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L’ultima notte di Amore, Recensione – Un polar agghiacciante

L’ultima notte di Amore è il nuovo sorprendente polar italiano di Andrea di Stefano con protagonista Pierfrancesco Favino. Ecco cosa ne pensiamo.

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L’ultima notte di Amore è il nuovo film di Andrea di Stefano, che ha debuttato nelle sale italiane lo scorso 9 Marzo, dopo essere stato presentato in anteprima al Festival di Berlino. Il regista torna a girare in Italia, dopo aver diretto alcuni film internazionali come Escobar con Benicio del Toro e The Informer con Clive Owen e Rosamund Pike. Ad accompagnare di Stefano in questo ritorno in patria è Pierfrancesco Favino, magistrale protagonista della pellicola che ci mostra, ancora una volta, il suo camaleontico talento nell’interpretare i ruoli più svariati.

L’ultima notte di Amore è un polarin cui poliziesco e noir si fondono insieme sullo sfondo di una Milano notturna, dove la luce del giorno successivo appare come un miraggio. Un film girato interamente in pellicola e, come aggiunge Favino, tessendo un encomio per Andrea di Stefano, “senza effetti digitali, quindi quando vedete il fuoco sappiate che lo sentivamo davvero sulla pelle”. L’ultima notte di Amore coniuga le regole di genere, classiche hollywoodiane, alla contemporaneità, regalandoci due ore di brividi e tensione grazie alla regia, alla fotografia e alle impeccabili interpretazioni.

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L'ultima notte di Amore

L'ultima notte di Amore è un polar, nonché l'insieme di un poliziesco e un noir. Andrea di Stefano firma un'opera di cui andare fieri. Il film, girato tutto su pellicola, crea tensione e ci mantiene incollati allo schermo. Le interpretazioni degli attori sono impeccabili a cominciare da quella di Favino, un poliziotto che prima di andare in pensione cerca la luce in fondo al tunnel. Un'opera che merita sicuramente di essere vista in sala.

Dove vederlo:

L'ultima notte di Amore: la fine dell'onorato servizio

L’ultima notte di Amore inizia con una ripresa aerea sui tetti dei grattaceli periferici di Milano dove si stagliano a caratteri cubitali i titoli di testi con in sottofondo un respiro affannoso che si tramuta in una melodia violenta e che già preannuncia lo spirito della pellicola. Dall’alto, abbassiamo poi il nostro punto di vista ed entriamo nella vita di Franco Amore (Pierfrancesco Favino), un poliziotto che lavora a Milano e che dopo 35 anni di onorato servizio (35 anni in cui non ha mai sparato a nessuno) decide di andare in pensione. Per l’occasione, la moglie Viviana (Linda Caridi) gli organizza una festa a sorpresa che verrà poi bruscamente interrotta da una chiamata di lavoro.

l'ultima notte di Amore

Anche l’ultima notte di servizio, Franco è costretto a svolgere il proprio lavoro, sempre mosso da quell’ambizione di essere onesto che vacillerà per colpa del suo ultimo caso. Dopo che Franco arriva sulla scena del delitto, un tunnel in cui si svolge un terzo più di un terzo della storia, un flashback ci porta indietro di dieci giorni per mostrarci come Franco è arrivato a quella sua ultima e turbolenta notte di lavoro fino a svelarci i rapporti con il cugino della moglie (Antonio Gerardi) e con un gruppo di ricchi asiatici.

La luce fuori dal tunnel

L’ultima notte di Amore segue lo schema classico dei generi poliziesco e noir, una divisione in tre atti che rende questa struttura molto simile ad altri capolavori del genere. La pellicola è riuscitissima perché riesce a mantenere sempre viva la tensione nonostante gran parte del film si svolga nello stesso luogo: il tunnel. Il tunnel è una sorta di luogo di transito, con quella luce fioca e giallastra mentre il buio attanaglia la notte milanese. Ecco che Franco si trova quasi incastrato in questo tunnel, non riesce metaforicamente a superarlo e quindi a vedere una via di fuga anche perché la luce alla fine del tunnel non c’è, fuori è ancora notte e Franco è ancora in servizio. 

Ecco perché si brama la luce e quindi il giorno, a Franco basta solo qualche ora e poi non sarà più in servizio, eppure quelle ore scorrono troppo lentamente e in poco tempo la vita del poliziotto onesto si ribalta per il semplice desiderio di qualche spicciolo in più. Il dio denaro ha allontanato Franco dalla sua ambizione all’onestà e l’ha imbottigliato nei traffici illeciti cinesi ma la notte, la sua ultima notte, è lunga e potrà ancora riscattarsi.

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Un film "all'americana"?

Il tempo nel tunnel scorre lento ma noi siamo trasportati ad alta velocità grazie ad una trama accattivante che si poggia su un’ottima messa in scena. La regia e la fotografia sono encomiabili, così come i personaggi non hanno nulla da invidiare a quelli dei polizieschi d’oltreoceano. Favino, come sempre riesce ad emozionarci dando tridimensionalità e comunicando lo spessore delle emozioni di qualsiasi suo personaggio e, grazie al suo talento, ogni veste gli calza a pennello. Linda Caridi interpreta un personaggio da diverse sfaccettature: una donna calabrese arrivata a Milano che tenta la scalata sociale, ma allo stesso tempo rimane una moglie fedele che deve trasmettere tutta l’eccentricità del suo carattere e ci riesce. 

Gerardi è costruito come un protagonista di Quei bravi ragazzi, ma ciò che stupisce è che L’ultima notte di Amore non è un film “all’americana” e, proprio perché il suo obiettivo non è quello, riesce a raggiungere un livello alto che porta noi spettatori italiani, sempre pronti a puntare il dito contro i film del nostro Paese, a pensare di trovarci di fronte ad un film assai riuscito, come se fosse un film americano. Andrea di Stefano porta a termine la sua impresa e realizza un polar impeccabile, che unisce denuncia sociale, esaltazione di onestà, reparti tecnici all’avanguardia e un cast perfettamente nella parte.

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