È da poco uscito su Netflix il nuovo film Italiano con Serena Rossi e Sarah Toscano alla sua prima prova attoriale. La notizia era giunta nel giugno 2025 e in un batter d'occhio Non Abbiam Bisogno di Parole di Luca Ribuoli è già approdato sulla piattaforma.
Il film è il remake italiano del film francese La Famiglia Bélier, del 2014, diventato negli anni un successo quasi internazionale. Non è però la prima volta che vediamo un remake di questa storia, perché anche nel 2021, abbiamo visto CODA, il remake americano vincitore del Premio Oscar.
Non abbiam Bisogno di Parole: sottovalutato o privo di mordente?
Non abbiam Bisogno di Parole affronta, con un linguaggio e uno stile di racconto in chiave moderna, la storia di una famiglia sordo-muta in cui solo la figlia (Sarah Toscano) è udente.
Quest'ultima nutre il sogno di cantare, ma sarà ostacolata dai genitori che desiderano il suo aiuto per interfacciarsi con il mondo.

Va sicuramente riconosciuta la delicatezza con cui vengono messi in luce i temi principali: la questione della differente tipologia di comunicazione non è sovraccaricata, ma viene gestita con cura, senza evidenziarne l'aspetto di disabilità.
Nonostante questo, il coinvolgimento dello spettatore resta limitato. Seppur nell'intento principale il film è riuscito, non riesce ad avere mordente sufficiente per tutta la sua durata.
Sembra quasi slegato in alcuni passaggi, con delle iniziative senza delle vere e proprie fondamenta. Si avvicina più alla concezione di ennesimo remake dalla storia carina, privo di carattere sufficiente per distinguersi.
Sarah Toscano è una brava attrice?
La giovane cantante rivelazione di Sanremo 2025 non è chiaramente una professionista o un'esperta del mestiere, ma il compito che aveva da fare è stato portato a termine con esito positivo.

La vincitrice di Amici 23 rimane equilibrata e pulita, regalando una punta di dolcezza in una storia delicata, seppur manchi di incisività in alcuni passaggi. Innegabilmente il suo timbro sul film è decisamente più marcato nelle scene in cui gioca in casa, ovvero le scene di canto.
Non Abbiam Bisogno di Parole si compone di complicità
Agli occhi del mondo, il linguaggio dei non udenti è spesso visto come un ostacolo che impedisce la completa comunicazione, ma in realtà è un modo di espressione che può valere tre volte tanto quello delle parole.
Il linguaggio dei segni sta alla base di Non Abbiam Bisogno di Parole, facendosi notare come il mezzo di comunicazione universale per creare complicità fra i personaggi e tra gli attori stessi, tanto che Sarah ha imparato la lingua dei segni per recitare nella pellicola e gli interpreti della famiglia sono veramente sordi.

Resta inoltre ben visibile una chimica maestra-allieva tra Sarah Toscano e Serena Rossi.
Un finale prevedibile, ma anche emozionante
Per quanto prevedibile, il finale di Non Abbiam Bisogno di Parole riesce a restituire quel brivido e quell'emozione che non si è fatta sentire precedentemente.
La soluzione adottata è un chiaro riferimento al concetto di inclusione e di come anche i non udenti possono sentirsi parte di qualcosa, sentirsi capiti, con la complicità che si intensifica scena dopo scena, segno dopo segno.

