La 98ª edizione degli Academy Awards ha visto due grandi film fronteggiarsi per l’ambita statuetta al miglior film: da una parte troviamo Una battaglia dopo l’altra di Paul Thomas Anderson, capace di affrontare temi politici attuali in una prospettiva che lo lega ai problemi del mondo contemporaneo; dall’altra l’ambizioso I peccatori di Ryan Coogler, che adotta una pluralità di generi - tra cui anche l’horror - per esplorare tematiche come il razzismo negli Stati Uniti del passato, la violenza e l’oppressione della comunità afroamericana e il ruolo del blues nella sua storia culturale.
Proprio l’orrore sembra essere riuscito a svegliare dal lungo torpore i membri dell’Academy, solitamente poco inclini a considerare questa forma d’arte come qualcosa di più di un semplice genere di intrattenimento.
Una sorpresa che si riflette nelle 16 candidature ottenute da I peccatori (quattro delle quali vinte), alle quali si aggiunge la vittoria per la miglior attrice non protagonista di Amy Madigan (a quarant’anni dalla sua prima candidatura) per la sua interpretazione di zia Gladys in Weapons, diretto da Zach Cregger: un riconoscimento che la rende soltanto la settima performer nella storia degli Oscar a ottenere la statuetta per un’interpretazione in un film horror.
D’altronde, è stato proprio il body horror The Substance a riportare al centro della discussione un cinema capace di considerarsi autoriale, in quanto in grado di comunicare forti messaggi sociali.
Una lunga storia iniziata negli anni Trenta
Tutto ebbe inizio nel lontano 1932, una data memorabile per il cinema dell’orrore, quando Fredric March salì sul palco per ritirare il suo Oscar per la sua straordinaria interpretazione in Il dottor Jekyll.
Un premio rivoluzionario, non solo perché testimonia la capacità dell’Academy di riconoscere il valore del genere già negli anni Trenta - un periodo particolarmente florido per storie capaci di suscitare angoscia - ma anche perché l’attore dimostrò un’abilità eccezionale nell’interpretare due personaggi distinti: da un lato l’eleganza raffinata di Jekyll, dall’altro il lato animalesco e inquietante di Hyde.
Un’opera sulla psiche umana ancora oggi considerata tra le più influenti nella storia del cinema, soprattutto se si tiene conto che March condivise il premio con il collega Wallace Beery per Il campione, trasformando il verdetto in un memorabile ex aequo, il primo nella storia della categoria.

Dovranno passare trentasette anni prima di rivedere sul palcoscenico dell’Academy un nuovo volto del genere horror: il suo nome è Ruth Gordon, e nel film Rosemary’s Baby – Nastro rosso a New York interpreta Minnie Castevet, una delle anziane e misteriose vicine di casa dei Connelly.
La sua vittoria come miglior attrice non protagonista rimane tra le più simboliche per molteplici motivi, in particolare per il suo talento nel ricoprire non solo ruoli drammatici – e quindi più tradizionali – ma anche perché sullo schermo seppe incarnare una donna al tempo stesso simpatica e sinistra, diventando un’icona dell’orrore domestico.

Si arriva agli anni Novanta, quando il formidabile Rob Reiner (il cui ricordo agli Oscar 2026 è stato uno dei segmenti più commoventi) scelse la giovane Kathy Bates per interpretare la psicopatica Annie Wilkes in Misery non deve morire, adattamento cinematografico del romanzo di Stephen King.
La performance di Bates si distingue per la straordinaria intensità emotiva, capace di coniugare momenti di apparente dolcezza e bontà a un lato manipolativo e ossessivo, rendendo Annie uno dei personaggi più memorabili della storia dell’horror psicologico. La sua interpretazione le valse l’Oscar come miglior attrice, confermando come il genere horror potesse ottenere riconoscimenti dall’Academy quando la performance risultava eccezionalmente potente.

Solo l’anno dopo, nel 1992, Il silenzio degli innocenti portò l’Academy a inchinarsi di fronte all’adattamento di Jonathan Demme, donando all’opera ben cinque premi, tra i quali miglior attore e miglior attrice per Anthony Hopkins e Jodie Foster.
Una premiazione che rimane nella storia se si considera che Hopkins detiene il minor minutaggio sullo schermo (appena 16 minuti), ma tanto bastò a rendere il suo personaggio intramontabile, incarnando un villain complesso e carismatico, una figura mai vista prima sul grande schermo.
Un discorso simile si può fare per Foster, la cui interpretazione della giovane agente dell’FBI incaricata di catturare Buffalo Bill e di interrogare Lecter le permise di costruire un personaggio forte, intelligente e vulnerabile allo stesso tempo, diventando uno dei ruoli femminili più memorabili nel thriller-horror.

Le ultime due prove da Oscar
Tra le ultime interpretazioni da Oscar si segnala quella di Natalie Portman in Il cigno nero di Darren Aronosky, grazie alla quale, nel 2011, vinse il premio come miglior attrice protagonista. Portman interpreta una giovane ballerina ossessionata dalla perfezione, che ottiene il ruolo principale nello spettacolo Il lago dei cigni.
Il film mostra la lenta discesa psicologica di Nina Sayers, divisa tra fragilità e ossessione, e l’interpretazione di Portman riesce a rendere in modo straordinario la tensione interiore del personaggio, unendo intensità emotiva, complessità psicologica e realismo fisico grazie a mesi di duro allenamento nella danza classica.

Dalla storica vittoria di Fredric March per Il dottor Jekyll nel 1932 fino a Ruth Gordon in Rosemary’s Baby, l’Academy ha gradualmente riconosciuto le performance in film horror, premiando ruoli complessi e inquietanti. Negli anni Novanta, Kathy Bates in Misery non deve morire e la coppia Anthony Hopkins e Jodie Foster in Il silenzio degli innocenti hanno confermato questa tendenza, portando il thriller-horror al massimo riconoscimento con l’Oscar per attore, attrice e film.
Più recentemente, Amy Madigan in Weapons e Natalie Portman in Il cigno nero hanno mostrato come ruoli intensi e psicologicamente complessi possano ottenere il plauso dell’Academy. Questo non può che essere considerato un piccolo, grande passo verso la scoperta di un genere in grado di sorprendere per via delle sue interpretazioni indimenticabili e storiche.
