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Aquaman e il regno perduto, Recensione: un buco nell’acqua

di Mattia Loiacono

Pubblicato il 2023-12-23

Aquaman e il regno perduto mette fine al travagliato DCEU con spossatezza e, all’apparenza, poca voglia da parte di tutte le parti.

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Per definizione, “fare un buco nell’acqua” si accosta ad un qualcosa che non scalfisce, né colpisce o né, tanto meno, può considerarsi un successo. Il rischio che questo potesse accadere con Aquaman e il regno perduto era tangibile già dai trailer e dai cambiamenti attuati dai DC Studios, che in qualche modo forse si aspettavano già un risultato di questo tipo.

Aquaman e il regno perduto è l’ultimo film del travagliato DC Extended Universe, ora giunto definitivamente al capolinea. È il momento quindi di voltare pagina per i fan, per i nuovi DC Studios e per James Gunn, che da adesso in poi avrà più margine di manovra. Prima, però, bisogna capire cosa non è andato nell’ultimo film sul Protettore degli Oceani, anche per evitare di commettere gli stessi errori in futuro, a favore di un nuovo universo tutto da scrivere.

Una minaccia “reale”

Arthur Curry è diventato padre, oltre ad essere il re di Atlantide, e le responsabilità iniziano ad essere tante. Lui non vuole il suo ruolo da re, non crede possa fare per lui, ma non se la sente di lasciare Atlantide in mani sbagliate.

A rompere questo precario equilibrio ci pensa Black Manta, già visto nel primo capitolo e ancora determinato nel voler vendicare il padre. Per sconfiggerlo Aquaman deve rivolgersi a Orm, suo fratello ed ex re di Atlantide, con cui deve mettere da parte le divergenze a favore di uno scopo superiore: salvare il pianeta da Black Manta e, soprattutto, dal riscaldamento globale.

La spossatezza di Aquaman e il regno perduto

La verità è che con Aquaman e il regno perduto viene fuori la stanchezza di tutte le parti in causa: dallo schermo non trasuda voglia, cuore o passione, ma solo consapevolezza di star facendo qualcosa che non andrà lontano; di conseguenza lo spettatore, già stanco in partenza di storie simili di cui il mercato è ormai saturo, non può far altro che adeguarsi a questo status. Un vero peccato anche visto il tema principale del film, il riscaldamento globale, che non riesce mai a lasciare il segno nonostante la sua messinscena decisamente esplicita.

Altro problema importante è il ritmo, che passa da momenti gestiti troppo rapidamente, come il finale, ad altri troppo lenti. Inoltre, alcune sequenze si rifanno oltremodo ad alcuni cult impressi nella mente dello spettatore, come ad esempio quelle in cui Arthur e Orm esplorano il mondo in superficie.

Alcuni rapporti tra i personaggi vengono solamente accennati, come quello tra Arthur e il figlio, che inizialmente sembrava poter avere un’importanza maggiore, così come quello con il padre di Arthur. Tutto passa al rapporto fraterno con Orm, dimenticandosi i precedenti e puntando tutto sulla riappacificazione tra i due. Per non parlare del personaggio di Amber Heard, che per ovvi motivi è un caso a parte.

Aquaman e il regno perduto

Un sequel amorfo

Facciamo fatica a trovare degli elementi di picco positivo in questo Aquaman e il regno perduto: potremmo citare Jason Momoa, che seppur sottotono è l’unica vera “attrazione” del film, ma poco altro. La regia di James Wan rimane amorfa e assume le caratteristiche standard di film simili, ma è difficile anche puntare il dito visto che è il collettivo a non aver funzionato.

La CGI in alcuni momenti è anche passabile e ti lascia pensare “dai, ho visto di peggio”, ma subito dopo ti smentisce, con alcune sequenze dall’aspetto quasi obsoleto per essere il 2023. Tra l’altro questo non può neanche considerarsi un aspetto secondario vista la massiccia presenza di computer grafica nel film.

In definitiva, Aquaman e il regno perduto è un prodotto che ci lascia basiti, sia per come è stato pensato e sia per come poi è stato concepito. “Se non ci credi tu, non ci può credere nessuno” e qui forse i DC Studios hanno smesso di credere in Aquaman tanto quanto, di conseguenza, noi.

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Aquaman e il regno perduto è l'ultimo film del travagliato DC Extended Universe, ora giunto definitivamente al capolinea. La verità è che con Aquaman e il regno perduto viene fuori la stanchezza di tutte le parti in causa. Altro problema importante è il ritmo, che passa da momenti gestiti troppo rapidamente, come il finale, ad altri troppo lenti. Alcuni rapporti tra i personaggi vengono solamente accennati, come quello tra Arthur e il figlio, che inizialmente sembrava poter avere un'importanza maggiore. La regia di James Wan rimane amorfa e assume le caratteristiche standard di film simili, mentre la CGI passa da momenti passabili ad altri dall'aspetto quasi obsoleto per essere il 2023. Jason Momoa, seppur sottotono, è l'unica vera "attrazione" del film.

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