The Echo Chamber, Recensione: un’eco che non lascia traccia

Andrea Pallaoro torna a Venezia con The Echo Chamber, un film che riprende un concetto incompiuto nato dalla mente di Bertolucci.

Poster di The Echo Chamber

The Echo Chamber

Anno d'uscita: 2026
5/10
La recensione in breve:

Con The Echo Chamber, Andrea Pallaoro porta sullo schermo un soggetto incompiuto di Bernardo Bertolucci, costruendo un dramma intimo e rarefatto che rimane però prigioniero della propria lentezza. Tra una struttura narrativa frammentaria, scene ripetitive e personaggi poco approfonditi, il film evoca temi come amore, dipendenza e assenza senza riuscire davvero a svilupparli. Non mancano alcune intuizioni interessanti, soprattutto nell'uso della musica e nel rapporto tra presenza e assenza, ma una recitazione poco convincente e un finale fin troppo drammatico finiscono per accentuare la sensazione di un film formalmente curato, ma sostanzialmente vuoto.

Data di uscita10 settembre 2026
Durata123 min
RegiaAndrea Pallaoro
Cast Principale
Luca MarinelliLeo
Alicia VikanderAnne
Susan SarandonAva
Ann Akinjirin
GenereDramma, Romance

Prima della sua dipartita, Bernardo Bertolucci aveva lasciato incompleto un soggetto originale, rimasto custodito per alcuni anni. Una storia raccolta in eredità dalle sceneggiatrici Ilaria Bernardini e Ludovica Rampoldi e portata sul grande schermo dal regista Andrea Pallaoro, che torna nuovamente alla Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica di Venezia con The Echo Chamber, prima di arrivare nelle sale italiane dal 10 settembre distribuito da 01 Distribution. Eppure, di quel racconto sembra essere rimasto soprattutto l’involucro: un film rigoroso nella forma, ma incapace di trovare al proprio interno una materia altrettanto solida.

Una casa, due corpi

Pallaoro chiude la vicenda nel formato 4:3 e la confina interamente tra le pareti della casa di Leo (Luca Marinelli), produttore discografico afflitto da un forte dolore alla schiena. A prendersi cura di lui è Anne (Alicia Vikander), un’infermiera che entra progressivamente nella sua quotidianità fino a trasformare il rapporto professionale in una relazione. Leo, intanto, è impegnato nella lavorazione del nuovo disco di Ava (Susan Sarandon), celebre cantante con cui collabora. Gli antidolorifici procurati da Anne diventano però l’innesco di una dipendenza che conduce Leo all’overdose.

Il tempo che si ripete

Il racconto procede per frammenti, alternando passato e presente nel tentativo di ricomporre la storia dei due protagonisti fino alla sua frattura. Ma la struttura finisce presto per avvitarsi su se stessa: situazioni che ritornano, avvicinamenti continuamente rimandati, corpi che si sfiorano e si sottraggono. Leo e Anne sembrano costantemente sul punto di incontrarsi, senza che il film riesca però a dare alla loro relazione una reale evoluzione.

La rarefazione della messinscena non trova un corrispettivo nella scrittura. I dialoghi sono ridotti al minimo, sostituiti da silenzi, sospiri e gesti che tornano con insistenza. Non è tanto l’assenza di azione a pesare, quanto la sensazione che sotto questa superficie ci sia poco da scoprire. Leo e Anne rimangono figure sfuggenti, difficili da decifrare nelle loro motivazioni e, soprattutto, nel legame che dovrebbe unirli. La loro storia si consuma così in una successione di attese e avvicinamenti che raramente acquistano peso.

Le tracce dell'assenza

Dopo l’overdose, la dinamica si fa ancora più rarefatta. Leo e Anne smettono di sentirsi, ma lei continua a tornare nella sua casa, andandosene ogni volta che lui rientra. Non cerca più il confronto: sembra voler soltanto verificare che stia bene. Poi comincia a lasciare piccoli segni del proprio passaggio tra quelle stanze, tracce destinate a farsi trovare. È uno dei pochi momenti in cui il film riesce a rendere concreto il tema della presenza e dell’assenza, trasformando la casa nell’impronta fisica di una relazione che non esiste più.

La musica ha un ruolo altrettanto centrale. Un motivo scritto da Ava e particolarmente caro ad Anne ritorna più volte: Leo non lo conosce, ma quando scopre quanto sia importante per lei chiede alla cantante di eseguirlo nuovamente. Più avanti sarà ancora quella musica a risuonare nella casa, quando Anne non sarà più lì. Una traccia che rimane quando la relazione è ormai ridotta alla distanza e che, in qualche modo, riesce a raccontare quei due più di quanto facciano i loro dialoghi.

È qui che The Echo Chamber mostra il proprio limite: amore e dipendenza, bisogno e controllo, presenza e assenza sono continuamente evocati, ma raramente prendono corpo nella relazione tra i protagonisti. Pallaoro costruisce un cinema della sottrazione, affidandosi a uno spazio chiuso, a una temporalità frammentaria e a un linguaggio estremamente rarefatto, ma la sottrazione non diventa mai vera tensione. La ripetizione non apre nuovi significati: li consuma.

Sfondo - The Echo Chamber (2026)
The Echo Chamber - Sfondo

Oltre il silenzio

Anche Luca Marinelli contribuisce a questa sensazione di distanza. La sua interpretazione appare spesso fin troppo teatrale e artificiosa, quasi sproporzionata rispetto alla dimensione intima della messinscena. Leo è una presenza costante tra quelle pareti, ma la sua sofferenza finisce per ridursi a una serie di posture e gesti reiterati, senza trasformarsi in una vera chiave d’accesso al personaggio.

Poi, nel finale, il film cambia improvvisamente registro e vira verso una dimensione molto più drammatica, lasciando spazio anche una possibilità di speranza. Una svolta che vorrebbe dare un peso definitivo al rapporto tra Leo e Anne e chiudere il cerchio attorno ai temi della dipendenza, dell’amore e della presenza, ma che arriva senza che il racconto abbia costruito abbastanza perché possa davvero incidere. Più che una conseguenza naturale del percorso compiuto dai personaggi, sembra un modo per caricare emotivamente una relazione che per gran parte del film è rimasta sospesa.

Sfondo - The Echo Chamber (2026)
The Echo Chamber - Sfondo

E così, dopo due ore, rimangono una casa, una musica che continua a suonare, due persone che si cercano senza riuscire davvero a incontrarsi e le tracce di una presenza che continua a riaffiorare. The Echo Chamber vorrebbe raccontare il vuoto lasciato da una relazione e il bisogno di colmarlo, ma finisce per lasciare soprattutto il proprio: un cinema della sottrazione che, tolto l’involucro, ha troppo poco da dire.  

Scheda

Cast Completo
Luca Marinelli
Leo
Alicia Vikander
Anne
Susan Sarandon
Ava
Ann Akinjirin
Peter Coonan
Edward
Antonia Fotaras
Consuelo
Aomi Muyock

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