31: La penultima fatica di Rob Zombie – Recensione

Uno slasher crudo solo per gli amanti del genere

31: La penultima fatica di Rob Zombie - Recensione 1

31 è un film scritto e diretto da Rob Zombie, presentato in anteprima al Sundance Film Festival nel 2016. L’intera opera è stata finanziata esclusivamente grazie al crowdfunding, dimostrando quanto i fan siano legati al genere horror e soprattutto a certi artisti.

Il cast è formato principalmente da: l’intrigante moglie del regista, Sheri Moon Zombie (La casa dei mille corpi, Le streghe di Salem), un irriconoscibile Malcom McDowell (Arancia Meccanica, Codice Genesi, Halloween – The beginning) e Richard Brake (Hannibal Lecter – Le origini del male, Halloween II).

31: La penultima fatica di Rob Zombie - Recensione 2
31

La trama (Spoiler)

31 ottobre 1976. Halloween. Texas. Cinque hippie giostrai vengono rapiti e resi prigionieri all’interno di un edificio enorme e fatiscente, chiamato “The Murder World”. Qui, sono costretti a partecipare a un orrendo gioco al massacro, organizzato da un’associazione di potenti miliardari, in cui devono sopravvivere per 12 ore scappando da 6 inquietanti clown serial killer.

I magnifici 6

Uno dei punti di forza di questo film riguarda l’estetica e il profondo sadismo che contraddistingue i sei “cattivi” creati da Rob Zombie. Si fa conoscenza con i due fratelli fuori di testa e un po’ bifolchi denominati Psycho Head e Schizo Head, i quali si nascondono all’interno delle mura del Murder World per giocare con la psiche delle vittime, optando per l’utilizzo della motosega.

Uno dei personaggi più iconici, e forse più ridicoli, è Sick Head, una sorta di piccolo nano di “felliniana” memoria. Costui rappresenta un Adolf Hitler incazzatissimo con una svastica tatuata sul petto e deciso a torturare chiunque per creare una razza superiore.

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Sick Head (31)

Dopodiché appaiono Sex Head, una bellissima e maligna geisha (che ricorda per alcuni tratti Harley Quinn) che brandisce una catena con cui soffocare il malcapitato di turno, e Death Head, un capellone dalla dubbia sessualità, che predilige l’utilizzo di una mazza chiodata, che, per i più esperti, strizza un po’ l’occhio all’arma utilizzata da Negan nella serie di The Walking Dead.

E infine il più violento e bastardo di tutti, Doom Head, interpretato alla stragrande da Richard Brake, che si presenta con un monologo pazzesco a inizio film, preannunciando quelle che sono le sue perversioni più sadiche. Vedere per credere.

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Doom Head (31)

Una pellicola che convince ma non troppo

Nonostante un’estetica e una scenografia davvero stupende, sia dei serial killer sia dell’edificio in cui sono rinchiuse le vittime, il regista si perde un po’. Non bastano ingredienti come l’atmosfera vintage data dall’utilizzo già nei titoli di testa della videocamera Super8, gli ottimi effetti speciali splatter, l’atmosfera sudicia e malata per comporre un piatto perfetto.

Infatti, le scene più importanti di azione e di violenza sono girate in maniera troppo frettolosa ed eccessivamente movimentata, tanto da portare lo spettatore a essere confuso, poiché a volte non si capisce chi colpisce cosa.

Tanta, troppa confusione, ed è un peccato perchè a livello di scenografia e di estetica ci si trova a livelli davvero alti, perchè si può toccare con mano il sudiciume, la sporcizia e l’inquietudine che pervade i corridoi di questo labirinto degli orrori. Inoltre, difficilmente ci si riesce ad identificare o a provare empatia con i “buoni” del film, fino a simpatizzare per gli assassini, fatto che comunque non stona del tutto, trattandosi di uno slasher movie.

La personalità dei personaggi viene delineata superficialmente, quasi per lasciare la scena ai cattivi e alle loro perversioni più disturbanti. L’idea di fondo, pur essendo sempre accattivante, non è originalissima, pensando a “Hostel” di Eli Roth del 2005, da cui comunque Rob Zombie prende le distanze.

Sembra, infatti, che il regista voglia concedere un briciolo di speranza e di possibilità agli internati nel sopravvivere e nel guadagnarsi la libertà. La soundtrack, tutto sommato, è interessante, passando da “Dream On”degli Aerosmith a “That Smell” dei Lynyrd Skynyrd.

Si tratta di un film che abbraccia il gusto del vecchio e la violenza, capace dunque di essere apprezzato sicuramente da una nicchia di fan del genere, anche se si ha a che fare con un qualcosa di trito e ritrito.

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I Consigli della Redazione:

Se vi è piaciuto, non potete perdervi le seguenti pellicole inerenti al mondo degli slasher movie o di Rob Zombie:

  • La Casa dei mille corpi (2003) e il sequel La Casa del diavolo (2005)
  • Halloween – The Beginning (2007) e il sequito Halloween II (2009)
  • Non aprite quella porta (1974)

Trailer di 31:

Guarda anche la recensione di Babadook.

31: La penultima fatica di Rob Zombie - Recensione 5
31: La penultima fatica di Rob Zombie – Recensione
In Conclusione
Avere troppe aspettative può comportare a incontrare maggiori delusioni. Non è questo il caso di 31, anche se poco ci manca. Si tratta di un film che divide, non per tutti, e che riesce un minimo a soddisfare l'amante del genere, lasciando comunque una sensazione di amarezza, soprattutto con il finale un po' approssimativo e mal studiato. Però, in un panorama di numerosi e forse inutili remake, 31 si può apprezzare per il senso estetico per quanto riguarda i costumi e la scenografia.
Punteggio dei lettori0 Votes
0
Pro
Scenografia e costumi inquietanti al punto giusto
Violenza e scene splatter a gogò
I serial killer sono descritti e curati alla perfezione
Contro
Montaggio nelle scene di lotta troppo movimentato
I protagonisti "buoni" senza infamia e senza lode, non creano le basi per identificarti con loro
Uno slasher movie che potrà piacere agli amanti del genere, ma potrà fare storcere il naso a tutti gli altri
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