#Alive: l’introspezione di un’epidemia – Recensione

Un altro zombie movie, un'altra storia

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La Corea del Sud ha proprio preso gusto per gli zombie movie, come per questo #Alive del 2020, scritto a quattro mani da Matt Naylor e dal regista esordiente Cho II-hyung.

Presentato in anteprima su Netflix a inizio settembre 2020, il film ha sbancato al botteghino coreano segnando il record di biglietti venduti da febbraio 2020, ossia prima dello scoppio del COVID-19.

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#Alive

La Trama (Spoiler):

Joon-woo è un ragazzo dai capelli biondi tinti, che ricorda vagamente Eikichi Onizuka del celebre manga G.T.O., appassionato di videogame. Una mattina si rende conto che l’intera città di Seoul è sotto assedio di una pandemia, che trasforma le persone in una sorta di zombie. Il giovane decide così di barricarsi in casa per sfuggire alla minaccia imminente.

I giorni passano e le provviste stanno per esaurirsi quando, all’improvviso, nota che una stupenda ragazza, Kim Yoo-bin, lo sta fissando con un binocolo dal palazzo di fronte. Da questo momento, i due cercheranno assieme un modo per sopravvivere alla temibile epidemia.

L’introspezione come cavallo di battaglia

#Alive cerca di destreggiarsi nel panorama ormai saturo degli zombie movie, mettendo in scena, per una buona prima parte del film, tutti quegli aspetti psicologici derivanti dall’isolamento causato dal virus. La mancanza di relazioni familiari e sociali, la solitudine, l’esaurirsi delle risorse primarie per sopravvivere, l’incertezza e la disperazione in relazione all’apocalisse, sono tutti elementi descritti efficacemente durante la prima mezz’ora di film.

Si nota come il protagonista, portato all’estremo da questa situazione alienante, decida di impiccarsi, venendo poi “salvato” dalla ragazza. Grazie al puntamento di un laser, infatti, Kim gli fa capire di non essere l’unico sopravvissuto. Da questo incontro, si può notare come gli occhi di Joon-woo inizino a brillare di luce nuova, come se la ragazza avesse acceso in lui una speranza. L’iniziale senso di totale smarrimento e di depressione è messo in scena alla perfezione grazie alla buona prova attoriale del giovane e all’assenza di dialoghi per quasi mezz’ora dall’inizio della pellicola.

Il messaggio che il regista vuole far passare è molto interessante: sopravvivere non significa esclusivamente procacciarsi cibo e acqua, ma anche tessere relazioni sociali, comunicare e condividere qualcosa con qualcuno.

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Kim Yoo-bin (#Alive)

Cosa manca?

Uno dei punti più interessanti del film, dopo l’attenzione posta sugli aspetti più intimi e introspettivi, riguarda l’analisi socio-tecnologica messa in scena da Cho II-hyung. Già dal titolo #Alive (l’hashtag nel titolo) si comprende come il regista abbia voluto calare la realtà zombie nel mondo digitalizzato di oggi.

Si scoprono, dunque, tutti i pregi dei mezzi moderni come per esempio l’utilizzo del drone sia per attaccare i mostri in alcune scene sia per comunicare con l’esterno, o, ancora, l’uso dei social network per richiedere aiuto.

Ancora una volta il regista rimarca l’importanza delle relazioni sociali fra esseri umani, elevando la tecnologia in questo caso a strumento indispensabile per poter avere un contatto con qualcuno. Aleggia, inoltre, una sorta di ironia tra i protagonisti, come quando ad esempio lei si chiede se lui sia un po’ sciocco o quando lo accusa di mangiare troppo velocemente come se fosse un bambino.

Questi risvolti romantici che strizzano l’occhio alla commedia riescono a smorzare e ad alleggerire le tonalità più drammatiche e deprimenti che caratterizzano la storia. Una mancanza è probabilmente la carenza di scene particolarmente cruente, nonostante questo combaci alla perfezione con le personalità dei protagonisti, apparendo questi docili e non troppo inclini alla violenza.

Come già affermato, l’intento del regista è dare risalto ad altri aspetti, come quello psicologico appunto. In questo mod, il film si presenta con un vestito originale e ben strutturato, che porta lo spettatore a immedesimarsi fin da subito con Joon-woo. Questo ragazzo non è un eroe che salverà il mondo, ma è un normalissimo amante di videogame che all’improvviso si ritrova a sopravvivere in un’epidemia di creature cannibali.

Gli zombie ricalcano un po’ quelli già visti in Train to Busan, anche se in #Alive vengono date molte più informazioni a riguardo: ripetono schemi comportamentali inerenti al luogo di lavoro o a semplici operazioni come usare la maniglia, è poco sviluppato il senso della vista e dell’udito, ecc. In questo caso, non sembrano rappresentare una minaccia così temibile come in altre opere dello stesso genere, nonostante in alcune scene lo spettatore riesca comunque a temere per la vita dei protagonisti.

Il finale sembra un po’ raffazzonato, in quanto si svolge tutto troppo in fretta, a discapito di un approfondimento della storia di un altro sopravvissuto (che appare verso la fine), che risulta infine essere un personaggio poco approfondito.

#Alive lo potete trovare in streaming sulla piattaforma Netflix.

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Joon-woo (#Alive)

I Consigli della Redazione:

Se vi è piaciuto #Alive non potrete perdervi i seguenti film:

  • Train to Busan (2016)
  • Zombi (Dawn of the dead) (1978)
  • Shaun of the dead – L’alba dei morti dementi (2004)

Il trailer di #Alive:

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#Alive: l’introspezione di un’epidemia – Recensione
In Conclusione
#Alive ha il merito di portare sullo schermo un pizzico di originalità in tema zombie movie, ponendo l'attenzione su ciò che un'epidemia del genere (se si pensa non così lontana da quello che sta avvenendo oggi) potrebbe portare a livello psicologico. Lo spettatore è catapultato fin da subito nel lento e drammatico deterioramento della psiche di una persona che si ritrova totalmente isolata. Un film che vuole rendere giustizia alla tecnologia e al tempo stesso all'importanza delle relazioni umane. Tutti fattori sicuramente positivi che però non bastano a consacrarlo nell'olimpo dei migliori zombie movie. Guardando la copertina o il trailer, lo spettatore si aspetta scene violente o caratteristiche del genere, venendo però alla fine deluso leggermente. Tutto sommato una pellicola piacevole, che si lascia guardare e che un minimo porta lo spettatore a non demonizzare la tecnologia che lo circonda.
Punteggio dei lettori0 Votes
0
Pro
Originalità nell'approfondire gli aspetti psicologici
Sottolinea le potenzialità della tecnologia e soprattutto delle relazioni sociali
Prova attoriale del protagonista ottima nel descrivere la sua totale depressione e solitudine in casa
Contro
Poco approfondita la personalità della ragazza e dell'altro sopravvissuto
Per un amante del genere, le scene horror sono poco incisive e non troppo riescono a tenere in tensione a lungo lo spettatore
Vedendo la prima mezz'ora, come è curata in ogni dettaglio, il finale appare girato in fretta e furia, senza avere idee originali alla base
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