A distanza di quattro anni dalla parentesi intima, nostalgica e confessionale di The Fabelmans (2022), Steven Spielberg torna finalmente nelle sale italiane dal 10 giugno con Disclosure Day.
Ci troviamo di fronte a una pellicola completamente diversa dalla precedente: se lì il regista scavava nei problemi e nella quotidianità di una famiglia speculare alla sua, raccontando la nascita del suo amore per la settima arte, con Disclosure Day rimette in moto la macchina del grande cinema d'intrattenimento sci-fi.
Spielberg firma il soggetto e la regia di questo fanta-thriller, la cui sceneggiatura è affidata a David Koepp (già dietro ai successi di Jurassic Park e La guerra dei mondi), mentre le musiche sono nelle mani del leggendario John Williams.
Questa trentesima collaborazione tra il compositore e il regista si traduce in una colonna sonora che non solo sottolinea la tensione, ma evoca istantaneamente quel senso di meraviglia tipico del loro storico sodalizio.
La fantascienza spielberghiana: dalle stelle alle ombre del presente
Il ritorno di Spielberg alla fantascienza non è mai un semplice esercizio di genere, ma una precisa dichiarazione poetica. Storicamente, la filmografia del regista ha diviso il contatto alieno in due grandi filoni, nei quali usa il linguaggio cinematografico in modo visivamente ed emotivamente differente: da un lato l'ottimismo umanista e spirituale di Incontri ravvicinati del terzo tipo (1977) e la tenerezza universale di E.T.
l'extra-terrestre (1982), dove il "diverso" è uno specchio in cui ritrovare la nostra innocenza; dall'altro la paranoia brutale e cupa di Minority Report (2002) e La guerra dei mondi (2005), profondamente influenzata dalle ferite post-11 settembre. In questi casi Spielberg usa l'elemento alieno per decodificare le paure dell'epoca in cui gira.

In Disclosure Day questa visione giunge a una sintesi matura: l'alieno non è più un mistero biologico da temere o da abbracciare nel giardino di casa, ma è diventato una "verità assoluta" e istituzionale, oltre che un segreto mantenuto dalle "alte sfere".
Una condizione che riflette il nostro attuale clima di sfiducia nelle istituzioni e, soprattutto, la sfiducia stessa di chi detiene il segreto nei confronti dell'umanità e di come potrebbe accogliere tale verità.
Disclosure Day: intreccio, performance e potenza metaforica
Il motore narrativo del film si accende grazie a un profondo cortocircuito ideologico all'interno delle stanze del potere.
Al centro della trama c'è Daniel Kellner, interpretato da un magnetico Josh O'Connor, che veste i panni di un brillante esperto di cybersicurezza della Wardex Corporation, un'agenzia segreta paragonvernativa in possesso di informazioni che potrebbero cambiare il mondo come lo conosciamo. Informazioni che ora sono tutte nelle mani di Daniel, dopo che le ha trafugate.
Daniel, tuttavia, non agisce da solo: a spingerlo all'azione, orchestrando un piano millimetrico, è Hugo Wakefield (Colman Domingo). Wakefield è un disertore dell'organizzazione, un uomo logorato dai segreti che custodisce e fermamente convinto che la verità appartenga al mondo.
È proprio la sua forza persuasiva a convincere Daniel a compiere il grande salto: sottrarre quei file governativi blindati che provano decenni di contatti extraterrestri.

Da quel momento il destino di Daniel, costantemente in fuga con la sua ragazza Jade, si incrocia con quello di Margaret Fairchild, interpretata da una sorprendente e centratissima Emily Blunt.
Margaret è una meteorologa che non riesce a trovare pace: ogni luogo in cui vive sembra non essere quello giusto per lei. Finché un giorno, dopo che un cardinale entra dalla sua finestra, inizia a sviluppare inspiegabili facoltà empatiche legate a un segreto d'infanzia.
Il cast brilla proprio per questa capacità di passare dal dramma alla fragilità.
Il personaggio di Emily Blunt, ad esempio, all'inizio sembra quasi assumere una funzione comica, per via del suo bizzarro smarrimento davanti a ciò che le accade, per poi evolvere in una figura di straordinaria e toccante centralità.

Il cuore del film si consuma però nei dialoghi, specchio metaforico della nostra attualità.
Lo scontro verbale e concettuale tra Noah Scanlon (un algido Colin Firth, capo della Wardex che vuole proteggere lo status quo) e Jade incarna perfettamente il divario dei nostri giorni: da una parte il potere cinico che decide cosa la massa debba sapere per evitare il caos, dall'altra l'urgenza giovanile di conoscere e il delicato equilibrio tra fede e scoperta.
Dalla contemporaneità al sapore della fantascienza "vecchio stampo"
Dal punto di vista tecnico, Disclosure Day è una gioia per gli occhi.
Spielberg, supportato dalla fotografia di Janusz Kamiński, sceglie di non abusare di una CGI moderna e patinata, preferendo una messinscena che omaggia espressamente la fantascienza vecchio stampo, specialmente nelle scene più emotive.
Le inquadrature giocano costantemente con fasci di luce taglienti, ombre lunghe e contrasti netti che evocano la paranoia dei thriller anni Ottanta.
Anche il design stesso degli alieni riflette questa scelta: creature dalle linee classiche e tangibili, gli alieni che qualsiasi bambino abbia immaginato almeno una volta nella propria vita pensando a quelle presenze.

Il culmine emotivo della pellicola viene raggiunto nella bellissima sequenza della rivelazione legata ai due "predestinati", i personaggi interpretati da Josh O'Connor ed Emily Blunt da bambini: un momento di pura estasi spielberghiana che unisce lo stupore infantile alla consapevolezza adulta.
Quest'aria vintage e nostalgica potrebbe risultare polverosa per alcuni spettatori, ma Spielberg riesce in realtà a fondere i punti di forza che hanno sempre contraddistinto la sua filmografia con quella patina di "magia" che permea anche le situazioni più crude e il suo modo di raccontare la società contemporanea.

Disclosure Day vanta anche un comparto sonoro avvolgente, dove i silenzi improvvisi contano quanto le maestose musiche di Williams.
Tra le sequenze d'azione, purtroppo un po' troppe e ripetitive, spicca però un inseguimento ferroviario che strizza l'occhio ai trenini mossi dal piccolo Sammy in The Fabelmans, dimostrando come Spielberg possieda ancora una delle regie più fluide e dinamiche di Hollywood.
La rivelazione definitiva, il peso della conoscenza e la speranza
Il nucleo tematico più profondo di Disclosure Day risiede in un'amara riflessione etica: mentre il genere umano si sta letteralmente perdendo in guerre geopolitiche e conflitti di potere effimeri, esistono nell'universo risposte e conoscenze infinitamente più grandi di noi.
È giusto rivelare tutto in un momento di crisi globale? La tesi di Spielberg è che sia proprio la verità l'unica forza capace di resettare le nostre priorità e aprirci gli occhi.

La domanda sorge spontanea durante la visione: siamo davvero pronti per questa conoscenza o siamo troppo concentrati sul superfluo?
Nonostante il film richieda, a tratti, una generosa dose di sospensione dell'incredulità per via di alcune svolte narrative tipiche del blockbuster d'avventura, il messaggio finale non cede al nichilismo.
Al contrario, pulsa di una potente e commovente ondata di speranza: l'idea che l'essere umano, se posto di fronte all'immensità del cosmo, possa finalmente ritrovare la propria umanità.

