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Recensione

Armageddon Time, Recensione – Un tempo per ricordare

Il 23 marzo 2023 è uscito nelle sale italiane Armageddon Time – Il Tempo dell’Apocalisse, il nuovo film di James Gray. Ecco la nostra recensione.

Armageddon Time, Recensione – Un tempo per ricordare

Il 23 marzo 2023 è uscito nelle sale cinematografiche italiane Armageddon Time - Il Tempo dell'Apocalisse, il nuovo film di James Gray (Two Lovers, Ad Astra) distribuito da Universal Pictures e presentato in concorso al Festival di Cannes 2022. Il film è fortemente ispirato dalla biografia dello stesso regista che, attraverso la macchina da presa, mette in scena i ricordi legati ai momenti più delicati e controversi della sua infanzia.

Rievocando l'incerto e sofferente periodo preadolescenziale, tra le difficoltà di apprendimento a scuola e le perplessità sul proprio futuro lavorativo, Gray propone una visione sfumata e assolutamente nostalgica del suo passato, in cui prevale il rimpianto verso le prime amicizie mai dimenticate e verso i delicati rapporti familiari, in particolare quello con il nonno paterno Aaron (interpretato splendidamente da Anthony Hopkins) e con il piccolo Johnny (Jaylin Webb), un ragazzo di estrazione sociale completamente diversa.

Armageddon Time è un crocevia di eventi ricollegati al passato del regista, sul cui sfondo aleggia, quasi impercettibile, l'angosciante avvento della presidenza Reagan e l'ombra di un imminente conflitto nucleare con l'Unione Sovietica.

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L'arte nel cuore

Siamo a New York, più precisamente nel Queens del 1980. Paul Graff (Banks Repeta) è il secondogenito di una modesta famiglia borghese di origine ebrea-ucraina, in perenne conflitto con i genitori (Anne Hathaway e Jeremy Strong) e con il fratello maggiore (Ryan Sell). Sempre con la testa fra le nuvole, il suo sogno è quello di diventare un artista famoso e riconosciuto in tutto il mondo: sogno più volte affossato dai familiari che, al contrario, vorrebbero per lui un lavoro più sicuro e redditizio.

Le difficoltà con lo studio – con la scuola pubblica prima e con quella privata poi – e le conseguenti pressioni genitoriali non aiutano a migliorare la situazione del ragazzo, che sembra trovare una vera e propria, seppur temporanea, liberazione solo nei brevi attimi in cui dà libero sfogo alla sua creatività, illuminando con la sua innocente fantasia un candido foglio bianco.

In Armageddon Time sono pochi gli adulti che incarnano una figura chiave nell'incompresa esistenza del protagonista: uno di questi è il dolce nonno Aaron, verso il quale Paul prova un amore intenso e indissolubile. Il rapporto nonno-nipote è denso di insegnamenti, momenti felici, pomeriggi spensierati, persino qualche rimprovero; un legame che va ben oltre la semplice relazione parentale e che sembra, a tratti, sostituire quel ricercato affetto di una madre e di un padre spesso troppo severi e pretenziosi.

Armageddon Time

Armageddon Time, l'infanzia mai dimenticata

Più volte nel corso della visione di Armageddon Time può capitare di rimanere straniti o perplessi di fronte a determinate sequenze, in alcuni casi (bisogna specificarlo) leggermente troppo caricaturali e apparentemente forzate. Talvolta può addirittura sembrare ridicolo ciò che compare sullo schermo.

Ma, dopo un'attenta riflessione, è evidente come tutto ciò sia effettivamente una reazione volontaria. Si tratta dopotutto di un intento voluto e auspicato da parte del regista, che prova a rievocare, a distanza di tanti anni, alcune bizzarre e incomprensibili dinamiche familiari vissute quarant'anni prima con gli occhi di un bambino.

Nel far riaffiorare i ricordi di un tempo passato, insieme ai momenti di gioia e spensieratezza, emergono tuttavia anche i timori e le paure di una generazione frammentata, quella statunitense, segnata dagli ultimi colpi di una Guerra Fredda sempre più inquietante, da un'intolleranza di classe velatamente percettibile e da un razzismo (ancora oggi) tragicamente presente.

Ecco che, attraverso lo sguardo di un ragazzino, la soluzione più semplice è quella di rompere ogni barriera, ogni confine; la volontà è quella di fare le valigie, andare via di casa e girare per il mondo alla ricerca del proprio essere, per poter plasmare a piacimento il proprio futuro. Di fronte all'esuberante discorso di un Trump – in questo caso non Donald, ma il padre Fred – l'unico modo per crescere davvero, per poter diventare finalmente adulti, è quello di uscire dalla porta principale. Voltarsi indietro solo per dare un fugace sguardo al passato, per poi fuggire.

6.5

Armageddon Time

Armageddon Time è l'interessante tentativo del regista James Gray di ricostruire un periodo estremamente complicato – quello della preadolescenza – abbandonandosi alla dolcezza dei ricordi felici e alla spensieratezza di un tempo ormai passato. Le coinvolgenti interpretazioni di un eterno Anthony Hopkins e di un sorprendente Banks Repeta tengono insieme una narrazione che fatica a essere costante e che, a conti fatti, risulta esageratamente altalenante. Ma, dopotutto, poco importa: a 64 anni di distanza dalla corsa di Antoine Doinel ne “I quattrocento colpi”, tra le continue incomprensioni familiari e le ansie di un futuro dominato dall'incertezza, l'unica soluzione sembra essere fuggire e inseguire i propri sogni, contro tutto e tutti.

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