Passenger si presenta come un horror on the road diretto dal regista norvegese André Øvredal, conosciuto per il film Autopsy, abbastanza apprezzato dal pubblico, e Scary Stories to Tell in the Dark.
Purtroppo questa pellicola horror non è all’altezza delle precedenti, ma andiamo con ordine. Ecco la nostra recensione di Passenger.
Passenger, di cosa parla?
Il film vede una coppia (Jacob Scipio e Lou Llobell) alla ricerca di qualcosa di nuovo: mollare la città, vendere casa e trasferirsi su un van arancione dotato di tutti i comfort per una vita on the road.
Fermandosi per soccorrere un ragazzo che si è schiantato contro un albero, i due finiscono per legarsi a una malefica entità.
Musica e lore
La storia on the road, insieme alle varie leggende e storie di coloro che vivono sulla strada, è interessante: vediamo qualcosa di diverso dal solito.
Altro punto a favore sono le musiche, realizzate molto bene: inquietanti e suggestive, accompagnano un film che, però, non si può definire particolarmente pauroso.

Jumpscare e capogiri
Un jumpscare ogni cinque minuti e continui tentativi di costruzione della tensione che finiscono per far venire il mal di mare. Il regista prova a creare scene interessanti: quella del parcheggio, senza fare spoiler, non è niente male, se non fosse per le inquadrature da capogiro.
Inoltre, purtroppo, nel film manca completamente l’ansia, perché è infarcito di jumpscare: senza esagerare, ce n’è almeno uno ogni quindici minuti, senza nemmeno lasciare allo spettatore il tempo di costruire tensione.
A parte questi difetti, la regia è mediocre e il cast fa il suo dovere, anche se l’interpretazione della Llobell è decisamente superiore a quella del collega.
L’attrice, infatti, ha già maturato una discreta esperienza sia sul grande che sul piccolo schermo: la ricordiamo nel film Voyagers e nella serie TV Foundation, dove è apparsa in 26 episodi.
L’entità malefica, una sorta di demone vestito da prete, è parecchio inquietante e riesce persino a superare, come presenza scenica, il personaggio di Valak nel film The Nun II.
In conclusione, al contrario del classico detto che i professori appioppano agli studenti, "è bravo ma non si applica", di questo film e del suo regista si può tranquillamente dire il contrario: non è una regia geniale, ma l'applicazione c'è.
