L'uomo dei sussurri è il nuovo thriller Netflix diretto da James Ashcroft e tratto dall'omonimo romanzo di Alex North. Al centro della storia c'è Pete Willis, un ex detective interpretato da Robert De Niro, costretto a tornare sul caso che ha segnato la sua carriera quando l'avvenimento di un nuovo bambino scomparso presenta inquietanti somiglianze con i delitti del precedente Uomo dei sussurri, da lui già catturato.
Frank Carter, un serial killer responsabile del rapimento e dell'omicidio di diversi bambini, che chiameremo come "l'originale" Uomo dei sussurri, è in carcere da 25 anni, ma il corpo della sua ultima vittima non è mai stato ritrovato. Pete, ormai in pensione, porta ancora con sé il peso di quel caso, mentre nella sua vita privata il rapporto con il figlio Tom, scrittore di romanzi polizieschi, è ormai compromesso.
La situazione cambia quando un nuovo bambino, nonché il nipote di Pete e figlio di Tom, scompare nelle stesse circostanze dei delitti dell'Uomo dei sussurri.

L'uomo dei sussurri: un cast straordinario per un film ordinario
Accanto a De Niro troviamo Adam Scott, nei panni di Tom, e Michelle Monaghan nel ruolo della detective Beck. Il cast rappresenta uno dei pochi reali punti di forza del film e riesce a dare maggiore anima a una storia che non è eccessivamente deludente, quanto piuttosto molto prevedibile e imbottita dai classici cliché del genere.
Inoltre, sono diversi gli snodi forzati del film, che se in alcuni casi riescono a raccogliere la sospensione dell'incredulità dello spettatore, in altri finiscono inevitabilmente per risultare troppo anche per un prodotto come questo.
Il rapporto tra Pete e Tom è ciò che di più interessante c'è in L'uomo dei sussurri, nonostante questo sia sostenuto più dalle performance attoriali che dalla scrittura vera e propria. Anche la fotografia non è male, con una palette di colori glaciali che aiuta a costruire tensione quando la sceneggiatura non è abbastanza.
La tesi che riguarda la mitizzazione dei padri, seppur abbia un incipit intrigante, non convince fino in fondo. Le motivazioni che creano questa catena di azioni discendenti da padre in figlio sono spiegate in modo fin troppo banale per poter convincere lo spettatore e, non essendo materia di matematica o statistica ma qualcosa di ben più articolato, sarebbe stata una scelta saggia provare a sviscerare il concetto più in profondità.
Nel complesso, non ci sentiamo di condannare L'uomo dei sussurri in quanto, per quello che il prodotto rappresenta, fa il suo. Convenzionale e poco originale, certo, ma abbiamo visto di peggio.

