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Ma Rainey’s Black Bottom – recensione

Il 18 Dicembre Netflix ha rilasciato sulla piattaforma Ma Rainey’s Black Bottom , l’ultimo film…

Ma Rainey’S Black Bottom – Recensione
Ma Rainey’s Black Bottom – recensione

Il 18 Dicembre Netflix ha rilasciato sulla piattaforma Ma Rainey’s Black Bottom , l’ultimo film con Chadwick Boseman accompagnato da una formidabile Viola Davis. Nell’ultima apparizione prima della prematura scomparsa l’attore, ormai noto per il suo ruolo in Black Panther, la pellicola lascia il segno.

Ma Rainey'S Black Bottom - Recensione 14 - Hynerd.it
Chadwick Boseman

Il fisico esile segnato dalla lotta contro il cancro si fa carico di un personaggio che esalta il Black Power, a partire dal modo in cui fronteggia le difficoltà del mondo senza esitare un momento. Un addio che segna anche uno dei momenti più alti della sua carriera: Chadwick Boseman, attraverso Levee, porta in scena un idealismo all’insegna di Wakanda Forever.

La trama – dal teatro a Netflix

La pellicola è ambientata nel 1927, in uno studio di registrazione di Chicago dove la band afroamericana composta dal cornettista Levee (Chadwick Boseman), il bassista Slow Drag (Michael Potts), il pianista Toledo (Glynn Turman) e il trombonista Cutler (Colman Domingo) si prepara a incidere un album insieme alla madre del Blues, Ma Rainey.

Ma Rainey'S Black Bottom
Ma Rainey’s Black Bottom

Levee è sia la new entry del gruppo che portatore di idee innovative, come i nuovi arrangiamenti e le proposte di canzoni fresche di creazione. Ma presto, il suo estro e voglia di emergere causano molti disappunti, sia con Ma Rainey che con il gruppo.

La forza di due poli contrastanti

La tensione tra le due teste calde principali, Ma e Levee, è il punto focale su cui si erge tutto il dramma.

Ma Rainey non è semplicemente una donna dal carattere forte, dalla voce sublime e capace di farsi strada da sola, ma anche un’artista afroamericana sfruttata dall’industria musicale bianca. Rainey incarna tutti coloro che devono combattere contro i pregiudizi dovuti al colore della pelle. Ogni giorno, qualche produttore intorno alla sua figura cerca di piegarla ai propri voleri, obbligandola ad essere un comune prodotto che i bianchi si aspettano: una bella voce da ascoltare, nulla di più.

Ma Rainey'S Black Bottom - Recensione 15 - Hynerd.it
Ma Rainey’s Black Bottom

D’altro canto Levee, molte volte si scontra con la madre del Blues a causa delle peculiarità caratteriali che entrambi condividono: un ragazzo dalle mille capacità, sicuro di sé e dall’animo puramente blues. Levee sa ballare, cantare e accompagnare il tutto con una battuta pronta, a tal punto da credere di essere destinato a qualcosa di più grande dei “palchetti” di Chicago.

Da un lato lei, intenzionata a non cedere neppure un centimetro delle luci del palcoscenico e dall’altro lui, desideroso di brillare di luce propria.

Ma Rainey'S Black Bottom - Recensione 16 - Hynerd.it
Ma Rainey’s Black Bottom

Le interpretazioni di Chadwick Boseman e Viola Davis mostrano una bravura attoriale quasi da Oscar: entrambi si calano in un ruolo molto complicato, capace di coinvolgere lo spettatore in un viaggio attraverso i pensieri più tortuosi.

Viola Davis, quasi irriconoscibile, rende il personaggio degno di nota con un trucco rovinato dal sudore, un modo di parlare molto animato e un aspetto poco curato: da questi fattori trasuda tutta l’insoddisfazione verso sé stessa e chi le sta intorno.

L’impotenza della comunità afroamericana

Il lungometraggio alterna un Levee spavaldo ed armato di sorriso contagioso, ad uno distrutto e pieno di tristezza nel momento in cui ripensa ai dolorosi ricordi d’infanzia. Una delle scene più significative di Ma Rainey’s Black Bottom è quella del monologo in cui spiega come e perché lui “non ha paura degli uomini bianchi” ma di come ha imparato a trattarli, per sopravvivere. Levee diventa il simbolo di quella fazione americana che crede di meritare, come lui, un grande riscatto verso un passato ingiusto ed è pronto anche ad affrontare Dio in persona pur di ottenerlo.

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Ma Rainey’s Black Bottom

Più o meno, da questo punto della storia, Ma Rainey’s Black Bottom si trasforma da film che omaggia il blues in una riflessione sulla libertà individuale e sul tentativo, da parte degli afroamericani, di guadagnarsi un posto in quell’America basata sulla disuguaglianza.

Wolfe, attraverso la pellicola, raccoglie la pesante eredità di una generazione di uomini e donne di colore, costretti a vivere in un mondo che non sempre è dalla loro parte.

Il blues come via di fuga

Toccante è il discorso di Ma Rainey mentre aspetta l’arrivo della sua coca cola ghiacciata, quando parla del blues come arte che da pochi può essere compresa. Questo riporta lo spettatore alla scena iniziale del film, quando sulle note di Deep Moaning Blues la storica cantante ammalia il pubblico in un modo unico. Il blues, oltre ad essere un genere musicale di tutto rispetto, nel film diventa l’unico filtro attraverso cui possono essere rappresentate le sofferenze e le speranze di rivalsa della popolazione afroamericana.

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Ma Rainey’s Black Bottom

Per la popolazione di colore, il blues è sempre stato in grado di riunire gli animi squarciati dalle ingiustizie, di persone diverse ma allo stesso tempo simili. Ma Rainey’s Black Bottom offre la visione di un blues che va sentito e sofferto nel profondo per essere degno di uno strumento o una voce.

Sceneggiatura, colori anni ’20 e dialoghi teatrali

Il film è così veritiero e realista, ma ha una pecca: l’origine teatrale dal quale George C. Wolfe non prova neanche per un secondo a distaccarsi. Il regista è così interessato a rispettare l’opera di August Wilson, i suoi personaggi e le sue tematiche a tal punto da tenere il titolo originale, soprattutto all’inizio del film.

I flashback vengono sostituiti da fitti dialoghi e monologhi, in cui i personaggi si immergono in veri e propri flussi di coscienza: Wolfe in questo modo omaggia l’opera teatrale in tutte le sue sfumature.

Ma Rainey'S Black Bottom - Recensione 19 - Hynerd.it
Ma Rainey’s Black Bottom

Una perfetta e realistica scenografia dell’epoca rende Ma Rainey’s Black Bottom un prodotto riuscito molto bene. Alcuni dettagli saltano subito all’occhio come le inquadrature sui vinili e giradischi d’epoca, le musiche di Branford Marsalis e le tonalità giallo-seppia perfette per il contesto anni ’20: i colori caldi e il sudore visibile su tutti gli attori danno quella sensazione di afosità durante una giornata estiva. La vera forza cinematografica del film sta nei movimenti fluidi e costanti della macchina da presa, capaci di soffermarsi sugli sguardi e gesti dei protagonisti per catturarne tutta l’essenza.

Ma Rainey’s Black Bottom è un film da guardare sia per i temi trattati che per i due attori principali: per vedere il trailer clicca qui!

Ma Rainey’s Black Bottom – recensione
8

Conclusione

Viola Davis e Chadwick Boseman lasciano veramente il segno in Ma Rainey's Black Bottom soprattutto per la carica emotiva dei loro personaggi. Il film riporta una realistica Chicago dell'epoca, con giusto qualche pecca riguardo il poco distaccamento dall'opera teatrale. Per il resto, come ultimo film di Boseman, è sicuramente da vedere e lascia molte riflessioni sulla questione razziale.

Pro

Scene realistiche e con caratteristiche anni '20
Interpretazione da Oscar di Viola Davis e Chadwick Boseman
Il blues raccontato dalla comunità afroamericana

Contro

Poco distaccamento dalla versione teatrale
Assenza flashback e presenza monologhi
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