In un piccolo borgo delle colline toscane, dove Cupido sembra fare gli straordinari, prende vita Non è un paese per single, nuova commedia romantica targata Prime Video ispirata al romanzo di Felicia Kingsley, tra le autrici italiane più amate e vendute degli ultimi anni.
A guidare il racconto sono Matilde Gioli e Cristiano Caccamo, protagonisti di una storia che abbraccia i codici più classici della rom-com tra schermaglie sentimentali, ironia e atmosfere da favola contemporanea.
Non è un paese per single, di cosa parla?
In una fittizia località della Toscana, all’interno della tenuta “Le Giuggiole”, si consuma un piccolo dramma che di tragico ha ben poco e di movimento parecchio: il conte, anziano proprietario della dimora, muore improvvisamente.
In paese, più che il lutto, a tenere banco è l’attesa per l’arrivo dei due fratelli Michele (Cristiano Caccamo) e Carlo (Sebastiano Pigazzi), direttamente da Milano e con idee molto chiare: vendere tutto e trasformare la tenuta in un campo da golf.
Ma a rovinare i piani (e la pace apparente) ci pensa un trio di donne tutt’altro che arrendevoli, guidate da Elisa (Matilde Gioli) e dalla sorella minore Giada (Amanda Campana), decise a non abbandonare la casa in cui vivono e lavorano.
E se le vie legali non bastano, resta sempre il vecchio, intramontabile piano B: mettere in gioco fascino e strategia per provare a far cambiare idea ai due eredi, un sorriso alla volta.
Un piccolo omaggio a Jane Austen
Nell’immaginario Orgoglio e pregiudizio di Jane Austen, la relazione tra i protagonisti si costruisce attraverso una trasformazione graduale che conduce dalla diffidenza alla comprensione e all’attrazione.
Due personaggi che inizialmente mal si tollerano, complici superficiali apparenze e un orgoglio da scalfire, fino a quando le resistenze cedono, lasciando spazio al sentimento.
È proprio da questo modello narrativo che prende esplicitamente ispirazione Non è un paese per single, che si configura come un omaggio diretto all’opera di Austen, rielaborandone le dinamiche sentimentali all’interno di una cornice più leggera e contemporanea.
Ambientando la storia in Italia e aggiornandone il contesto, il film costruisce un piccolo mondo in cui, a quanto pare, tutti sono belli (compreso il prete), disponibili e soprattutto costantemente impegnati nella ricerca della propria anima gemella, come se fosse l’unica vera occupazione del paese.

In questo scenario decisamente sentimentale, la protagonista si muove in direzione opposta: donna indipendente e risoluta, è più concentrata a far quadrare lavoro e famiglia – tra figlia adolescente, madre e sorella – che a lasciarsi trascinare dal fervore romantico collettivo.
Gli uomini, almeno sulla carta, non rientrano nei suoi piani, nonostante la madre si prodighi con una certa fantasia nel proporle i candidati più vari del paese, come se il problema fosse solo una questione di scelta.
In questo equilibrio tra romanticismo diffuso e scetticismo personale si inseriscono Matilde Gioli e Cristiano Caccamo, chiamati a dare vita a un legame che affonda le sue radici nel passato.
I loro personaggi, infatti, sono amici d’infanzia che si sono persi di vista con il tempo: lei rimasta legata alla vita del paese, lui trasferitosi a Milano con un’attività fiorente.
Il loro incontro, o meglio il loro re-incontro, riattiva così una dinamica fatta di memoria, confidenza e inevitabili non detti, in un gioco di avvicinamenti e resistenze che si inserisce perfettamente nei codici più classici della commedia romantica.
In un paese dove tutti sembrano già proiettati verso la loro storia d’amore, il loro legame assume quasi il sapore di qualcosa che era rimasto in sospeso.
Un film rassicurante e attuale
A funzionare particolarmente bene è l’intesa tra Matilde Gioli e Cristiano Caccamo, che riescono a sostenere con naturalezza l’impianto della commedia romantica.
Caccamo, in particolare, si distingue per un’interpretazione volutamente sopra le righe, che trova uno dei suoi momenti più emblematici nella scena del balletto all’interno del ristorante, gestita con ironia e totale adesione al tono del film.
Dall’altra parte, Gioli gioca su una gamma più sfaccettata, alternando leggerezza e momenti di maggiore intensità emotiva.
Il suo personaggio funziona tanto nella dimensione più brillante quanto in quella più drammatica, legata al rapporto con la figlia, alla questione della vendita della tenuta e, più in generale, alla condizione di madre single, segnata anche dall’assenza del padre della ragazza, figura ormai defunta e mai stata presente all’epoca nella sua vita.

A completare il quadro contribuisce anche la regia di Laura Chiossone, che orchestra un racconto corale senza perdere mai il tono leggero della commedia.
Funzionano inoltre i personaggi di contorno, come i due fratelli minori Giada e Carlo, costruiti come perfetti opposti: lui chiuso nella propria bolla videoludica, quasi spaventato dall’idea di esporsi emotivamente nel mondo reale, soprattutto sul piano sentimentale; lei, al contrario, immersa in relazioni effimere e destinate a non durare.
Non è un paese per single non ha la pretesa di reinventare la commedia romantica, e lo dichiara fin dall’inizio. Si muove invece con sicurezza dentro i suoi codici, tra cliché inevitabili e un finale già scritto, ma lo fa con una certa leggerezza e coerenza di tono.
È una visione che non sorprende, ma che riesce comunque a intrattenere, affidandosi soprattutto alla chimica del suo cast e a un immaginario sentimentale rassicurante. Una rom-com che non prova a essere altro da ciò che è – e, nel suo piccolo, questo è già un punto a favore.

