Naza, un documentario necessario impossibile da ignorare

Naza mostra un processo di deumanizzazione terrificante, in contrasto con la quotidianità del resto del mondo, che scorre sullo sfondo.

Frame dal documentario Naza (2026)
Frame dal documentario Naza (2026) / The Guardian, JW Films, Placeholder Films, Unseen Hand

Vincitore del Premio speciale della Giuria alla 83° Mostra del Cinema di Venezia, Naza arriva al cinema per tre soli giorni di programmazione.

Un nuovo documentario d'inchiesta diretto dai registi Yuval Abraham e Rachel Szor, che imprime su pellicola le colpe e le atrocità commesse contro il popolo palestinese.

Naza, un documentario oltre il coraggio

24 tra ufficiali e militari israeliani raccontano, in anonimato, le procedure operative e i sistemi di analisi e sorveglianza utilizzati per annientare la Striscia di Gaza. Sui tetti di Tel Aviv, con il buio della notte che fa da cornice, il regista Yuval Abraham raccoglie personalmente le testimonianze, fredde e indifferenti, dei diretti responsabili di questo genocidio.

"Naza" è l'acronimo adottato dall'intelligence israeliana per indicare il "danno collaterale" delle operazioni militari, ovvero le vittime civili. Operazioni che vengono descritte dagli intervistati gelidamente come nulla fosse, calpestando consapevolmente il valore di vite umane deliberatamente sacrificate.

Conta la quantità, non la qualità degli attacchi: è quello che raccontano i testimoni.

Una produzione durata tre anni e portata avanti in gran segreto, che sgretola alla base e senza filtri le scuse e le menzogne continuamente strumentalizzate dal governo israeliano. Sono oltre 73 mila le vittime palestinesi dall'inizio del conflitto, senza alcuna distinzione di genere: donne e bambini sembrano essere la metà.

Un processo di deumanizzazione terrificante, in contrasto con la quotidianità di Israele che scorre sullo sfondo.

Perché Naza è importante

Naza si aggiunge a una filmografia ormai già densa e consolidata (pensiamo a No Other Land, The Voice of Hind Rajab e Put Your Soul on Your Hand and Walk) su un tema che continua ad essere attuale e che non vede una fine: il genocidio in atto a Gaza.

Niente di nuovo, dopotutto. Niente che non sappiamo già. Eppure, è necessario parlarne, così come è necessario che continui l’impegno cinematografico in questa direzione. Perché Naza, ieri, al primo di tre giorni di programmazione, ha scalato la vetta del box office e riempito le sale dei cinema italiani. Sold out già dal mattino e per i giorni successivi.

Allo spettacolo delle 21:00 c'era anche una scolaresca. Ed è un bel segnale questo, perché è dalle scuole che bisogna educare, che bisogna ricominciare.

Frame dal documentario Naza (2026)

Questo risultato fa capire che ci siamo, che siamo in grado di vedere, di partecipare a un dolore collettivo, di sviluppare e nutrire una coscienza politica e umana che possa, anche in minima parte, continuare a far risuonare l’eco di queste atrocità.

Quello a cui si assiste guardando Naza fa rabbrividire. Nella voce dei colpevoli c’è un'atrofia emotiva destabilizzante, che in parte non sorprende, ma che esiste. Un’atrofia a cui, da spettatori, non ci si riesce ad abituare. Che fa ribrezzo, che non si riesce a spiegare.

Così come non si riesce a spiegare come possa una vita umana non avere valore, come si possa giocare ad essere Dio, quando in realtà siamo tutti uguali, o come si possa restare inermi di fronte a questo sterminio.

Il distacco e l'apatia con cui questi militari raccontano il loro lavoro - perché di lavoro si tratta - sono glaciali, ed è devastante. Semplicemente eseguono degli ordini, non possono esimersi dal farlo, e questo è inspiegabilmente possibile.

Quello che qui fanno i due registi Yuval Abraham e Rachel Szor, già registi di No Other Land con cui hanno vinto il Premio Oscar al Miglior Documentario nel 2025, è fotografare con estrema freddezza le colpe storiche e presenti, morali e concrete della condanna alla fine del popolo palestinese.

Un silenzio assordante

È un documentario che appesantisce e che ci ricorda - per l'ennesima volta - che dalla storia non abbiamo imparato niente.

Quando le luci si sono accese e sono partiti i titoli di coda, nessuno si è mosso. Il silenzio era agghiacciante. Siamo usciti dalla sala come in processione, come dopo un funerale.

Ed è sempre difficile poi, dopo visioni di questo tipo, tornare alla propria routine. A una routine fatta di assuefazione, leggera, intrisa di cose futili. Si risale in macchina, si riaccende la radio, magari si canta. E in un attimo torna la leggerezza, come se si fosse andati a vedere un film qualsiasi. Senza ipocrisia.

Poi si realizza che non era un film qualsiasi, che è una realtà vicina, che è la nostra realtà. Anche se non siamo noi le vittime dirette. E arriva il senso di colpa, perché a noi, direttamente, non cambia nulla. Perché quelle macerie non sono le nostre, quelle case non sono le nostre, quelle famiglie non sono le nostre.

Neanche conforta il fatto che le sale siano piene. Perché, dopotutto, siamo persone comuni. Il pubblico di sala è fatto di persone comuni, di persone che non possono cambiare il corso di questi eventi, non direttamente quantomeno. Malgrado le manifestazioni, malgrado tutto.

A Gaza non c'è più niente e noi non possiamo far altro che rimanere spettatori. Ma allora riempiamole queste sale e facciamo in modo che questa sia la nostra voce: guardiamo davvero, senza scappare, senza alzarci, senza poter spegnere la TV o cambiare canale. Costringiamoci a vedere, costringiamoci come collettività a valorizzare il coraggio di questi registi, e di tutti i giornalisti, registi e attivisti palestinesi, e di chi come loro urla e ricorda al resto del mondo, giorno dopo giorno, che quella realtà ci riguarda tutti.

Non c'è sorpresa nel vedere Naza. Sappiamo tutti perfettamente quello che accade a Gaza, eppure lo schiaffo che arriva fa veramente male.

Il documentario è coprodotto da The Guardian - che ne ha annunciato la diffusione gratuita online dal prossimo novembre - e James Wilson, Naza è al cinema ancora oggi e domani 30 settembre, distribuito nelle sale italiane da I Wonder Pictures.

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