamo sono diverse ma, a parte condividere alcuni elementi simbolici, hanno in comune il rapporto base figli-genitori, che prende però strade diverse.
Father: un padre isolato
Ciò che emerge della prima storia è senz'altro la distanza che, per ragioni a noi non note, separa i due figli dal padre, il quale vive in un luogo sperduto. I due approcciano in modo diverso il ricongiungimento: mentre Jeff tende a preoccuparsi eccessivamente per tutto ciò che riguarda la salute del padre e il suo mantenimento (gli procura cibo e soldi, tenta di darsi da fare per sistemare alcune faccende riguardanti la casa...) in modo quasi ossessivo, Emily resta molto più titubante e lontana, quasi infastidita dal comportamento del padre, che sembra invece cognitivamente perso.

Questo fino a quando i due non se ne vanno: lì capiamo che in realtà l'uomo anziano sta molto meglio di quanto voglia mostrare davanti ai figli, ma sappiamo troppo poco sul loro passato per dare risposte razionali a questo comportamento.
Mother: una madre austera
Nel secondo capitolo di Father Mother Sister Brother la contrapposizione è ulteriore: le due figlie di una famosa scrittrice sono agli antipodi (quasi in modo stereotipato), e ciò le porta non a litigare fra di loro ma a rapportarsi in modo estremamente diverso con la madre. Ed è proprio lei stessa che ce le descrive, dicendo che Timothea è quella che cerca più conforto e aiuto, ma che riuscirebbe a cavarsela da sola, mentre Lilith, ribelle in una maniera quasi forzata, è quella che ha veramente bisogno della spalla materna.

La metafora della macchina è evidente: quella di Timothea smette di funzionare ma lei, dopo aver chiamato sua madre, riesce comunque a farla partire da sola, mentre Lilith, sia all'andata sia al ritorno, ha comunque bisogno che qualcuno si occupi di lei nel trasporto; questo poco dopo essersi inventata diversi successi lavorativi col fine di sovrastare quelli modesti della sorella.
Father Mother Sister Brother (e fantasmi)
L'ultima storia è quella più atipica, soprattutto a causa della mancanza delle figure genitoriali. Skye e Billy sono legatissimi e sembrano anche sereni, nonostante l'emozione di entrambi una volta entrati nella casa in cui un tempo vivevano coi genitori, morti da poco.
Attraverso foto e oggetti, sempre all'interno dell'appartamento, ci mostrano quello che un tempo era il nucleo della loro famiglia, fino a quando la portinaia non li invita a uscire ricordandogli che "quella non è più casa loro", come risvegliandoli da un ricordo. La mancanza di un contraddittorio e la pacatezza della situazione rende questa storia la più unica ma anche la meno capace di lasciare una concreta riflessione, come invece sono riuscite a fare le prime due.

Il filo rosso che congiunge le tre storie è composto da una serie di elementi: l'orologio Rolex, i vestiti rossi che ogni personaggio porta, il brindisi con diverse bevande e infine l'espressione inglese "...e Bob è tuo zio". Sono riferimenti vari e non specificati, che possono essere interpretati ma senza una lampante attinenza, e questo resta sia il maggior difetto del film, la mancanza di chiarezza, sia il suo pregio più grande, la libertà di interpretazione.
