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Adagio, Recensione: un epico finale della trilogia

Sollima chiude la trilogia sulla Roma criminale con Adagio, un noir dal grande cast che unisce il passato e il presente.

adagio

Adagio, presentato in anteprima all'80ª edizione del Festival di Venezia, è disponibile nelle sale italiane dal 14 dicembre. Naturalmente non si tratta di un film di Natale, ma di sicuro questo è un bellissimo regalo da parte di Stefano Sollima. Adagio chiude la trilogia sulla Roma criminale, iniziata con ACAB - All Cops Are Bastards e proseguita poi con Suburra, narrando la lenta caduta di tre criminali, che appartengono alla scena del passato, su uno sfondo apocalittico.

Come in ogni noir che si rispetti, la città deve fungere da protagonista. E la Roma che Sollima descrive non si compone di luoghi patinati e turistici ma di scorci urbani che raccontano di una città in lento declino, metaforicamente devastata da incendi e asfissiata da alte temperature. Una Roma assai vicina alla Los Angeles immaginata da Ridley Scott in Blade Runner.

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7.5

Adagio

Adagio è un noir tutto italiano, violento ma calibrato che chiude la trilogia sulla Roma criminale raccontata da Sollima. Non si tratta di due ore di sparatorie e inseguimenti, il ritmo è adagio, appunto, e i personaggi lasciano trasparire tutta la stanchezza dei loro corpi e delle loro menti. Ex criminali in rovina, sullo sfondo di una Roma apocalittica, che cercano di salvare dal giro il giovane Manuel. L'originale regia è accompagnata da interpretazioni degne di nota, favorite dal meraviglioso lavoro del reparto trucco.

Dove vederlo:

Adagio: Roma dagli occhi di Sollima

Una Roma in fiamme, colpita da incendi e blackout. È questo lo sfondo sul quale si dirama la storia del sedicenne Manuel (Gianmarco Franchini), costretto da alcuni agenti, capeggiati da Vasco (Adriano Giannini), a partecipare ad un festino per incastrare un politico corrotto, tra droga e passione per i minorenni. Impaurito per via delle telecamere decide di scappare e da lì inizia la sua fuga notturna che lo porterà a chiedere aiuto a vecchi criminali della banda della Magliana.

Manuel, figlio di Daytona (Toni Servillo), si rivolge prima a Pol Niuman (Valerio Mastandrea) e poi a Cammello (Pierfrancesco Favino). Gli ex membri della banda sono "morti che camminano": Daytona, affetto da demenza, passa le sue giornate sulla poltrona di casa, Pol Niuman è cieco, mentre Cammello è appena uscito dal carcere per un cancro. Il trio cercherà di aiutare Manuel, l'unico che è ancora in tempo per salvarsi dal giro malavitoso che si diffonde a vista d'occhio nella società attuale.

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Un noir distopico e intimo

Adagio è un film che merita l'attenzione degli spettatori. Un prodotto originale, un poliziesco tutto italiano che ci tiene incollati allo schermo grazie all'aspetto estetico e alle interpretazioni dei suoi protagonisti. La trama a tratti può apparire scarna, ma gli sforzi registici e attoriali ci inglobano in quest'inferno romano raccontato da Sollima.

I protagonisti sono intriganti e caratterizzati sia psicologicamente (vedasi Daytona) che esteticamente (primo fra tutti Cammello). Una particolare menzione va al lavoro di Lorenzo Tamburini che trasforma il volto di Favino, reso irriconoscibile. Dalla sua espressione traspare tutta la stanchezza passata e la rassegnazione per il mondo presente. Servillo, invece, traballa tra attimi di lucidità e momenti di demenza, in cui si perde tra le strade di Roma. Seppur presente in poche scene, Mastandrea, invece, che è stato sul set soltanto per tre giorni, concede sequenze di splendida tensione.

Adagio è un noir attuale, violento ma calibrato. Il titolo non è casuale. Il ritmo del film è adagio, i protagonisti sono criminali andati in rovina che lasciano trasparire dai volti e dalla loro andatura, tutta la lentezza dei loro corpi e delle loro menti. Tutti alla fine cercano di redimersi in questa società destinata allo sfacelo. Se volete farvi un regalo di Natale, Adagio è il film da vedere al cinema in questo momento!

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