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Black Panther: Wakanda Forever, Recensione – La pantera vive

Black Panther: Wakanda Forever è disponibile dal 9 novembre. Di seguito potrete trovare la nostra recensione.

Black panther: wakanda forever, recensione – la pantera vive
Black Panther: Wakanda Forever, Recensione – La pantera vive
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Sembra essere passata un’eternità dal 2018, anno in cui Black Panther usciva al cinema rivelandosi un successo di critica e di pubblico. Da quel momento in poi il fato si è accanito contro il re wakandiano, privandoci troppo presto del suo interprete, il compianto Chadwick Boseman.

Difficile nominare un film Marvel con una produzione più travagliata di Black Panther: Wakanda Forever, eppure la pellicola diretta da Ryan Coogler è finalmente disponibile in tutta le sale, pronta a far commuovere e riflettere gli spettatori.

La morte non è la fine

Black Panther: Wakanda Forever è, innanzitutto, un doveroso e sentito omaggio alla memoria di Chadwick Boseman, senza che questo possa mai risultare forzato o fuori luogo.

In Wakanda Forever la linea che divide realtà e finzione è più sottile che mai. La presenza di Chadwick si avverte dal primo all’ultimo istante, così come quello della sua controparte cinematografica, che lascia un popolo in lutto ed una famiglia distrutta dal dolore.

Il film vuole essere prima di tutto una rappresentazione di cosa voglia dire perdere una persona amata. Così come Wandavision aveva trattato il tema dell’elaborazione del lutto, anche il sequel di Black Panther esplora il dolore, la rabbia e il desiderio di vendetta. La somiglianza con i fatti realmente accaduti rende però il film diretto da Ryan Coogler uno dei prodotti più carichi emotivamente dell’intero Marvel Cinematic Universe.

La decisione di non procedere con un recast del personaggio si è rivelata, in fin dei conti, la scelta più saggia, riuscendo a giustificare il tutto a livello narrativo e rendendolo anzi uno dei punti di forza della pellicola.

Black panther: wakanda forever

Nel segno di Black Panther

Black Panther: Wakanda Forever è a tutti gli effetti la prosecuzione del primo film. Tralasciando per un attimo il prologo con la morte di T’Challa, la vicenda riparte proprio da dove Black Panther si era concluso, dimostrando come Coogler avesse le idee chiare sin dal principio riguardo a come la storia del Wakanda si sarebbe sviluppata.

Dopo la decisione di T’Challa di uscire alla scoperto e condividere la tecnologia wakandiana con il resto del mondo, il Wakanda, ormai privo del proprio protettore, diventa vittima degli attacchi di altre nazioni, intenzionate ad impossessarsi del vibranio.

In questo contesto di intrighi politici emerge quindi uno dei temi centrali dell’opera, ovvero quello della volontà del più forte di avere la meglio sul più debole ed impossessarsi delle sue risorse. Ma la trattazione della tematica del colonialismo è evidente soprattutto nella rappresentazione di Talokan, fortemente ispirata alla cultura mesoamericana.

Di fronte alla ricerca del vibranio si fa, infatti, strada una nuova minaccia al regno della regina Ramonda: Namor. Il sovrano di Talokan è intenzionato a salvaguardare l’indipendenza del proprio popolo con ogni mezzo, anche a costo di un conflitto mondiale.

Black panther: wakanda forever

La coralità di Black Panther: Wakanda Forever

La particolarità di Black Panther: Wakanda Forever risiede nel fatto che pur essendo incentrato su un unico supereroe, è in realtà un vero e proprio film corale.

Shuri è senza ombra di dubbio il personaggio centrale della pellicola, ma non può essere considerata la protagonista indiscussa. Al suo fianco hanno un ruolo fondamentale la regina Ramonda (Angela Bassett), Okoye, Nakia e la nuova arrivata Riri Williams, una delle grandi sorprese in positivo.

Black Panther: Wakanda Forever è una sorta di team-up al femminile, il che non stona affatto poichè perfettamente giustificato. L’assenza di una figura centrale attorno al quale far ruotare l’intera vicenda, quale poteva essere T’Challa, non va considerata a priori uno svantaggio, tuttavia a tratti la pellicola risente della mancanza di un leader carismatico. Manca poi un minimo di approfondimento sugli altri comprimari, ad esempio l’agente Ross, il cui ruolo è marginale (e abbastanza inutile) rispetto a quello avuto nel primo film.

In compenso l’intero cast sfoggia delle interpretazioni estremamente convincenti, prima fra tutte quella di Angela Bassett, per cui addirittura oltreoceano si ipotizza una possibile candidatura ai premi Oscar. Tutto da vedere, ma per il momento resta la sua grande performance, così come quella di Tenoch Huerta nei panni di un eccellente Namor.

Ancora una volta in Black Panther: Wakanda Forever, così come lo era stato per Killmonger, il villain si rivela uno dei pregi del film. Proprio come con Killmonger è facile comprendere le motivazioni di Namor, con la distanza fra anti-eroe e villain che non è per nulla marcata.

Black panther: wakanda forever
Black panther: wakanda forever

Pregi e difetti di Wakanda Forever

Su una cosa possiamo star certi, ovvero il fatto che Black Panther: Wakanda Forever dividerà il pubblico. Il film è oggettivamente ben fatto, ma così come lo era stato per il primo, ancor di più in questo è indispensabile empatizzare con i personaggi ed entrare in sintonia con le loro vicissitudini.

Si tratta di un prodotto che supera i canoni classici del Marvel Cinematic Universe, mettendo in secondo piano azione e combattimenti rispetto ad una narrazione più lenta e profonda. Per questo motivo non tutti apprezzeranno i ritmi della pellicola, che in effetti risultano a volte appesantiti in un film già di per sé estremamente lungo (2 ore e 40 minuti).

I toni solenni di Black Panther: Wakanda Forever non vanno però considerati un difetto. Stessa cosa non può dirsi per alcune scelte narrative, che invece in alcuni casi sono fin troppo banali (ad esempio l’episodio che dà inizio a tutta la vicenda) e affrettate, così come lo è la risoluzione del finale. L’ultimo atto è forse il vero problema della pellicola, poiché cerca di portare a termine velocemente la tanta carne al fuoco gettata nella prima (riuscitissima) parte.

Dal punto di vista tecnico, nonostante qualche passo indietro rispetto a Black Panther, c’è poco da dire riguardo al lavoro fatto da Rayn Coogler, che si conferma uno delle menti più abili e brillanti del mondo Marvel.

Black Panther: Wakanda Forever, Recensione – La pantera vive
7.5
Discreto

Black Panther: Wakanda Forever, Recensione – La pantera vive

Conclusione

Black Panther: Wakanda Forever è la degna prosecuzione del primo film, un'opera catartica che insegna ad affrontare il dolore e la rabbia, nel segno di Chadwick Boseman. Le interpretazioni del cast convincono, a differenza di alcune scelte narrative. Ottime le introduzioni di Riri Williams e Namor, uno dei migliori villain Marvel degli ultimi anni.

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