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Wicked For Good, Recensione: un secondo atto deludente e (in)dimenticabile

Wicked: For Good, il secondo atteso atto che racconta l’amicizia tra Elphaba e Glinda, nasconde al suo interno difetti non trascurabili.

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Solo un anno fa ci fu raccontata la storia del primo incontro tra Elphaba e Glinda, meglio conosciute nel celebre lungometraggio de Il mago di Oz come la terribile strega dell’Ovest e la buona strega del Nord. Una lunga introduzione che ha portato numerosi appassionati del musical a scoprire le origini dell’amicizia tra le due e le minacce – spesso camuffate – che si nascondono dentro il regno di Oz.

Un finale che ci aveva lasciato in sospeso proprio con un cliffhanger, dando l’appuntamento per l’atteso epilogo a novembre di quest’anno. Eppure, nonostante le ottime premesse scaturite dalla visione del primo atto (che valsero all’opera ben dieci candidature all’Oscar), Wicked For Good abbassa le aspettative con un secondo atto alquanto deludente.

Cinque anni dopo gli eventi del primo capitolo, Elphaba conduce una vita da eremita in quanto considerata nemica dall’intero regno di Oz e dipinta come la terribile strega dell’Ovest. Relegata a vivere in esilio nella magica foresta di Oz, la donna continua a portare avanti la sua missione di liberare il popolo dalle menzogne perpetrate da anni dal ciarlatano Mago, oltre a cercare di salvare dalla prigionia gli animali di Oz. D’altra parte, Glinda è diventata nel corso degli anni l’emblema della strega buona nonché il punto di riferimento per l’intero regno.

Attraverso i vantaggi della sua fama e popolarità, vive nel palazzo della Città di Smeraldo e progetta il suo imminente matrimonio con il Principe Fiyero, sebbene l’allontananza dell’amica la porta a tentare di farla riconciliare con il Mago, sforzi che portano Elphaba ad allontanarsi ancora di più da Glinda. Quando una giovane ragazza del Kansas arriva nel magico regno portando scompiglio nelle loro vite, le due streghe si uniranno nuovamente (e per l’ultima volta) per cercare di cambiare per sempre il futuro che si prospetta davanti a loro.

Un secondo atto più cupo (e politico)

Le note musicali di Defying Gravity risuonano ancora oggi con gran furore, sebbene il suo primo ascolto risale allo scorso anno. D’altronde, il regista Jon M. Chu era riuscito nell’epica impresa di portare sul grande schermo il musical teatrale di Winnie Holzman e Stephen Schwartz dal titolo Wicked, ispirato al romanzo di Gregory Maguire Strega – Cronache dal Regno di Oz in rivolta a sua volta rivisitazione de Il meraviglioso mago di Oz di L. Frank Baum. Una storia originale se si considera che, per lunghe ere, l’unico racconto portato al cinema fu quello della piccola Dorothy e dei suoi amici.

Una narrazione così lunga che ha portato all’inevitabile soluzione di dividere la pellicola in due atti, proprio come se stessimo assistendo a una pièce teatrale sulle nostre comode poltrone imbottite. Se Wicked può essere considerato un vivace e coloratissimo viaggio sull’esplorazione dell’amicizia tra Elphaba e Glinda (e un percorso sull’accettazione della diversità), Wicked For Good si apre in una versione più cupa e fortemente politica.

Wicked: For Good
Wicked: For Good

Un'opera portata avanti dalle magnifiche performance di Erivo e Grande

Ciò che accomuna Wicked e Wicked: For Good sono le magnifiche interpretazioni di Cynthia Erivo e Ariana Grande:esse non solo prendono possesso di due celebri personaggi del mondo letterario e cinematografico ma, anzi, forniscono alle due streghe una certa personalità e indole. Sono due figure che si trovano agli antipodi, segnate da un passato che le rende diverse dal resto della popolazione di Oz: se la prima è vista come una strega insolita in quanto caratterizzata dal colore verde della carnagione, la seconda invece deve fare i conti con un potere che non possiede (ancora).

La capacità di impadronirsi della scena – sebbene la maggior parte del tempo le due protagoniste sono separate – fornisce il giusto appiglio per approfondire le battaglie da loro portate avanti, una lotta che vede la prima battersi per il principio di uguaglianza e giustizia che si contrappone con la fama (tanto agognata quanto irrinunciabile) della seconda.

Troppi, numerosi difetti

Sfortunatamente Wicked: For Good perde di vista non solo i suoi personaggi ma anche la loro caratterizzazione. L’anello debole di questo lungometraggio risiede infatti nella mancata capacità di fornire una versione più accurata di ognuno di loro, portando alcune figure secondarie a essere relegate come mere comparse.

L’esempio lampante arriva con Nessarose, diventata ora Governatrice del Paese dei Mastichini e ossessionata dall’amore – non corrisposto – per Boq: la sua lenta e inesorabile trasformazione nella Malvagia Strega dell’Est avviene quasi in sordina, mancando l’opportunità di analizzare i suoi tratti e impedendo allo spettatore di processare il suo lato malvagio.

Un discorso analogo lo si può rivolgere allo stesso Boq e al principe Fiyero, quest’ultimo dipinto quasi come un burattino la cui lacuna consiste nell’aver trascurato le sue reali intenzioni (e il suo spazio in scena). La stessa passione che sboccia tra l’uomo ed Elphaba avviene senza un minimo di pathos, un amore dove nemmeno la canzone As Long As You’re Mine riesce a penetrare nel cuore dello spettatore (a differenza del primo atto).

Una moltitudine di personaggi che frena lo stesso cineasta dall’evolvere le due protagoniste, inglobandole in una sorta di bolla senza tempo nella quale è a loro impedito fare quel cambiamento tanto atteso.

La Malvagia Strega dell'Ovest
La Malvagia Strega dell'Ovest

Scavando più a fondo è possibile trovare in Wicked For Good diverse e (forse) numerose sottotrame: sebbene la pellicola ruoti principalmente attorno all’amicizia tra le due streghe e alla loro rivalità, il regista Chu sovraccarica la trama di questo secondo atto arrivando non solo a stravolgere il ritmo della narrazione – fin troppo velocizzato – ma addirittura sorvolando su alcuni punti focali.

Ne sono un esempio il destino di Nessarose, l’inevitabile trasformazione di Boq, l’amore delle due streghe verso Fiyero e la repentina caduta dell’impero di Oz da parte di Madame Morrible e del Mago. Ma non solo. Oltre a una mancata chiarezza della linea temporale, l’opera si fa carico di portare in scena la stessa Dorothy (dal volto sempre celato) e i suoi amici sebbene ai fini dell’intreccio narrativo quest’ulteriore sottotrama secondaria, proveniente proprio da Il mago di Oz, risulta alquanto inutile e non indispensabile.

Wicked: For Good come metafora dell'attuale politica

Quello di Wicked: For Good è senz’altro una versione più oscura e tenebrosa, a maggior ragione se si pensa al peso politico che persiste in tutta la sua lunghezza. Il lungometraggio non solo si fa portavoce della situazione attuale (e passata) del governo statunitense – e non solo – ma addirittura finisce per convertire la sua stessa storia in una sorta di metafora dei nostri tempi bui: la “dittatura” imposta da Madame Morrible e dal Mago, la diffusione di false notizie nonché del stravolgimento della verità, lo sfruttamento degli animali come traino per la costruzione del Regno (una sorta di alter ego sull’abuso degli immigrati) fornisce un aspetto più maturo e meno gioioso del suo precedente Wicked.

In questo modo la decisione di suddividere la pellicola in due atti acquista una certa logica visto i cambiamenti di registro adottati, anche se la possibilità di unire in un unico film l’intero sceneggiato era pur sempre possibile e forse preferibile.

Una scena dal film Wicked: For Good
Una scena dal film Wicked: For Good

Dunque, cosa ne rimane di Wicked: For Good? Il film di Chu ha dalla sua parte delle ottime performance recitative e canore nonché una sbalorditiva scenografia.

Ma ciò non basta a camuffare i difetti che investono il secondo atto, a maggior ragione se si tiene conto dell’importanza dell’epilogo e del suo significato. A risentirne è anche la colonna sonora, totalmente deludente e poco impressiva se non il duetto effettuato da Erivo e Grande con For Good nella parte finale. Quello che era sembrato un meraviglioso viaggio verso il magico mondo di Oz si è mostrato per quello che effettivamente è, ossia un abbaglio.

Voto dell'Autore
6.5/10
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Recensione Editoriale di Sonia Modonesi, con in tasca una doppia laurea in comunicazione e spettacolo, scrivo di film (e serie tv) con gli occhi di una studiosa ma con il cuore da spettatrice.

Wicked: For Good

A distanza di un anno esatto arriva nelle sale italiane Wicked: For Good, il capitolo conclusivo del musical portato sul grande schermo da Jon M. Chu. Una pellicola che vanta una magnifica scenografia e due invidiabili performance da parte di Cynthia Erivo e Ariana Grande, vere sorprese di questo film. Purtroppo, ciò non basta a camuffare i difetti che circondano il lungometraggio rendendo di conseguenza la storia poco incisiva e fin troppo velocizzata.

Valutazioni esterne