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Il caso Google – Huawei

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La controversia sui dazi tra il governo degli Stati Uniti e la Cina ha aperto un nuovo fronte di tensione. Ha destato, infatti, un comprensibile clamore e preoccupazione la sospensione dei contratti di licenza di Google e di altri fornitori di chip e microchip come Qualcomm, Intel, Xilinx e Broadcom, verso il colosso della tecnologia cinese, Huawei, leader delle reti di ultima generazione 5G.

Dopo l'arresto della figlia, qualche tempo fa, del fondatore dell'azienda di Shenzhen, Ren Zhengfei, è arrivata ora la notizia dell'inserimento da parte del Dipartimento del Commercio americano della società in questione nella “Entity List”, una sorta di lista nera con la seguente motivazione: “Vi sono ragionevoli motivi di credere, sulla base di fatti specifici e articolabili che Huawei sia coinvolta in attività contrarie agli interessi della sicurezza nazionale e della politica estera degli Stati Uniti”. Il provvedimento restrittivo coinvolge anche le 68 affiliate sparse in tutto il mondo tranne quella spagnola, francese e italiana, che rappresenta il mercato estero più rilevante per le vendite di smartphone, e si applica per tutti i nuovi prodotti che saranno assemblati dopo la data dello scorso 16 maggio.

Ciò vuol dire, secondo fonti di stampa, che tutti i dispositivi mobili Huawei venduti fuori dalla Cina non dovrebbero più poter usufruire sia dell'aggiornamento del sistema operativo di Google, Android, sia dei servizi come YouTube, Gmail, Google Play Store e le protezioni di sicurezza Google Play Protect, mentre nulla cambierebbe per le apparecchiature già in uso o in stock.

Tuttavia si registrano due buone notizie: la prima è che l'Amministrazione Trump, sollecitata anche da alcune aziende americane, ha concesso una proroga (estensibile ?) di 90 giorni alla disposizione in essere, una licenza temporanea grazie alla quale Huawei potrà avere garantito l'acquisto di componenti hardware e software americane per permettere il funzionamento “degli smartphone in commercio nonché delle attrezzature esistenti”; la seconda è la dichiarazione di Ren Zhengfei, riportata dalla BBC, con la quale tende a precisare che la sua società, nonostante tutto, è in grado di assicurare la continuità dei propri servizi e la fornitura dei propri prodotti.

La partita tra U.S.A. e Cina è solo agli inizi e non è detto di sapere quando finirà, con quale risultato e con quali ripercussioni sull'economia globale e sulle relazioni internazionali. Di certo sono molto chiare e significative le parole del presidente cinese Xi Jinping: “La Cina è di nuovo pronta ad intraprendere una nuova Lunga Marcia”.