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Al via il Tribeca Film Festival 2019

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Ci sono diversi modi di reagire di fronte ad una grande tragedia per dimostrare che la vita nonostante tutto deve continuare, che c'è la voglia di ricominciare come prima e più di prima. Deve essere stato questo pensiero, credo, che dopo l'11 settembre 2001 abbia spinto Robert De Niro a ideare in New York il Tribeca Film Festival, una rassegna internazionale di opere cinematografiche indipendenti che associa anche momenti di discussione tra il pubblico e le “star del grande schermo”. Oggi siamo giunti alla XVIII edizione che si prospetta assai interessante e competitiva per i numerosi film in concorso, che secondo i dati forniti dall'uffici stampa della manifestazione per il 40% sono diretti da donne, per il 29% da registi di colore e per il 13% da esponenti della comunità LGBT.

Tra il 24 aprile e il 5 maggio la giuria composta da 51 persone – molte sono le celebrità presenti, come le attrici Angela Bassett e Jenny Lumet, i registi Rebecca Miller e Drake Doremus, lo sceneggiatore Steven Zaillian – voterà quindi i vincitori nelle diverse categorie. Le sezioni in palio sono per i lungometraggi: l'U.S. Narrative Feature Competition, l'International Narrative Feature Competitione il Documentary Feature Competition. Lo stesso dicasi per i cortometraggi sia di finzione che di documentari con in più la voce Student Visionary Competition. Verranno assegnati anche il Best New Narrative Director Competitione il Best New Documentary Director Competition nonché i premi speciali Storyscapes Award, il Nora Ephron Awarde il TRIBECAX, a cui aggiungere ovviamente i riconoscimenti per il Miglior Attore, la Migliore Attrice e il Miglior Esordio. A tutto ciò si affiancano inoltre le sezioni non competitive e quella indicata con il termine “Transmedia” riferita alle opere squisitamente “non-filmiche”. Un programma veramente ricco, come si vede, che rende omaggio a tutta quanta l'organizzazione.

Da segnalare poi per tutti gli appassionati cinefili il film American Woman dell'esordiente Semi Chellas, presentato in anteprima mondiale per questa occasione, ispirato al rapimento dell'ereditiera Patty Hearst avvenuto nel 1974, il documentario What's My Name sulla figura di Muhammad Alì e la serie TV Chernobyl il cui titolo è già di per sé eloquente. In fine c'è da registrare la partecipazione di Hideo Kojima in qualità di direttore e fondatore della casa di produzione omonima che ha posato con alcune celebrità del mondo cinematografico come Robert De Niro, con il premio Oscar Guillermo Del Toro e con Alec Baldwin.

Inoltre durante il panel dedicato totalmente a Death Stranding,durato circa un'orae moderato da Geoff Keighley, lo stesso Kojima e l'attore Norman Reedus hanno fornito, tra l'altro, interessanti dettagli e retroscena sul gioco: il primo infatti ha evidenziato come il “tema centrale dell'opera sarà quello della connessione, il secondo invece si è soffermato sul suo ruolo assunto nella produzione e di come sia stato coinvolto fin dall'inizio nel progetto e di come sia stato convinto nel 2016, in occasione di una cena a base di sushi, ad accettare di far parte del team di sviluppo. Kojima nell'incontro ha avuto parole di soddisfazione e di gratitudine nei confronti di Reedus per i suoi contributi di idee fin qui forniti e ha dichiarato che nel plasmare il protagonista di Death Strandingha cercato di mantenere il più possibile simile l'identità di Reedus con quella di Sam Bridges a tal punto da riportare sul corpo di quest'ultimo un tatuaggio che l'attore si è fatto proprio all'inizio di questa collaborazione. Per Kojima dunque i “giocatori saranno contemporaneamente Norman e Sam.