La Biennale di Venezia che si è appena conclusa ci ha riservato, fra le tante sorprese, uno dei documentari musicali più importanti degli ultimi anni: Oasis: Don't Look Back In Anger, sulla recente reunion degli Oasis e sulla singolare riappacificazione fra fratelli Liam e Noel Gallagher.
Diretto da William Lovelace e Dylan Southern (già registi di diversi documentari musicali) e scritto da Steven Knight, il creatore di Peaky Blinders, il documentario parte dall'annuncio della reunion ad agosto 2024 e, attraverso i mesi di preparazione e i concerti del tour, ci mostra la riscoperta del rapporto dei fratelli e la passione dei fan per la band.

Oasis: dove eravamo rimasti?
I roboanti fratelli Gallagher, parte degli Oasis, sono due personalità agli antipodi: abbiamo Liam, il più giovane, voce della band e spirito incandescente, e Noel, autore delle canzoni e leader musicale dal carattere timido ma schietto. Dopo aver dominato la scena musicale negli anni '90 e '00, i due raggiungono un punto di non ritorno nel 2009, in seguito a un litigio prima di salire su un palco a Parigi.
Per 15 anni seguono frecciatine e attacchi personali fra i due, che non sembrano avere alcuna intenzione di riunirsi. Questo fino ad agosto 2024, mese in cui viene annunciato il ritorno della band con una serie di concerti in giro per il mondo. Il documentario segue le prove che precedono il tour e i concerti stessi.
Oasis: Don't Look Back In Anger: niente di nuovo, eppure funziona
La struttura di Oasis: Don't Look Back In Anger proviene da una scelta ben precisa dell'esperto Steven Knight: nella prima parte assistiamo alle prove in preparazione del tour, momento in cui i fratelli Gallagher si rivedono insieme per più di 10 minuti per la prima volta dopo 15 anni. La tensione è palpabile, i due a malapena si rivolgono la parola e preferiscono invece iniziare a suonare immediatamente i primi pezzi. Poco dopo Liam scompare.
Ciò che arriva è dunque la presenza ancora ingombrante dei dissidi fra i due, il dubbio che la pace fatta non sia così stabile. Di questa pace infatti sappiamo poco: non si specifica mai il modo in cui i due siano finalmente tornati, prima di iniziare le prove, a rivolgersi la parola.

Dopo mesi di prove vediamo finalmente salire sul palco la band dopo anni: Cardiff, 4 luglio 2026. I due fratelli recepiscono il momento in modo diverso: Liam arriva appena 20 minuti prima del concerto ma si dimostra pronto e combattivo, Noel invece ammette di aver completamente sottovalutato la portata emotiva del momento e di "aver suonato col pilota automatico" per i primi 20 minuti.
Inizia da qui un susseguirsi di scene prese dai vari concerti, e ascoltiamo pressappoco ogni canzoni sulla scaletta fra le varie date del tour. Oltre a ciò si alternano diversi segmenti su vari fan della band da diverse parti del mondo che raccontano il loro rapporto con le canzoni, caricando emotivamente le scene musicali. Queste ultime sono condite con diversi aneddoti sulla band e vari momenti in cui vediamo i fratelli dietro le quinte, sempre più sereni e coinvolti dall'enorme quantità di affetto proveniente dai fan.
Nonostante una leggera monotonia dell'alternanza "canzoni-ricordi dei fan", la parte finale prende in contropiede, dal momento che ci viene mostrata un'emozionante intervista congiunta dei due fratelli, che al contrario dei primi minuti sembrano rilassati, divertiti e sulla stessa lunghezza d'onda. Dalle parole di entrambi nascono diversi spunti di riflessione sulla risposta dei fan alla reunion, sui cambiamenti sociali e musicali rispetto agli anni '90 e, anche se moderatamente, sul loro rapporto una volta ritornati in sintonia. L'umorismo di Liam e la schiettezza di Noel funzionano anche davanti alla telecamere, si intersecano, si sovrappongono e ci donano un'intervista che, insieme all'emozione di sentire i pezzi dal vivo dopo 15 anni di gelo, porta l'esperienza filmica su un livello altissimo.

In conclusione, Oasis: Don't Look Back In Anger mantiene una struttura non nuova o inaspettata, e senza dubbio è un prodotto che punta alla nostalgia delle persone. Ma è innegabile la forza che veicola: la pace tra due fratelli dopo 15 anni di contrasti indiretti è un messaggio incredibile, il perdono, che Noel Gallagher all'inizio nega di poter dare, nasce spontaneo e senza una parola grazie al palco condiviso e all'affetto esterno dei fan. La bellezza delle canzoni e l'interpetazione intima e personale che viene data da ogni fan sono elementi che ci portano a percepire quanto l'arte, in qualsiasi forma essa sia, possa cambiare in meglio le persone, portandole a comprendere sé stesse.
E queste sono sensazioni che, oltre a cinema, i fan italiani potranno sentire anche dal vivo fra meno di un anno, dal momento che nel 2027 gli Oasis torneranno in tour toccando anche la nostra penisola, per la precisione lo Stadio Olimpico di Roma.

