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Rocketman: recensione del film su Sir Elton John 1

Rocketman: recensione del film su Sir Elton John

In uscita nelle sale italiane il 29 Maggio 2019

Nell’Ottobre del 2018 è uscito un film che ha raccontato di un personaggio iconico della musica Pop Rock di tutti i tempi: Bohemian Rhapsody. Il film su Freddie Mercury è stato, come prevedibile, campione di incassi in quanto acclamato dal pubblico e dal red carpet losangelino – e non solo – per l’ottima interpretazione dei vari attori e per gli storici brani che naturalmente fanno da colonna sonora alla pellicola. In realtà il film in questione aveva un po’ troppe pecche a livello ricostruttivo e non sempre legate ad una vera e propria necessità narrativa.

In tutto ciò poteva mancare un altro “pesante” personaggio come Sir Elton John all’appello di questo flusso di risonanza mnemonico-musicale? Certo che no, ed ecco che mercoledì 29 Maggio prossimo venturo sarà possibile per tutti visionare nelle sale, il film sul baronetto che ha tracciato – anche lui – un solco profondo su quello sconfinato nero vinile che è la storia della musica. Ho avuto modo di visionare in anteprima stampa Rocketman al Cinema Anteo di Milano e questa è l’impressione che ho avuto.

I need to be a Rockstar

Il film si apre con una sequenza azzeccata e particolare nella sua semplicità. La classica entrata da rockstar nel “tunnel” che porta al palco, con tanto di costume e paillettes, luce dal fondo che rivela solo la silhouette dello showman, e slow motion da “…e adesso arrivo io”. Si scopre però subito che in realtà non è esattamente così dato che la celebrità di turno si accinge ad entrare in una stanza in cui è in atto una riunione di alcolisti anonimi.

Già in questi primissimi minuti si capisce che quello a cui si sta assistendo non è un’entrata in un tunnel, ma una sofferta e necessaria uscita simbolica da quel particolare tunnel che accompagna spesso personaggi di spettacolo con storie a dir poco particolari alle spalle. Tranquilli: non ho spoilerato nulla dato che non vi è davvero nulla da spoilerare sulla vita di chi ha un nome come Elton John.

Reginald Kenneth Dwight (ebbene sì, Elton Hercules John è uno pseudonimo -NdR- ) è un bambino che vive con una famiglia complicata in cui figurano una madre totalmente disillusa e distaccata dalla vita ed un padre al pari insofferente alla famiglia. Solo la beneamata nonna mostra attenzione e affetto verso Reggie e, una volta notato il talento incredibile del bambino in ambito musicale, lo incoraggia a presentarsi al conservatorio per l’iscrizione, questo, sempre nella totale disaffezione di entrambi i genitori. Reggie si dimostra immediatamente oltremodo talentuoso e, col tempo, inizia a farsi notare un po’ da tutti nel “Pub dietro casa”. Il pargolo cresce e fa conoscenza con Bernie Taupin (storico paroliere di Elton John con un sodalizio al pari di Cocciante-Mogol -NdR- ). I due si trovano subito in sintonia e da questo fortunato incontro artistico nascono i primi successi.

Quel che ne sussegue è assolutamente fisiologico e il magico duo inizia la scalata verso le vette delle classifiche partendo dalla sempre presente e importantissima Los Angeles. Qui iniziano l’ascesa e il conflitto interno del nostro caro Elton John, tra la propria sessualità e l’incapacità di reagire e superare il rapporto con i propri genitori che, nel frattempo, si dimostrano sempre più freddi e opportunisti. Il resto lo lascio alla vostra visione (ma in fondo nel più e nel meno un po’ tutti sanno la vita del baronetto e quelli che sono i tratti distintivi di questo tipo di produzioni -NdR- ).

Maelstrom

Partiamo con il dire che Rocketman non è Grease o Cats; il film su Sir Elton John in un certo senso ricorda un po’ il film sui Doors di Oliver Stone. Non vi sono sequenze infinite di balli e canzoni lanciate a mo’ di granate come nei suddetti esempi “classici” ma piuttosto è presente – ovviamente – una trama che va oltre al “ho comprato una macchina nuova e ti voglio portare in giro perché mi sono innamorato di te quest’estate”.

Rocketman è più un viaggio profondo verso la consapevolezza di chi si è davvero e su quanto le persone attorno a qualcuno possano influire sulla psiche dello stesso. Il motivo reale del distacco da un certo tipo di realtà che alle volte si sente come un vero e proprio stereotipo, il cercare di non voler essere mai e poi mai il semplice “vicino di casa di qualcuno”. Al contempo il fare propria una sessualità che in tempi – per fortuna ormai antichi – era motivo di vergogna non solo familiare ma anche pubblica. Certo, a conti fatti non mancano esempi di rigetto culturale anche oggi che siamo nel 2019 ma, in ogni caso, molto più complesso in un contesto difficile come quello in cui Reggie-Elton li ha dovuti vivere.

Quello che su celluloide si può vedere ricorda, come detto, più un film come The Doors che non un più sfacciato Bohemian Rhapsody. Si assiste ad un declino mentale vero e proprio dal quale non è facile sfuggire. La sofferenza di Reggie-Elton è forte e se insisto ad accostare i due nomi, quello reale e quello d’arte, è perché in effetti è di questo che parla il film. Il celeberrimo protagonista lotta contro un passato fatto di delusioni esattamente come l’autore di “The End” ha vissuto dall’altra parte del globo ma, in parte nella stessa “background scene”. Vi sono naturalmente i momenti in cui il protagonista è apparentemente felice di ciò che ottiene ma, come sempre e come ricorda la della vita inappetente madre di Reggie-Elton: “Hai scelto una vita in cui sarai per sempre solo!”.

Essere un musicista comporta tante scelte, spesso dure da prendere per se stessi e per gli altri e questo genere di parole, a chi fa musica, sono una freccia ricoperta di fiele dritta nel cuore. Tutti i lavori sono frutto di sacrificio e decisioni difficili ma, quando tuo padre ti chiede di andarlo a trovare dopo anni solo perché vuole avere autografati i tuoi dischi per i fratellastri che ti ritrovi e poi ti riserva lo stesso trattamento di quando eri piccolo, è un buon motivo per chiuderti da solo nella tua stanza d’albergo ed evadere da tutto ed in ogni modo.

Musical o film?

Rocketman gode di una scelta stilistica non di poco conto dato che sceglie una via di mezzo tra il puro musical e la narrazione cinematografica classica. Scelta personalmente molto apprezzata (anche se, forse, si è un po’ calcata la mano verso il musical puro alla fine della pellicola -NdR- ) anche perché in generale si è potuta apprezzare un’ottima recitazione da parte di Taron Egerton, nella parte di Sir Elton Hercules John, che ha saputo imprimere su schermo una visione credibile dello stesso ormai celebre musicista. Notevole anche la recitazione di Jamie Bell (si, Billy Elliot -NdR- ) nella parte dello storico paroliere – sempre in disparte quanto sempre presente e importante – del celeberrimo cantante. Molto ben raccontato il rapporto tra di loro nel tempo.

Rocketman: recensione del film su Sir Elton John
In Conclusione
Un film intenso e ben raccontato nonostante le ovvie licenze narrative e con una attenzione alle inquadrature e alla fotografia non di poco conto.Due ore di film che scivolano senza mai troppo appesantire la visione per il relativamente sapiente dosaggio di musica e narrazione. Aggiungo solo che la proiezione da me visionata era in lingua originale e, in questo caso, decisamente davvero molto ben recitata.
Pro
Contro
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