È possibile trovare l’amore fuori dal proprio paese d’origine? È all’interno delle commedie romantiche che si sviluppa un particolare sottogenere, quello del viaggio sentimentale on the road, a partire da quella che viene considerata la capostipite di queste storie d’amore: Vacanze romane con Audrey Hepburn.
Siamo negli anni Cinquanta e, nonostante il tempo trascorso, questa vena da eterna idealista continua a trovare terreno fertile anche nel cinema contemporaneo, con esempi come Letters to Juliet, Prima dell’alba e Le probabilità statistiche dell’amore a prima vista. Riprendendo un modus operandi capace di coniugare il fascino delle città straniere con la magia delle relazioni sentimentali, Tra amore e inganni rinnova quel sogno romantico secondo cui basta attraversare un confine per immaginare una vita diversa – e forse anche un amore inatteso.
Tra amore e inganni: la Toscana e la nascita di un sogno
Anna Montgomery (Halle Bailey) è una giovane donna che, dopo la perdita della madre, ha rinunciato al sogno di diventare chef, finendo per barcamenarsi tra lavori precari e scelte che poco si accordano con il suo talento.
Quando perde sia l’impiego come house-sitter sia l’alloggio, un incontro fortuito con Matteo (Lorenzo de Moor), un affascinante uomo di origine italiane proprietario di una villa vuota in Toscana, la spinge a partire per l’Italia con i pochi mezzi a sua disposizione, ignorando i consigli della sua migliore amica.
Il suo piano, tuttavia, inizia a sgretolarsi quasi subito. Dopo essersi introdotta nella villa di Matteo, la mattina seguente si ritrova faccia a faccia con la madre dell’uomo, Gabriella (Isabella Ferrari) e con la nonna (Stefania Casini).
Colta dal panico, Anna lascia credere alle due donne di essere la fidanzata di Matteo. Quella che nasce come una piccola bugia è però destinata a complicarsi ulteriormente con l’arrivo di Michael (Regé-Jean Page), cugino di Matteo, verso il quale la protagonista sembra provare fin da subito una forte attrazione.

Una rom-com che si appoggia ai cliché di genere
La regista Kat Coiro (Marry Me) imbastisce una commedia romantica da fiaba, in cui i cliché di genere finiscono per occupare uno spazio predominante, richiamando più volte le dinamiche di Un amore tutto suo, a partire dall’espediente della bugia sentimentale destinata a sfuggire al controllo della protagonista.
Eppure, è proprio all’interno di un genere che storicamente ha privilegiato protagonisti bianchi che Tra amore e inganni trova uno dei suoi più grandi pregi: la presenza di due protagonisti neri rappresenta un elemento non secondario della proposta del film, capace di ampliare un immaginario romantico per lungo tempo legato a una rappresentazione poco inclusiva. La pellicola non reinventa le regole della commedia romantica, ma sceglie di affidare il proprio sogno d’amore a una coppia raramente posta al centro di questo tipo di racconto, dimostrando come la favola sentimentale possa appartenere a esperienze e identità differenti.
Quello che emerge è la consapevolezza della cineasta il merito alle rom-com e alle formule spesso adottate all’interno del genere: malintesi, una ricerca della propria identità, un amore a prima vista e uno scenario da favola sono elementi caratterizzanti che hanno fatto da cornice a moltissime altre pellicole in passato, portando Tra amore e inganni a non offrire particolari spunti narrativi.
Ma è proprio all’interno di un contesto già collaudato che la regista Coiro, insieme allo sceneggiatore Ryan Engle (Beast, L’uomo sul treno – The Commuter) si appoggia ai classici cult movie, rivisitando in chiave contemporanea e internazionale una storia altrimenti sprovvista di novità narrative, dimostrando come anche una formula già ampiamente esplorata possa essere rielaborata attraverso una prospettiva contemporanea e una sensibilità internazionale.

La contaminazione tra Hollywood e Italia
A calamitare l’attenzione sono proprio i protagonisti, in particolare una riuscita Halle Bailey: divenuta nota per la sua interpretazione nel remake de La sirenetta, l’attrice riesce a dare vita a un personaggio dalle mille sfaccettature, capace di muoversi tra momenti drammatici e scene che valorizzano la sua verve comica e la sua goffaggine.
A completare il lavoro dell’attrice è la buona chimica con Regé-Jean Page, con cui condivide una dinamica convincente e naturale: il loro rapporto diventa così uno degli elementi che maggiormente sostiene la pellicola, alternando momenti più romantici a situazioni in cui emerge la componente comica dei due personaggi.
A questa si aggiunge la presenza del cast secondario, composto prevalentemente da attori italiani, capaci di sostenere il ritmo della narrazione e rivelarsi fondamentali per la riuscita del film.
Attraverso le loro interpretazioni – si citano Marco Calvani, Isabella Ferrari, Paolo Sassanelli, Stefania Casini, Lorenzo de Moor e Stella Pecollo – emerge una certa italianità che, pur all’interno di una produzione hollywoodiana, contribuisce a dare alla pellicola un tono più familiare e riconoscibile.

Tra amore e inganni restituisce uno scenario intimo e da fiaba grazie all’ambientazione toscana, nella quale tra i vigneti e cene all’interno della tenuta di famiglia si respira una storia d’amore destinata a rimanere irreale nella sua concretezza.
Ma ciò non impedisce alla pellicola di trovare una propria dimensione, pur muovendosi all’interno di schemi narrativi ampiamente collaudati. Ne emerge una commedia romantica gradevole e priva di particolari ambizioni, che fa della chimica tra i protagonisti e dell’inedito incontro tra Hollywood e Italia i suoi aspetti più riusciti, senza però riuscire a lasciare un segno duraturo.

