Sono usciti questa notte alle ore 2.00 AM in Italia, in contemporanea con la messa in onda americana, gli episodi 5, 6 e 7 della quinta stagione di Stranger Things, che vedrà la sua conclusione definitiva il primo gennaio 2026.
La recensione che segue NON contiene alcuno spoiler, fatta eccezione per le scene mostrate nel trailer rilasciato da Netflix.
Obiettivo n. 1: ricongiungersi
Come abbiamo visto nella quarta puntata (trovate qui la spiegazione del finale della prima parte), avevamo lasciato i nostri eroi separati: alcuni a Hawkins, alcuni nel Sottosopra e altri nella mente di Vecna. Questa puntata, oltre a mostrarci i personaggi intenti a cercare di entrare in contatto tra loro, si prende il tempo di approfondire i rapporti tra i vari protagonisti: c’è chi si apre all’altro e chi fa pace, facendoci già commuovere. Ma preparate i fazzoletti, perché siamo solo alla prima puntata di queste tre.

Il peggio deve ancora arrivare
Come se le cose non fossero già abbastanza complicate, si aggiunge altra carne al fuoco: come vediamo dal trailer, infatti, Dustin scopre qualcosa riguardo al Sottosopra che non vi riveleremo, ma che, da quanto si intuisce, ci fa capire che tutto ciò che sapevamo finora su di esso è sbagliato, rendendo la missione ancora più complessa di prima.
Il lato umano
Con la puntata numero sette raggiungiamo i livelli più alti non solo dal punto di vista emotivo dei personaggi — rendendo il gruppo ancora più affiatato e facendoci piangere come fontane — ma anche mostrando lati profondamente umani di personaggi che, al momento, di umano hanno davvero poco. L’evoluzione di ciascun personaggio è davvero ben riuscita, cosa tutt’altro che scontata considerando l’impronta corale della serie: riuscire a dare maggiore spessore a ognuno, nonostante l’ampiezza del gruppo e con poche battute e scene, è un risultato incredibile.

I Duffer alla regia
Benché ogni episodio di questa seconda parte sia riuscito (e non a caso anche qui troviamo una puntata diretta nientemeno che da Frank Darabont, regista de Il miglio verde e Le ali della libertà), non possiamo non fare un plauso ai fratelli Duffer che, oltre a essere i creatori della serie, hanno diretto questo settimo episodio in modo sublime. Ogni scena è curata nei minimi dettagli e la serie si prende i suoi tempi; non a caso ogni episodio supera l’ora di durata, rendendo la visione di questa parte di Stranger Things più simile a una trilogia cinematografica di film da tre ore che a una serie televisiva tradizionale.
L’amore, il tema centrale di Stranger Things
Ciò che emerge più di tutto è l’amore tra i personaggi, sia esso romantico o di amicizia. Vediamo un amore familiare incredibilmente forte, come quello tra Hopper e Undici, l’amicizia tra Steve e Dustin, l’amore tra Nancy e Jonathan. Non solo si percepisce l’amore tra i personaggi, ma anche quello del cast per questa serie, per i creatori, i registi e i produttori: se la quarta stagione si era un po’ persa rendendo alcuni personaggi inutili, qui tutti trovano il loro spazio e mettono in campo tutta la loro energia.
Insomma, stiamo davvero arrivando alla fine, e si vede. L’episodio 8, il gran finale — che vedremo, lo ribadiamo, il primo gennaio del nuovo anno — durerà ben 2 ore e 8 minuti. Che dire: da un lato non vediamo l’ora, dall’altro siamo pronti a dire addio a una delle serie televisive più iconiche degli ultimi dieci anni.
