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La Sposa di Frankenstein al cinema: la storia di un’icona nelle sue diverse ere

Come è cambiato il mito della Sposa di Frankenstein? Dagli anni Trenta fino all’ultima fatica di Maggie Gyllenhaal, ripercorriamo la sua storia.

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Sfondo - La Sposa! (2026)
Sfondo - La Sposa! (2026)

Frankenstein è un racconto che conosciamo tutti: uno scienziato decide di ridare vita a un corpo con la speranza di superare i propri limiti, rendersi invincibile e superiore a Dio.

Un animo gotico, quello riportato sulle pagine dalla scrittrice Mary Shelley, che accende il dibattito su tematiche quali il rapporto tra scienza e religione e l’egocentricità dell’uomo.

Tuttavia, accanto alla figura dello scienziato, emerge un altro elemento fondamentale spesso trascurato: quello della Sposa.

La donna, promessa o creata, assume infatti un ruolo simbolico centrale, diventando non solo oggetto del desiderio, ma anche vittima delle scelte e dell’ambizione maschile, fino a trasformarsi nel simbolo di una presenza femminile silenziata, privata di voce e autonomia.

Risale agli anni Trenta la comparsa di questo personaggio femminile in La moglie di Frankenstein, un classico della Universal Pictures firmato da James Whale, in cui la Sposa, interpretata da Elsa Lanchester, viene progettata per un solo scopo preciso: fare da compagna alla Creatura.

Una figura privata della propria volontà che, sorprendentemente, finisce per acquisire importanza – sebbene sprovvista di dialoghi – nel momento in cui rifiuta di compiacere la Creatura. Nasce così un mito, un’icona destinata a lasciare un segno duraturo nell’immaginario collettivo.

La Sposa di Frankenstein negli anni Settanta e Ottanta

È a partire dagli anni Settanta che il mito devia verso una nuova direzione con Lady Frankenstein (1971) di Mel Welles, un film che ribalta il racconto di Mary Shelley spostando l’attenzione su una figura femminile: Tania Frankenstein, figlia del Barone ucciso dalla stessa Creatura.

Il ruolo della protagonista si distacca notevolmente dalla marginalità della Lanchester nelle versioni precedenti. Tania assume un ruolo attivo e determinante: è lei a portare avanti l’eredità scientifica del padre, motivata dal desiderio di sconfiggere il Mostro.

La pellicola, un horror dai toni d’exploitation e sensuali, presenta nella protagonista non più una figura remissiva, ma una donna dotata di intelletto e volontà propria, una creatrice consapevole che decide autonomamente di dare vita a un nuovo essere.

A differenza della Sposa del 1935, che pur muta manifesta un rifiuto e quindi una forma di ribellione simbolica, la donna artificiale creata nel film televisivo Frankenstein: The True Story (1973) diventa essa stessa un oggetto della scienza, un esperimento nato per testare ed esplorare i limiti dell’uomo e della sua ambizione.

Priva di una caratterizzazione, in questo melodramma la figura femminile riportata in vita porta al centro del racconto non solo l’ossessione di Frankenstein - e quindi la manipolazione della vita - ma diventa anche specchio di alcuni temi psicologici, quali la bellezza, l’innocenza e il lento declino nella mostruosità.

È invece la pellicola La sposa promessa (1985) di Franc Roddam a trasformare radicalmente la figura della Sposa, in cui Eva non è più solo un semplice esperimento o complemento del Mostro.

Creata da Frankenstein allo scopo di trovare una compagna per la Creatura, acquisisce col tempo una propria identità autonoma, diventando la vera protagonista del racconto.

Eva impara a parlare, a vivere nella società e a stabilire relazioni umane, sviluppando una volontà propria: si assiste così – a differenza del film degli anni Trenta – a una vera e propria storia di formazione.

Una Sposa che non solo rifiuta il ruolo impostole, ma prende le distanze sia dal Mostro sia dal suo creatore, abbracciando una vita indipendente. Un film d’avanguardia che propone una critica alla visione patriarcale della creazione e del controllo.

Sfondo - La sposa promessa (1985)
La sposa promessa - Sfondo

Un corpo riportato in vita per gusto personale

Negli anni Novanta l’horror abbraccia un nuovo sottogenere, la commedia nera, con Frankenhooker (1990) di Frank Henenlotter. Omaggio e parodia del romanzo Frankenstein di Mary Shelley, la pellicola pone al centro della narrazione il personaggio di Elizabeth Shelley: un corpo assemblato dal suo “creatore”, nonché fidanzato Jeffrey, dopo un tragico incidente.

Si tratta di un esperimento dettato dalla volontà dell’uomo di riportare in vita la sua amata attraverso un corpo composto da numerosi pezzi di altre donne (nello specifico, prostitute). Il risultato è una personalità frammentata e caotica, esplicitamente sessualizzata, nonché una feroce critica alla mercificazione del corpo femminile e al desiderio maschile di controllo.

Interessante è il possibile collegamento con il film Re-Animator 2 (1990) firmato da Brian Yuzna, in cui la donna ricreata nasce da un desiderio prettamente personale (ma sentimentalmente deviato): anche qui la figura femminile riflette il tentativo maschile di creare la perfezione, senza tenere conto delle inevitabili conseguenze.

Una svolta arriva solo nel 1994 con Frankenstein di Mary Shelley di Kenneth Branagh, opera che si avvicina allo spirito del romanzo. La “sposa” designata è Elizabeth, riportata in vita da Frankenstein non per essere data come compagna alla Creatura, ma perché il suo creatore (nonché compagno) rifiuta la sua morte.

Siamo di fronte a un nuovo tipo di esperimento: la donna è consapevole della propria innaturalità e rifiuta categoricamente tale condizione, arrivando a suicidio. Ne emerge una figura tragica e morale, che prova orrore verso sé stessa, consapevole di esistere “contro natura” e decisa, nel modo più sofferto, a eliminarsi, risultando così più umana e complessa rispetto alle spose precedenti.

Sfondo - Frankenstein di Mary Shelley (1994)
Frankenstein di Mary Shelley - Sfondo

Il mito cambia prospettiva

Il mito cambia nuovamente prospettiva nel cinema contemporaneo, assegnando finalmente a questo personaggio femminile un ruolo centrale. Yorgos Lanthimos, in Povere creature! (2023), presenta una Emma Stone riportata in vita grazie a un cervello “nuovo”, quello del bambino che portava in grembo.

A differenza della Sposa, il personaggio di Bella Baxter possiede un’identità autonoma: vive per scoprire il mondo e sfidare le convenzioni sociali e il controllo maschile. Il suo creatore non cerca di dominarla, sebbene altri uomini tentino di farlo, senza successo. Bella rappresenta così l’emancipazione e la libertà femminile, un personaggio attivo e in continua evoluzione.

Sfondo - Povere creature! (2023)
Povere creature! - Sfondo

A sua volta, Lisa Frankenstein (2024) si configura come una risposta moderna a La moglie di Frankenstein: una commedia adolescenziale che presenta una protagonista dark e introversa, capace di riportare in vita un giovane vittoriano.

Lisa è il vero motore narrativo: prende decisioni, plasmando attivamente la Creatura e instaura con essa una relazione complice, fino all’innamoramento.

Un ulteriore passo avanti si compie con La sposa! (2026) di Maggie Gyllenhaal, dove una donna assassinata e riportata in vita sviluppa una personalità esplosiva.

Diventa il fulcro dell’intero racconto: una figura dominata dalla rabbia, capace di scatenare una ribellione sociale e di trascinare con sé la Creatura in una dinamica che richiama la coppia di Bonnie & Clyde. Con questa versione, la Sposa approda a una vera e propria riscrittura femminista.