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Cinema

Apocalypse Now: Final Cut

Nel 1979 veniva proiettato al pubblico un film che avrebbe lasciato un segno indelebile nella…

Apocalypse Now: Final Cut
Apocalypse Now: Final Cut

Nel 1979 veniva proiettato al pubblico un film che avrebbe lasciato un segno indelebile nella storia della cinematografia non solo hollywoodiana. Si tratta di Apocalypse Now del regista Francis Ford Coppola autore, fra l’altro, dell’apprezzatissima trilogia de Il Padrino, ed interpretato da attori del calibro di Marlon Brando, nel ruolo dell’ex colonello dei Berretti Verdi Walter E. Kurtz, di Martin Sheen, ovvero il capitano Benjamin L. Willard e di Robert Duvall nei panni del tenente colonello William “Bill” Kilgore, comandante del 1° squadrone elicotteri del 9° Regimento della Cavalleria Aerea. Per quest’ultimo la sottolineatura è d’obbligo perché una caratteristica dell’ufficiale era quella di condurre l’attacco contro il nemico accompagnato dal suono a tutto volume delle note della Cavalcata delle valchirie di Wilhelm Richard Wagner, una scena che non può non rimanere impressa nella mente di qualsiasi spettatore per la suggestione e lo stupore che provoca.

Apocalypse Now, vincitore della Palma d’Oro al 32° Festival di Cannes e di due premi Oscar nel 1980 per la migliore fotografia (Vittorio Storaro) e per il miglior sonoro (Walter Murch) ha come sfondo la guerra del Vietnam nel periodo del 1969 – l’invio di truppe americane è avvenuto durante  la presidenza di John Kennedy ed è terminato con il presidente Richard Nixon nel 1973 – con i suoi drammi e le sue devastazioni. In particolare la trama narra delle vicissitudini anche di natura psicologica che il capitano Willard affronta dopo un viaggio lungo il fiume Nung, per portare a termine la missione che gli è stata affidata: uccidere il colonello Kurtz il quale, secondo le informazioni dei servizi segreti, non solo avrebbe disertato, ma avrebbe manifestato segni di pazzia vivendo nella giungla cambogiana a capo di un folto gruppo di “sbandati” e di indigeni locali, venerato come fosse un re. L’operazione riesce, ma getta in qualche modo lo scompiglio nell’animo di Willard, portandolo a riflettere sui valori e sui principi a cui fino ad allora aveva creduto e ad accettare l’ineluttabilità del destino. Non a caso il film inizia e finisce con la canzone dei Doors The End.

La notizia di questi giorni è che alla 33° edizione del festival bolognese Il Cinema Ritrovato che si svolge dal 22 al 30 giugno, una rassegna di forte richiamo per tutti i cinefili, vedrà tra gli ospiti proprio Francis Ford Coppola il quale, oltre a tenere una Lezione di cinema giovedì 27 presso il Teatro Manzoni, presenterà venerdì 28 in Piazza Maggiore, in anteprima europea, l’ultima versione di questo suo capolavoro dal titolo Apocalypse Now: Final Cut, eseguita per ricordare esattamente i quarant’anni trascorsi dalla pubblicazione della prima copia (1979 – 2019). Infatti è la seconda rivisitazione della pellicola, dopo la penultima del 2001, conosciuta come Apocalypse Now Redux, in cui il regista decise allora di modificare alcune sequenze dell’originale aggiungendo circa 49 minuti di fotogrammi inediti.

Con questo ulteriore lavoro di restauro, invece, l’opera risulta ridimensionata a 183 minuti, rispetto ai 204 della precedente, ma soprattutto rispecchia nel montaggio definitivo l’intento del maestro americano nel ricercare “una versione che potesse essere considerata la migliore possibile tra i due estremi” quella che sembrasse la versione perfetta” e quindi che ora “contenesse i momenti essenziali e che però raggiungesse i suoi effetti drammatici e filosofici senza che [il film] fosse eccessivamente lungo”, parole pronunciate alla giornalista Cecilia Bressanelli e che rivelano quanto Apocalypse Now sia entrato nel più profondo del cuore e dei sentimenti del suo artefice.

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