Debutta oggi su Netflix la terza attesa stagione dell'amatissima serie TV Netflix La legge di Lidia Poët 3, che ripercorre il percorso della prima avvocata italiana.
La produzione è affidata a Groenlandia (Gruppo Banijay) in collaborazione con Netflix, per la regia di Letizia Lamartire, Pippo Mezzapesa e Jacopo Bonvicini.
Nel ruolo della protagonista Lidia c'è Matilda de Angelis (Dracula di Luc Besson, Fuori, Citadel Diana, The Undoing) e insieme a lei Eduardo Scarpetta (Jacopo), Pasino PierLuigi (Enrico Poet) e Gianmarco Saurino (Procuratore Fourneau).
Come new-entry di questa terza stagione c'è anche Ninni Bruschetta.
La legge di Lidia Poët 3: l'ultimo, grande, caso giudiziario della serie Netflix
Siamo sempre a Torino, anche in questa terza stagione, in cui la fitta trama va ad approfondire i rapporti e le storie d'amore già consolidate con dei risvolti inaspettati.
Dirigendosi verso la chiusura, la serie instaura un nuovo macro-caso giudiziario che, in questo caso, sarà più sentito poiché coinvolgerà Grazia, una cara amica di Lidia.

Il nuovo ciclo di puntate riparte senza lasciare tanto spazio per una sosta. Rimane invariato il sistema, con un piccolo caso auto-conclusivo per ogni episodio e il caso principale che avanza man mano, ma non tutte le verità saltano subito a galla.
Questa formula alla lunga può risultare un po' stucchevole, per quanto sia stata efficace fin qui. Forse proprio per questo, un po' improvvisamente, da circa metà stagione in poi si cambia rotta e un entusiasmante coinvolgimento da parte dello spettatore riesce a ristabilirsi.
Il caso giudiziario, paladino fondamentale della serie Netflix, riesce a farsi sentire, mattone dopo mattone, sentenza dopo sentenza.
Costumi e messinscena come forza motrice
Come già dimostrato nelle due precedenti stagioni, l'attenzione dello spettatore viene inevitabilmente canalizzata sull'aspetto estetico della serie, ed in particolare sui costumi.
Anche in questa terza stagione il comparto dei costumi ha tanto da dire: la moda di fine Ottocento con un cappello piumato e rossastro in stile vittoriano e degli abiti sfarzosi che costruiscono caratteri e figura di Lidia Poët.
Mentre per la rappresentazione maschile, giacche e toghe stabiliscono il simbolo signorile e prevalente all'interno della società di quei tempi.
Colori molto accesi e marcati o, al contrario, scuri e riservati, riescono a stabilire una riconoscibile identità per la serie televisiva italiana. Anche le scenografie, le atmosfere storiche tipiche e tutto il comparto scenico risulta decisamente immersivo.
Matilda de Angelis come Lidia Poët è folgorante
La figura di Lidia Poët è un personaggio storico di grande culto e rispetto per la donna che è stata, e non è chiaramente così semplice dare voce e volto ad una donna di questo calibro.

Matilda de Angelis, divenuta ormai un'interprete di grande valore, riesce a catalizzare l'attenzione dello spettatore.
Il carisma che riesce a tirare fuori dal suo personaggio si addice perfettamente allo stile del prodotto, passando dalla grinta all'emozione. Poët è sicuramente stato un personaggio centrale per lei e la sua carriera.
Non sono da sottovalutare le interpretazioni di Scarpetta (nel ruolo di Jacopo) e Pierluigi Pasino (l'avvocato Poet), che hanno saputo dimostrare fermezza e personalità, soprattutto in alcune specifiche scene.

Si chiude il caso di Lidia Poët
Stando agli atti, questa pare essere la stagione finale per la serie TV, andando a formare un'ottima trilogia.
Come ci ricordano spesso le scene e la chiusura ufficiale, Lidia Poët ci lancia un grande messaggio, una potente morale: non rinunciare mai ai propri sogni.
Capitano tanti ostacoli nella vita, ma credere in qualcosa è la prima forma di forza per superarli e continuare nell'inseguimento di tale ambizione.
La serie tv è romanzata, ma la storia è vera e Lidia Poët è stata la prima donna in assoluto ad entrare nell'Ordine degli avvocati italiani. Nel 1920, quando le leggi cambiarono, conquistò finalmente la toga dopo anni e anni di sforzi e sacrifici.



