L’arrivo al cinema del film Backrooms accende una particolare curiosità attorno all’immaginario disturbante da cui il progetto prende ispirazione: le creepypasta e il fenomeno horror web arrivano sullo schermo con il film d'esordio alla regia di Kane Parsons.
Nel cast del film A24 spiccano due nomi in particolare: Reneta Reinsve e Chiwetel Ejiofor.
Chiwetel Ejiofor si distingue nel panorama di Hollywood per la sua capacità emotiva in contesti narrativi più estremi e concettuali, elementi portanti del film Backrooms e della sua filosofia.

La sua carriera cinematografica si muove tra cinema d’autore e grandi produzioni internazionali, passando da drammi storici a science fiction, fino a incursioni nel cinema più intimista e sociale.
Lo abbiamo visto lavorare con il regista Alfonso Cuarón in Children of Men, ma anche misurarsi con storie più umane, spesso centrate su figure marginali o moralmente complesse.
Dove abbiamo già visto Chiwetel Ejiofor
Tra i titoli più recenti che lo vedono coinvolto, uno dei più curiosi e chiacchierati è The Life of Chuck, adattamento da Stephen King diretto da Mike Flanagan. Qui Ejiofor si muove in un territorio che mescola realismo e metafisica, contribuendo a costruire un racconto che riflette sulla vita come struttura narrativa a ritroso, dove ogni evento diventa eco di qualcosa di più grande.
Il film, nel suo impianto non lineare, permette all’attore di lavorare su registri emotivi sottilissimi legati alla perdita e alla memoria. Ejiofor in questo caso mostra che il suo stile recitativo, fatto di pause misurate e sguardi che anticipano, si integra perfettamente con la poetica del film, che rifiuta la linearità per abbracciare una forma quasi musicale del racconto.
Chiwetel Ejiofor: attore ma anche regista
Se però c’è un ruolo che ha segnato in modo definitivo la percezione globale dell’attore, quello è sicuramente Solomon Northup in 12 anni schiavo di Steve McQueen.
Con questo film, Ejiofor raggiunge una delle sue prove più potenti e dolorose, incarnando la storia vera di un uomo libero ridotto in schiavitù nell’America pre-Guerra Civile.

Il film non concede scorciatoie emotive, ma è crudo, diretto, a tratti insostenibile, e proprio per questo la performance di Ejiofor risulta ancora più straordinaria.
L’attore costruisce il personaggio non attraverso la spettacolarizzazione della sofferenza, ma rivelando la lotta per la sopravvivenza per non perdere la propria identità. combattendo per sopravvivere, ma per non perdere la propria identità interiore.
In un registro completamente diverso, ma altrettanto centrale nella sua carriera, troviamo Il ragazzo che catturò il vento, esordio alla regia di Ejiofor stesso, tratto dalla storia vera di William Kamkwamba.
Qui l’attore-regista sceglie di spostarsi dietro la macchina da presa per raccontare una storia di ingegno e resilienza, ambientata in un Malawi colpito dalla siccità. Si tratta dell’occasione per Ejiofor di prendere parte attiva ad una narrazione sull’accesso al sapere, disuguaglianza e la creatività come forma di sopravvivenza.
Accanto a questi titoli, vogliamo concederci una menzione speciale per Eleanor the Great, film che conferma la sua attrazione per storie intime e fortemente umane. Pur non essendo uno dei protagonisti principali, Chiwetel Ejiofor dà un importante e simpatico contributo alla realizzazione del film.
Adesso al cinema con Backrooms
Guardando questi tre (più uno) film, ciò che emerge è un attore che non ha mai inseguito la spettacolarità fine a sé stessa, ma piuttosto la complessità.
Che si tratti di un uomo intrappolato nella brutalità della storia, di una figura sospesa tra vita e memoria, Ejiofor mantiene sempre una centralità emotiva precisa, mai urlata.

Ed è forse proprio questo il motivo per cui la sua presenza in un film come Backrooms risulta così interessante: promette di portare profondità in uno spazio narrativo che, per sua natura, rischia di essere puro smarrimento.
