Il Monte Everest, la montagna più alta del mondo. Una chimera capace di attirare come una falena numerosi alpinisti, coinvolti nell’impresa di voler scalare la "Madre dell'universo", come viene identificata in tibetano. Da sempre attrazione per il mondo dello spettacolo, tanto da aver portato alla realizzazione di diversi lungometraggi - tra cui il più famoso, Everest del 2015 - il monte trova una nuova storia da raccontare grazie al documentario Everest: The Other Side di Elizabeth Chai Vasarhelyi e Jimmy Chin, presentato in anteprima fuori concorso all'83ª Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica di Venezia. In arrivo nelle sale cinematografiche italiane dal 30 ottobre per Walt Disney.
Il cinema delle imprese estreme
Quella di Vasarhelyi e Chin non è però una prima incursione nel mondo delle imprese estreme. Divenuti noti nel 2018 grazie alla vittoria dell’Academy Awards per il miglior documentario con Free Solo, dove narrano le imprese dell’arrampicatore Alex Honnold e la sua prima scalata in solitaria della parete rocciosa di El Capitan, i due registi proseguono il loro percorso con The Rescue, dedicato alla missione di salvataggio di una squadra giovanile di calcio all’interno della grotta di Tham Luang, sommersa dalle acque dei monsoni.
Fino ad arrivare al loro primo film di finzione, Nyad, biografia dei numerosi tentativi della nuotatrice Diana Nyad e del suo obiettivo di attraversare a nuoto lo Stretto della Florida. Quello dei due registi è un modo di raccontare non solo le imprese di persone incredibili, ma anche di far emergere il loro lato umano, le insidie, le paure e i limiti che la natura pone davanti a loro.
La montagna e l'intimità
Ed è proprio da questa prospettiva che nasce Everest: The Other Side. Non si tratta solo di mostrare una delle meraviglie del mondo e la bellezza suggestiva derivata dallo scalare e raggiungere la vetta. I registi pongono in primo piano il racconto di due alpinisti, Hilaree Nelson e Jim Morrison, una coppia che si è formata proprio grazie alle soddisfazioni e ai traguardi raggiunti con le loro imprese.
Everest: The Other Side è un racconto nudo e crudo di cosa significhi scalare una delle pareti più pericolose della montagna, la parte nord, e portare a termine la discesa con gli sci. Un’impresa compiuta da migliaia di persone, ma portata a termine da nessuno. Questo, fino all’arrivo di Morrison.

Un duplice sguardo
Quello di Everest: The Other Side è un duplice sguardo: se da una parte i registi pongono l’accento sui paesaggi montani, attraverso una fotografia capace di immortalarne tanto la bellezza quanto la pericolosità, dall’altra il documentario indaga il rapporto costruito tra Nelson e Morrison, alpinisti con già importanti traguardi alle spalle. Nelson, in particolare, aveva già affrontato il Monte Everest assieme al Lhotse, diventando la prima donna a raggiungere la vetta di due montagne di 8000 metri, oltre ad aver compiuto, insieme al suo compagno, la prima discesa sciistica del Papsura.
Quello offerto dal documentario è un ritratto che celebra la vita, ma che al tempo stesso racconta le difficoltà incontrate lungo il cammino. Una narrazione che non mette al centro soltanto l’impresa affrontata da due professionisti, insieme a un team, ma che diventa anche testimonianza dei ricordi, delle esperienze che gli hanno portati a essere le persone che sono oggi, dei dolori e delle perdite affrontate nel corso della loro vita. Everest: The Other Side si spinge così nell’intimità dei suoi protagonisti, cercando di mostrare chi siano realmente e cosa li abbia spinti ad affrontare una sfida tanto estrema.
Un sogno rimasto sospeso
Ma dietro la volontà di affrontare l’Everest si nasconde qualcosa di più profondo. Quella di Morrison non è soltanto la ricerca di una nuova impresa da aggiungere al proprio percorso, ma il tentativo di portare a compimento un sogno rimasto sospeso. Lui e Nelson avevano immaginato di scalare insieme la montagna più alta del mondo e di affrontarne poi la discesa con gli scii.
Un progetto condiviso che, dopo la morte di lei durante una discesa sul Monte Manaslu, si trasforma inevitabilmente in qualcosa di diverso: non più una sfida da vivere in due, ma un viaggio da compiere per due.
Everest: The Other Side, scalare per ricordare
È qui che Everest: The Other Side trova la sua dimensione più intima. Morrison decise di tornare sull’Everest per celebrare la vita di Nelson e trasformare quella montagna, teatro di un sogno mai realizzato, nel luogo in cui poterle rendere omaggio.
Al suo fianco c’è un team di alpinisti, tra cui lo stesso Jimmy Chin, che accompagna Morrison lungo la scalata e diventa testimone di un percorso che assume progressivamente un significato che va oltre l’impresa sportiva. Ogni passo verso la vetta sembra infatti avvicinarlo non soltanto alla cima, ma anche al ricordo della donna con cui avrebbe dovuto condividere quel momento.

La montagna come memoria
La montagna diventa così memoria. Il bianco dell’Everest, le pareti di roccia e ghiaccio, il vento che attraversa le immagini non sono più soltanto elementi di una sfida estrema, ma lo scenario di un’elaborazione del lutto. I cineasti filmano Morrison mentre procede verso quella vetta con una consapevolezza diversa da quella che avrebbe avuto insieme a Nelson: il suo obiettivo non è più dimostrare di poter raggiungere la cima, ma arrivarci portando con sé ciò che resta di una persona, di un amore e di un sogno condiviso.
E quando Morrison raggiunge finalmente la vetta, l’impresa assume il suo significato definitivo. Le ceneri di Nelson vengono disperse lassù, tra quelle stesse montagne che per entrambi avevano rappresentato una promessa. Un gesto semplice, quasi silenzioso, che chiude idealmente il cerchio aperto dalla loro partenza e permette a Morrison di trasformare l’Everest da luogo di un sogno incompiuto a luogo della memoria. Non è la celebrazione di una conquista, ma di una presenza che, attraverso la montagna, continua a vivere.

Oltre la vetta
È proprio in questo equilibrio tra spettacolo e intimità che Everest: The Other Side trova la propria forza. Vasarheyi e Chin non si limitano a trasformare l’Everest in uno spettacolare teatro naturale, ma utilizzano la montagna come uno spazio della memoria, dove la grandezza dell’impresa finisce per lasciare posto alla fragilità dell’essere umano. Le immagini delle pareti innevate, dei pendii affrontati con gli scii e della vetta raggiunta da Morrison acquistano così un significato ulteriore: dietro ogni paesaggio si nasconde il ricordo di Nelson, dietro ogni passo la volontà di portare a termine qualcosa che apparteneva a entrambi.
Everest: The Other Side diventa allora non soltanto il racconto di una scalata, ma una riflessione sul modo in cui continuiamo a vivere attraverso i ricordi di chi abbiamo perduto. Morrison arriva dove avrebbe voluto arrivare insieme a Nelson, ma è proprio nel momento in cui raggiunge la vetta che comprende come quella conquista non possa davvero appartenergli. Lasciando andare le sue ceneri nel vento dell’Everest, lascia andare anche l’idea di poter completare quel sogno esattamente come lo avevano immaginato. Quello che rimane è il ricordo di un legame capace di sopravvivere alla montagna, al tempo e persino all’assenza.


