Dopo anni trascorsi tra multiversi e varianti, i fan chiedevano soltanto una cosa a Spider-Man: Brand New Day: tornare con i piedi per terra. L’occasione era ghiotta e persino il titolo suggeriva chiaramente la strada da intraprendere.
Non era certamente facile ripartire in maniera ordinata dopo quanto accaduto in No Way Home. Eppure, il film diretto da Destin Daniel Cretton riesce a raccoglierne i pezzi e a trasformarli, almeno in parte, in carburante per un nuovo inizio. Brand New Day affronta infatti uno dei temi più profondi e attuali del cinema supereroistico degli ultimi anni, pur senza riuscire a distaccarsi completamente dalle cattive abitudini assunte recentemente dall’universo Marvel.
Spider-Man: Brand New Day, di cosa parla?
Il punto di partenza è uno dei più drammatici mai affrontati dal personaggio. Dopo aver chiesto a Doctor Strange di cancellare dalla memoria del mondo l’identità di Peter Parker, il ragazzo vive ormai ai margini delle esistenze di Ned e MJ. I suoi due migliori amici hanno proseguito gli studi al MIT, sono rimasti in contatto e, dopo la laurea, hanno deciso di condividere un appartamento a New York. Peter, invece, può soltanto osservarli da lontano, seguendo sui social le vite delle persone che un tempo rappresentavano tutto il suo mondo.
La scelta compiuta nel finale di No Way Home avrebbe dovuto proteggerli, ma convivere con quel sacrificio si rivela sempre più difficile. Per affrontare la solitudine, Peter si concentra ossessivamente sulla propria attività da vigilante, dedicando ogni momento della giornata alla lotta contro il crimine. Spider-Man è amato dai cittadini di New York, ma il consenso pubblico non riesce a compensare il vuoto lasciato da chi conosceva davvero la persona nascosta sotto la maschera.

Tu non sei (solo) il tuo lavoro
È proprio in questa dimensione più intima e malinconica che il film trova i suoi momenti migliori. Straordinaria, in particolare, è la capacità di mettere in scena la trasformazione fisica di Peter come conseguenza di un burnout profondamente umano nei suoi presupposti tanto quanto "ragnesco" nella rappresentazione. L’azzeramento della sua vita privata avviene a favore di un lavoro che pretende di prendersi ogni cosa. Ma spoiler sul film e sulla vita vera: tu non sei il tuo lavoro. Grazie, Spider-Man, per avercelo ricordato.
A rendere credibile il tormento interiore di Peter Parker è soprattutto Tom Holland, protagonista di quella che può essere considerata la sua interpretazione più sfumata e adulta nei panni di Spider-Man. Il conflitto interiore funziona bene, ma ogni volta che il film sembra pronto ad approfondire ulteriormente la sua sofferenza o il rapporto con MJ, la narrazione viene interrotta da sottotrame, apparizioni provenienti da altri progetti Marvel o preparazioni per i futuri capitoli del franchise.
L’equilibrio raggiunto nella prima parte del film si perde infatti nel corso della seconda, caratterizzata da alcuni passaggi ridondanti e da archi narrativi che rimangono privi di una vera conclusione.
Troppi personaggi per una storia che parla di solitudine
Al centro della storia troviamo un misterioso individuo dotato di poteri telepatici, capace di assumere il controllo delle persone passando da una mente all’altra. Il modo in cui questa presenza attraversa i corpi dei cittadini di Manhattan rappresenta una delle idee visivamente più interessanti del film. L’effetto è relativamente semplice rispetto agli standard delle grandi produzioni supereroistiche, ma proprio per questo risulta particolarmente efficace.
La sua storia, tuttavia, viene raccontata attraverso una sequenza piuttosto lunga e prevedibile, collocata peraltro in una porzione del film che dovrebbe aumentare la tensione, anziché metterla momentaneamente in pausa.
Tra i personaggi coinvolti troviamo anche Frank Castle, interpretato ancora una volta da Jon Bernthal. Destin Daniel Cretton ne accentua volutamente i tratti più caricaturali, trasformandolo in un fastidioso quanto divertente compagno d’avventura per Spider-Man. Il rapporto tra i due genera alcuni dei momenti comici più riusciti del film e, probabilmente, Frank Castle avrebbe dovuto essere l’unico personaggio aggiuntivo della storia.
Escluso quest'ultimo, come spesso accade, le citazioni e i collegamenti a un universo narrativo più ampio diventano armi a doppio taglio difficili da calibrare: troppi personaggi, numerose sottotrame e minutaggio sottratto alla vicenda principale.
I momenti più intensi e riusciti del secondo atto sono invece quelli in cui Peter e MJ riescono finalmente a confrontarsi. Zendaya non compare molto, ma riesce comunque a comunicare con grande sensibilità il disagio e la confusione del personaggio. Avremmo preferito vedere più minutaggio dedicato al loro rapporto, anziché ai numerosi collegamenti con il Marvel Cinematic Universe.

Anche la sottotrama dedicata al Damage Control sembra maggiormente interessata ad ampliare l’universo narrativo che a sostenere il percorso emotivo di Peter. William Metzger, interpretato da Tramell Tillman, a un certo punto semplicemente scompare, rendendo pressoché impalpabile anche la sua presenza.
Brand New Day è un bel film, ma non un nuovo inizio
Nonostante questi alti e bassi narrativi, Destin Daniel Cretton dimostra di possedere una maggiore dimestichezza alla regia rispetto al predecessore Jon Watts. Le scene d’azione sono spettacolari quanto basta, ma soprattutto risultano chiare e ordinate.

Anche la scelta musicale è particolarmente azzeccata: Loser dei Tame Impala, utilizzata durante una sequenza ambientata tra le strade di New York, continua a risuonarci nella mente. La fotografia accompagna efficacemente gli alti e bassi emotivi di Peter, alternando colori sgargianti a immagini più cupe, raccolte e riflessive.
Nel complesso, al personaggio viene finalmente restituita una dimensione più concreta e urbana. Per questo motivo, Brand New Day si posiziona senza dubbio al primo posto tra i film dedicati all’Uomo Ragno interpretato da Tom Holland.
Alla fine del film, Peter Parker accetta il cambiamento e si ricongiunge con il proprio vero io. La sua storia, tuttavia, non compie dei veri passi da gigante e noi, proprio come lui, rimaniamo ancora in attesa di comprendere quale sarà il futuro del personaggio.
Brand New Day, sì, ma fino a un certo punto.

