Con radici norvegesi e un’anima ormai trapiantata nel contesto hollywoodiano, Kristoffer Borgli è senz’altro uno dei registi più interessanti e stranianti del cinema contemporaneo.
Dopo un debutto nel mondo dei video musicali, il cineasta ha compiuto un salto di qualità arrivando a realizzare i suoi primi cortometraggi in seguito al trasferimento a Los Angeles, concretizzando in breve tempo il proprio percorso verso i lungometraggi.
Un cinema, quello proposto da Borgli, capace di mescolare satira, disagio sociale e un senso della realtà distorto. Per certi versi vicino a quello dei colleghi Yorgos Lanthimos e Ruben Östlund, soprattutto per elementi come l’umorismo nero e una forte critica sociale, il suo stile si distingue tuttavia per un approccio più diretto e meno allegorico.
I suoi elementi sfociano infatti in una rappresentazione del reale che appare tanto riconoscibile quanto profondamente alterata.
Le sue storie raccontano un presente il cui bisogno di essere visti, riconosciuti si trasforma in una vera e propria ossessione, capace di deformare identità e relazioni.
I suoi personaggi, spesso individui comuni e apparentemente insignificanti, si trovano intrappolati in dinamiche sociali che li spingono verso comportamenti sempre più estremi, rivelando fragilità profonde e un senso diffuso di inadeguatezza.
In questo contesto, Borgli costruisce narrazioni che partono da premesse semplici e riconoscibili, per poi evolvere in situazioni surreali e disturbanti, mantenendo però un’estetica realistica che amplifica il senso di straniamento.
Il risultato è un cinema che diverte e inquieta allo stesso tempo, capace di mettere lo spettatore di fronte a una riflessione scomoda sulla società contemporanea e sul ruolo dell’individuo al suo interno. Scopriamo insieme il percorso che lo ha condotto fino a The Drama.
L'esordio di Kristoffer Borgli: DRIB (2017)
Opera prima di Borgli, nella quale è già possibile cogliere alcune delle ossessioni che svilupperà nei suoi progetti futuri.
Realizzato in forma di mockumentary, il film vede un artista diventare il protagonista di una campagna pubblicitaria dopo essere stato aggredito, mentre la situazione degenera rapidamente in qualcosa di assurdo e disturbante.
Un’opera che mette al centro il concetto di autenticità nell’epoca dei social media e del marketing, in cui le esperienze di vite vengono trasformate in contenuti, il dolore diventa spettacolo e l’identità viene manipolata per adattarsi alla narrazione commerciale.

Sick of Myself (2022)
Presentato in anteprima nella sezione Un Certain Regard al 75° Festival di Cannes e successivamente al Torino Horror Festival, l’opera segue la storia di una giovane donna, Signe, intrappolata in una relazione tossica con il compagno Thomas, un artista emergente che inizia a ottenere successo.
Sentendosi invisibile e sminuita, Signe sviluppa un’ossessione crescente per l’attenzione e decide di attirala in modo estremo: fingendo e poi inducendo deliberatamente malattie e deformazioni fisiche per ottenere compassione e visibilità.
Con questo suo secondo film, Kristoffer Borgli porta sul grande schermo una satira brutale della cultura dell’attenzione. In una società dominata dall’immagine e dallo status sociale, il regista mostra come anche l’aspetto più estremo della condizione umana – la sofferenza – possa diventare una forma di capitale sociale.
L’esempio è incarnato dalla stessa protagonista: pur di ottenere l’agognata visibilità, Signe è disposta a modificare e quindi distruggere il suo corpo e la propria identità.
Un film abilmente costruito, dal tono grottesco e disturbante, in cui ironia e disagio si intrecciano costantemente, generando una riflessione scomoda sul bisogno di essere visti a ogni costo.

Il primo film in lingua inglese: Dream Scenario - Hai mai sognato quell'uomo? (2023)
Primo film in lingua inglese di Kristoffer Borgli, che si avvale della produzione di Ari Aster, Dream Scenario è sicuramente uno dei lavori più interessanti del regista, in quanto porta alla luce la sua idea di disagio contemporaneo attraverso una satira inquieta della celebrità moderna.
A interpretare il protagonista è Nicolas Cage nel ruolo del professore universitario Paul Matthews, un uomo anonimo e socialmente insignificante che, improvvisamente, inizia ad apparire nei sogni di migliaia di persone di tutto il mondo.
Se inizialmente questa situazione gli consente di ottenere notorietà e attenzione – a lui prima negate - la fama si trasforma rapidamente in qualcosa di incontrollabile e distorto, che lo conduce verso l’isolamento e il rifiuto sociale.
Il film alterna costantemente registi comici e derivazioni sempre più surreali e inquietanti, mantenendo un tono sospeso tra quotidianità e assurdo.
Ancora una volta, il regista norvegese porta sul grande schermo una tematica profondamente legata all’epoca dei social media, ma ribaltando la prospettiva: non è il protagonista a cercare la visibilità, bensì è la visibilità a imporsi su di lui, indipendentemente dalla sua volontà.
Dream Scenario riflette così sulla logica della viralità e sulla rapidità con cui l’immagine pubblica di un individuo può essere costruita, deformata e distrutta collettivamente.
Borgli mette inoltre in scena la fragilità dell’identità quando viene proiettata e reinterpretata dagli altri, suggerendo che, nell’era digitale, il soggetto non possiede più il controllo della propria immagine.
In questo senso, il film suggerisce che l’identità individuale non appartiene più al soggetto, ma alla percezione collettiva che lo trasforma continuamente.

