Genki lo ha lanciato sul mercato il 25 settembre scorso, quel Tokyo Xtreme Racer che prese spunto da chi invece ci si lanciava davvero sulle autostrade giapponesi a 300 kmh. Già, la Shuto Espressway che serviva la capitale Tokyo, tra gli anni 80 e i primi 2000, era infestata di corse clandestine. Una banda su tutte: il Midnight Club e le sue competizioni sulla Bayshore Route. Un fenomeno che non ha ispirato solo il mondo videoludico, bensì anche la serie manga di corse Wangan Midnight. Abbiamo atteso vent’anni per sfrecciare di nuovo con Tokyo Xtreme Racer.

La saga dei Tokyo Xtreme Racer

Difficile a crederci, eppure con le corse clandestine Tokyo Xtreme Racer ci ha fatto la sua fortuna resistendo per un ventennio. Vediamo insieme l’albero genealogico di questa longeva Famiglia di simulatori automobilistici corredata di un brevissimo sunto della loro trama:
- Tokyo Xtreme Racer 2 (anno 2000): Motoya Iwasaki è Speed King, il campione indiscusso sulla Shutokou dove ha sbaragliato tutti i team avversari e White Charisma.
- Toky Xtreme Racer: Zero (anno 2001): In questo sequel, il pilota Motoya Iwasaki sconfigge Snake Eyes che ripara negli USA per rifarsi una carriera. Iwasaki compone una squadra – la 13 Devils – con cui prosegue le sue competizioni. Nel frattempo, White Charisma risorge e con il suo team – The Zodiac – prova a prendersi la sua rivincita contro Speed King (Iwasaki). Tuttavia nessuno dei due avrà la meglio, poiché saranno battuti da un pilota sconosciuto. I 13 Devils, tuttavia, pur senza il loro leader Iwasaki, continuano a competere.
- Tokyo Xtreme Racer: Drift e Toky Xtreme Racer 3 (anno 2003): Dopo la sconfitta subita dal pilota sconosciuto apparso nel prequel, Iwasaki si ritira in montagna e corre con una Subaru Impreza. Hiroki Koukami è un astro nascente delle corse e, a un certo punto, si batte con Iwasaki. Poi sconfigge Kaido President e praticamente conquista il titolo di Re Emotivo e titolo di pilota più forte della montagna. Intanto, Snake Eyes rientra a Tokyo dopo il soggiorno negli USA e inizia a macinare vittorie contro i 13 Devils orfani di Iwasaki, Platinum Prince e Black Dragon causandone lo sciogliemento dei rispettivi team. Insomma, alla fine della storia, si sbloccano altri due scenari da corsa: le città giapponesi di Nagoya e Osaka.
- Tokyo Xtreme Racer: Drift 2 (anno 2005): Iwasaki riprende il comando dei 13 Devils e ingaggiano una lunga lotta coi Kingdom Twelve capeggiati dal Presidente Kaido. Ma, alla fine, arriva un altro pilota ignoto che mette ko entrambe le squadre, Kingdom Twelve e 13 Devils. Quest’ultimi si dissociano totalmente.
- Import Tuner Challenge (anno 2006): Iwasaki torna sulla scena urbana di Tokyo e incarica un suo intimo amico di imporsi sulle corse; Skull Bullet – ex avversario di Snake Eyes – giunge a Tokyo per prendersi la sua rivinciata; l’amico di Iwasaki sbaraglia Snake Eyes e viene sfidato da un pilota sconosciuto a bordo di una Nissan S30 Z.
Le corse clandestine nella storia dei videogame
Le corse clandestine nel mondo dei videogiochi affondano le radici nel lontano 1976, quando fu pubblicato “Death Race”, il primo arcade di guida della storia. Un videogioco che fece molto discutere, perché i gremlins urlanti che il giocatore doveva asfaltare, somigliavano a esseri umani prima di essere trasformati in lapidi. Ma a far inorridire fu anche il titolo del gioco, che in origine era “Pedestrian”. “Pedoni”, appunto, da investire con l’auto esattamente allo stesso modo dei terroristi di quegli anni. Ci furono scontri, manifestazioni, le cabine delle sale giochi con Death Race vennero portati fuori e dati alle fiamme, costringendo l’editore a smettere la produzione.

Più tardi, nel 1986, Outrun permetterà a tutti di viaggiare sulle larghe route americane guidando una Ferrari Testarossa. E’ un successone nelle sale giochi, meno sulle piattaforme casalinghe. Outrun infatti, al pari di altri simulatori di guida, non entusiasma nella versione per Spectrum, Amiga e Megadrive. Su computer, invece, gira molto bene, grazie ai processori a 16 bit.

Andrà meglio sulle console con i successivi Test Drive 2, Toyota Celica GT Rally, in cui vengono inserite condizioni meteo realistiche e copilota. Arriva poi Lotus Esprit Turbo Challenge e s’inaugura la stagione delle sfide a spleet screen, accolte con entusiasmo da critica e utenti.

Formula One Gran Prix, nel 1992, è il primo simulatore di successo del settore prima che venga scoperta l’accelerazione 3D che darà al genere corse uno sprint qualitativo molto significativo. Il livello si alza apartire da Pod (1997) futuristico e ben illuminato, poi Carmageddon 2 per tornare ancora al macabro, un discreto Formula Uno 97 che però non pareggia l'F1 Racing Simulation di Ubisoft o anche Gran Prix Legends. Arrivano i rally con Colin McRae Rally su PlayStation e Pc più Motocross Madness per moto e Need for Speed 3. Siamo a fine anni Novanta quando viene pubblicato un cult dei videogiochi di corse: Gran Turismo (1998). Qui, oltre alla sfida veloce da un quarto d’ora, il giocatore può cimentarsi in una vera e propria carriera da pilota.

Prosegue la saga dei Need for Speed con Underground avversato da Midnight Club 2 della Rockstar che vanta una grafica eccellente pur penalizzato da una scarsa giocabilità.
Il roster di veicoli in Tokyo Xtreme Racer
Alcune news prima di stilare la lista completa.In Tokyo Xtreme Racer sono state introdotte tre nuove macchine: Honda Fit, Mazda CX-3 e Toyota Dyna. Inoltre, altra novità, sarà incluso un selettore musicale e la modalità replay.

- Ci sono quattro auto Suzuki:
- Wagon R RR-DI (2003)
- Cappuccino (1995)
- Alto Works (2015)
- Swift Sport (2022)
- Nove auto Subaru:
- BRZ GT (2016)
- BRZ S (2021)
- Impreza WRX STi (2000)
- Impreza WRX STi V-Limited (2003)
- Impreza WRX STi specifica c (2005)
- Impreza WRX TypeR STi VersionVI (1999)
- Levorg 2.0GT-S EyeSight (2015)
- Levorg STI Sport R EX (2021)
- WRX STI Tipo S (2015)
- 10 auto Nissan:
- 180SX Type X con Super Hicas (1996)
- Silvia K's (1991)
- Silvia K's Aero SE (1997)
- Silvia Spec-R Aero (1999)
- Fairlady Z Versione R Biturbo 2by2 (1998)
- Fairlady Versione Z ST (2005)
- Fairlady Versione Z ST (2014)
- Skyline GT-R V-Spec II (R32) (1994)
- Skyline GT-R V-Spec (R33) (1997)
- Skyline GT-R V-Spec II (R34) (2000)
- Nove auto Mazda
- Atenza Sport 23Z (2003)
- Axela Sport 23S (2003)
- Eunos Roadster S Special Type II (1996)
- Roadster RS (2003)
- Roadster RS (2015)
- Savanna RX-7 Infini (1990)
- RX-7 Tipo RZ (2000)
- RX-8 Tipo S (2003)
- Mazda 3 Fastback 20S Retro Sports Edition (2023)
- Quattro auto Mitsubishi:
- Eclipse GT (2005) (Non JDM)
- GTO Twin Turbo (1995)
- Lancer Evolution V GSR (1998)
- Lancer Evolution Edizione Finale (2015)
Il ruolo del tuning nella performance in Tokyo Xtreme Racer
La personalizzazione della tua auto gioca un ruolo fondamentale per avere successo in Tokyo Xtreme Racer e guadagnare crediti che ti permetteranno di investire in migliorie meccaniche tipo: turbo, kit sospensioni, regolazione del cambio e pneumatici. Questo tipo di interventi incidono fortemente sulla guida. Ad esempio, rapporti di cambio stretti o lunghi condizionano l’accelerazione che in certe situazioni è utile per divincolarsi. Oppure, ammortizzatori rigidi compromettono la manovrabilità in curva.

Per quanto riguarda il lato puramente estetico, c’è da dire che in Tokyo Xtreme Racer non riveste una grande importanza come in altri prodotti della stessa categoria. Tuttavia, si può affinare l’aerodinamica applicando dei kit stilosi, come anche decalcomanie in vinile che fanno avere all’occhio la sua parte.
Il gioco è comunque progettato per l’incremento delle prestazioni, per vincere le competizioni e non per sfoggiare una bella livrea. Quindi, cambiare il motore, sistemare gli scarichi e l’aspirazione, migliorare la tenuta di strada ridistribuendo il peso. Ancora, regolazione dell’unità di potenza e monitoraggio usura delle gomme. Insomma Tokyo Xtreme Racer fornisce ogni tipo di tool utile a costruirti il tuo veicolo in funzione del tuo stile di guida.
